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direttore Paolo Pagliaro

“Vasari e Roma”: un legame duraturo

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

“Vasari e Roma”: un legame duraturo

A conclusione delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte di Giorgio Vasari (1511-1574), Roma rende omaggio a uno dei grandi protagonisti del Rinascimento con la mostra “Vasari e Roma”, un progetto espositivo dedicato al profondo e duraturo legame tra l’artista aretino e la città eterna, ai Musei Capitolini, fino al 19 luglio. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è organizzata con Associazione MetaMorfosi, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. A cura di Alessandra Baroni. La mostra ricostruisce il percorso culturale e artistico compiuto da Giorgio Vasari nei suoi diversi soggiorni romani con l’intento di restituire la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore, architetto, scenografo e biografo, ma anche di straordinario interprete e testimone delle vite di papi, signori, letterati e artisti del XVI secolo, grazie anche ai numerosi capolavori in prestito da importanti istituzioni tra cui Palazzo Barberini, il Vive – Palazzo Venezia, la Galleria degli Uffizi, l’Archivio di Stato di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti, il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Nazionale di Siena e il Mora Ferenc Muzeum di Szeged (Ungheria). Il progetto mette in luce il ruolo determinante che Roma ebbe nella formazione del giovane Vasari, nel confronto con l’arte antica e con i grandi modelli della modernità – da Raffaello al Michelangelo “romano” – e nel rapido sviluppo della sua carriera al servizio di prestigiosi prelati e pontefici. Particolare attenzione è dedicata agli incontri con gli ambienti umanistici romani e alla maturazione del suo profilo di scrittore, che proprio a Roma trovò l’assist decisivo per la pubblicazione della prima edizione delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori. In mostra si possono ammirare disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti autografi, tra cui la Resurrezione, eseguita insieme a Raffaellino del Colle (1545 circa, Museo e Real Bosco di Capodimonte), la Resurrezione di Cristo, dipinta nel 1550 (Pinacoteca Nazionale di Siena) e il Ritratto di Gentiluomo (Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco di Genova). Di straordinaria importanza sono inoltre i due capolavori concessi dall’Eremo di Camaldoli, nel Casentino: la Natività (1538), opera giovanile dipinta “alla fiamminga” e nota come la “Notte di Camaldoli”, e l’Orazione nell’Orto (1571), tra gli esiti più alti e intensi della fase finale della sua carriera. Ad arricchire ulteriormente il progetto espositivo, un significativo prestito internazionale: la poetica Annunciazione (1570–1571), proveniente dal Mora Ferenc Muzeum in Ungheria. (gci)

ROMA, A VILLA TORLONIA L'ESPOSIZIONE SULL'EMBLEMA DELLA REPUBBLICA

Un'occasione per approfondire la storia della Repubblica italiana: dallo scorso 27 marzo fino al 27 settembre la Dipendenza della Casina delle Civette - Musei di Villa Torlonia, a Roma, in occasione dell’80mo anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente (1946-2026), presenta l’esposizione “Sotto una buona stella. L'emblema della Repubblica Italiana nelle carte di Paolo Paschetto”, dedicata alla storia del simbolo nazionale realizzato da Paolo Paschetto (Torre Pellice, 1885-1963), artista poliedrico e tra i più rappresentativi nel patrimonio culturale della Casina delle Civette. Attraverso la presentazione di documenti originali, provenienti dall’Archivio Paschetto della Tavola valdese e documenti in copia anastatica, conservati presso l’Archivio di Stato di Torino, ritagli a stampa dell’epoca e materiale illustrativo più recente, la mostra narra la partecipazione dell’artista al concorso pubblico per la realizzazione dell’Emblema, ripercorrendo le varie fasi in cui lo stesso si articolò, fra il 19 giugno del 1946 – con la decisione di nominare la Commissione – e il 5 maggio 1948, quando fu approvato in via definitiva il disegno di Paschetto con i suoi tre elementi: la stella, la ruota dentata, i rami di ulivo e di quercia. Accanto alla documentazione esposta, una serie di approfondimenti multimediali permetterà, inoltre, di inquadrare storicamente la biografia dell’artista e i momenti della realizzazione dell’emblema. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata dall’Ufficio Archivio Storico e Beni culturali della Tavola valdese, curata da Sara Rivoira, Federica Tammarazio e Gaia Dammacco, e realizzata in collaborazione con il Museo della Casina delle Civette. Organizzazione e servizi museali di Zètema Progetto Cultura. (gci)

