di Paolo Pagliaro
Alexander Langer - politico, saggista e pacifista - fu tra i fondatori del partito dei Verdi italiani e uno dei leader del movimento verde europeo. Consigliere provinciale a Bolzano e poi parlamentare a Strasburgo, si dedicò a costruire ponti tra culture diverse e anche tra nemici. Era un convinto ambientalista e sosteneva che non potesse esserci conversione ecologica senza giustizia, e che la svolta verde dovesse essere "socialmente desiderabile", non imposta dall'alto.
Se ne andò insieme alle sue concrete utopie quando non aveva ancora 50 anni e da allora la Fondazione che porta il suo nome ne tiene viva la memoria assegnando un premio a persone e gruppi che lavorano per i diritti umani e le politiche di pace. Tra i premiati, testimoni ruandesi del genocidio nel 1998, attivisti cinesi nel 1999, organizzazioni di dialogo israelo-palestinese nel 2001, una rete di solidarietà somala nel 2008, il progetto Borderline Sicilia per i migranti nel 2014, la giornalista bielorussa Olga Karatch nel 2023 e, l’anno scorso, due associazioni di nonviolenza in Cisgiordania.
Il Premio 2026 va a François Kamate Kasereka, giovane attivista della Repubblica Democratica del Congo, tra i volti più noti della campagna nazionale contro le concessioni fossili illegittime e il saccheggio di un territorio ricchissimo di risorse. Ora che la triade clima conflitti, ingiustizia globale sembra tornata al centro della storia, il Premio Langer ricorda che esistono persone che non aspettano risposte dall'alto, ma le costruiscono dal basso, rischiando in proprio. È il senso di un riconoscimento che non celebra il potere, ma la cura.





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