di Paolo Pagliaro
Il 14 maggio nelle aule del Tribunale Civile di Milano, i legali del MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e di numerose famiglie si troveranno di fronte ai rappresentanti di Meta e TikTok per chiedere qualcosa che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato fantascienza giuridica: una modifica strutturale del funzionamento delle piattaforme social, imposta per legge, a tutela della salute psico-fisica dei giovani utenti italiani. Non un risarcimento. Non una multa. Bensì una modifica del prodotto.
È una causa inedita. Per la prima volta, il fulcro dell'accusa non è la negligenza generica o la violazione della privacy, ma il danno biologico cioè la lesione permanente allo sviluppo neurologico degli adolescenti. La tesi dei ricorrenti poggia su basi neuroscientifiche solide e ormai ampiamente documentate. Notifiche intermittenti, like, video in autoplay, scroll infinito sono stati progettati con la stessa logica delle slot machine: non la certezza della ricompensa, ma la sua imprevedibilità, che è ciò che genera dipendenza. L'accumulo di questi stimoli, in un cervello ancora in formazione come quello degli adolescenti, rischia di alterarne durevolmente l'architettura.
A rendere questa vicenda giudiziaria ancora più attuale arriva, quasi in contemporanea, un contributo dalla provincia di Belluno. Un articolo di Franco Chemello pubblicato su Naturalmente Scienza sintetizza i risultati sconcertanti di una ricerca a cui hanno collaborato circa 3mila studenti di scuola media e superiore della provincia Il 35% resta sui social più di 3 ore al giorno, il 45% ha avuto su internet esperienze molto negative e rischiose, e il 44% resta sveglio fino a tardi per chattare. Tra i ragazzi sono in aumento disturbi alimentari, autolesionismo, ritiro sociale, disturbi del sonno e pensieri di morte.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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