“INCIDERE LA LUCE”: REMBRANDT E BAROCCI A DIALOGO

Due grandi maestri dell’incisione, vissuti a distanza di oltre settant’anni e in contesti geografici profondamente diversi, si incontrano simbolicamente a Bari nella mostra “Rembrandt e Barocci. Incidere la luce”, ospitata dal Museo Civico di Bari dallo scorso 19 marzo fino al 3 maggio. L’esposizione mette in dialogo le opere grafiche di Rembrandt van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669) e Federico Barocci (Urbino, 1535 – 1612), offrendo al pubblico un’occasione unica per confrontare due straordinarie visioni artistiche unite dalla capacità di trasformare la luce in segno incisorio. L’inaugurazione dell’esposizione è stata l’occasione per sancire ufficialmente il gemellaggio tra il Comune di Bari e il Comune di Gradara, dando avvio a una nuova relazione istituzionale fondata sulla collaborazione culturale tra i due territori. Attraverso questo accordo le due amministrazioni intendono promuovere progetti condivisi di valorizzazione del patrimonio artistico, iniziative culturali congiunte e scambi tra istituzioni museali, rafforzando il dialogo tra comunità e contribuendo alla costruzione di una rete culturale capace di valorizzare le rispettive identità storiche e artistiche. Il progetto espositivo è curato da Luca Baroni, storico dell’arte e direttore della Rete Museale Marche Nord, nonché uno dei principali studiosi dell’opera di Federico Barocci. L’iniziativa è promossa dai Comuni di Bari e Gradara, con il sostegno del Consorzio Idria s.c.r.l., e resa possibile grazie alla disponibilità della famiglia Battaglini, proprietaria della collezione da cui provengono le opere esposte. In mostra oltre quaranta incisioni originali, tra cui le rarissime acqueforti autografe di Barocci, considerate oggi tra i primissimi esempi di stampa moderna italiana, e una ricca selezione di acqueforti di Rembrandt provenienti dalla collezione Battaglini, mai esposte finora in modo sistematico. Cuore della mostra è una suggestiva ipotesi critica: Rembrandt avrebbe conosciuto una delle stampe di Barocci, la Madonna col Bambino sulle nuvole, ispirandosi ad essa per un proprio foglio inciso nel 1641. Il legame tra i due artisti si costruisce quindi attraverso la stampa: linguaggio comune, ponte tra l’Italia e i Paesi Bassi, tra Controriforma e Golden Age. Il percorso è articolato in sei sezioni tematiche, tra visioni spirituali, figure popolari, autoritratti e interni domestici, in un dialogo serrato di luci, segni e atmosfere. (gci)

A ROMA LA GRANDE ESPOSIZIONE DEDICATA AD HOKUSAI

A partire dallo scorso 27 marzo fino al 29 giugno, Palazzo Bonaparte a Roma ospiterà una mostra di eccezionale rilievo: la più grande esposizione mai dedicata in Italia a Katsushika Hokusai (1760–1849), il più celebre artista giapponese, una delle figure più potenti e influenti della cultura visiva universale. Hokusai è il grande protagonista della stagione artistica del periodo Edo (1603–1868), l’epoca straordinaria in cui fiorisce la cultura del “Mondo fluttuante”, l’Ukiyo-e, destinata a trasformare profondamente l’immaginario giapponese e, in seguito, quello occidentale. Pittore e incisore prolifico, visionario e instancabile, Hokusai è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue celebri stampe Ukiyo-e nelle quali la natura, il movimento dell’acqua, il paesaggio e le figure che animano la vita quotidiana del Giappone si trasformano in immagini di sorprendente forza poetica e modernità. Il pubblico si muoverà tra capolavori senza tempo e invenzioni visive straordinarie: dalle Cinquantatré stazioni del Tokaido alla celeberrima La Grande Onda di Kanagawa, dalle Trentasei Vedute del Monte Fuji fino ai sorprendenti Manga, gli straordinari album di disegni che hanno consegnato alla storia uno dei termini più noti della cultura visiva contemporanea. Sono oltre 200 le opere esposte, provenienti dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale di Cracovia, molto noto in Giappone, che presta eccezionalmente per la prima volta le sue opere in Italia e che presenta a Palazzo Bonaparte la prima grande monografica su Hokusai al di fuori della Polonia. Accanto ai capolavori di Hokusai, l’esposizione presenta anche un insieme di oltre 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi, tra cui laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali. I costumi (kimono, giacche haori e fasce obi) accompagnano visivamente la visita, creando un dialogo continuo tra arte, vita quotidiana e spiritualità della cultura giapponese. La mostra si arricchisce anche di uno sguardo diverso sul Giappone dell’Ottocento grazie alle fotografie di Felice Beato: italiano, fotografo viaggiatore tra i primi a documentare il Paese appena aperto all’Occidente. Le sue immagini, raccolte in un video che ne racconta la vita e l’attività artistica, restituiscono paesaggi, città e scene di vita quotidiana che dialogano idealmente con l’universo visivo del maestro giapponese. Infine, un percorso didattico che si snoda attraverso le sale permetterà al visitatore di addentrarsi nel complesso ma affascinante mondo della produzione tecnico-artistica delle opere di Hokusai e dei suoi allievi. Promossa dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia in Roma, dell’Ambasciata del Giappone in Italia, dell’Istituto Giapponese di Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale di Cracovia, è prodotta e organizzata da Arthemisia ed è curata da Beata Romanowicz con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti testuali, audiovisivi e divulgativi di Francesca Villanti. Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema. La mostra vede come sponsor Generali Valore Cultura, mobility partner Atac e Frecciarossa Treno Ufficiale, radio partner Dimensione Suono Soft e sponsor tecnico Ferrari Trento. Il catalogo è edito da Moebius. (gci)

ARTE, A GENOVA L'ESPOSIZIONE “VAN DYCK L’EUROPEO”

Si tiene dallo scorso 20 marzo al 19 luglio, al Palazzo Ducale di Genova, la mostra “Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra”, la più grande mostra del nostro secolo dedicata alla straordinaria opera di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico. Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, la mostra ripercorre l’intero arco della carriera di un artista di talento eccezionale. Il percorso si sviluppa come il viaggio intrapreso da Van Dyck dalla sua patria, le Fiandre, fino alla corte di Carlo I re d’Inghilterra, attraverso numerosi spostamenti e, soprattutto, dopo un lungo soggiorno in Italia, durato ben sei anni. La sua è una carriera di incredibile successo, che lo porta a essere il ritrattista più rinomato d’Europa, stroncata dalla morte prematura, a soli 42 anni. Van Dyck fu un pittore europeo, nel senso letterale del termine: a Palazzo Ducale saranno esposte opere dell’importante periodo italiano tra il 1621 e il 1627, in cui Genova ebbe un ruolo centrale, ma anche numerose opere eseguite nei diversi momenti della carriera e nei suoi vari spostamenti. La parabola artistica del pittore corre sul filo della storia anche economica e politica dell’Europa. Van Dyck fu un genio, in grado di scavalcare i secoli e incontrare il gusto, per contenuti e tecnica pittorica, di diversi contesti sociali e di molte epoche storiche. L’artista riuscì a mettere a sistema una serie di soluzioni e di sensibilità provenienti da vari ambienti e, nello stesso tempo, a tradurle in formule innovative. L’eccezionalità della mostra si deve al numero davvero straordinario di opere di Van Dyck (60 in dieci sezioni tematiche), concesse in prestito dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e la National Gallery di Londra, e italiani, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, i Musei Reali di Torino, la Galleria Nazionale di Parma oltre che da prestigiose fondazioni e collezioni internazionali, quali la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum. La mostra è stata preceduta da anni di ricerche da parte delle curatrici e di un prestigioso gruppo di studiosi internazionali, così da presentare un lavoro critico corale firmato dai maggiori e più aggiornati specialisti dell’artista. Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, l’esposizione si avvale di un comitato scientifico onorario internazionale, composto da prestigiosi studiosi italiani e stranieri: Anna Maria Bava, direttrice della Galleria Sabauda e responsabile del Patrimonio dei Musei Reali di Torino; Maria Grazia Bernardini, già direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini e del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma; Raffaella Besta, direttrice dei Musei di Strada Nuova di Genova; Nils Buttner, presidente del Centrum Rubenianum di Anversa e professore della Staatliche Akademie der Bildenden Kunsten di Stoccarda; Luca Lo Basso, Università degli Studi di Genova; Gregory Martin, membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum Ludwig Burchard e del Rubenianum Fund di Anversa, viceconservatore alla National Gallery di Londra; Jennifer Scott, direttrice della Dulwich Picture Gallery di Londra; Alejandro Vergara, senior curator of Flemish Art and Northern Schools, Museo del Prado, Madrid; Hans Vlieghe, professore emerito dell’Università di Leuven e membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum L. Burchard di Anversa e Bert Watteeuw, direttore del Museo Rubenshuis di Anversa. (red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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