di Paolo Pagliaro
Da un lato la democrazia americana, con i suoi ideali illuministici, la separazione tra Stato e Chiesa, il primato della ragione e della libertà individuale. Dall'altro il Vaticano, con la sua struttura monarchica, la sua diffidenza verso la modernità, il suo magistero talvolta soffocante. Nella vulgata progressista, la Casa Bianca stava dalla parte della luce, il Vaticano dalla parte dell'ombra. John Fitzgerald Kennedy, primo presidente cattolico degli Stati Uniti, chiedeva di essere giudicato come americano, non come emissario del Papa. Oggi quello schema si è rovesciato. Con tutte le rigidità e le approssimazioni degli schemi, ma si è rovesciato. Chi parla il linguaggio della pace, dell'accoglienza, della dignità umana, della cura per i più fragili è il Papa. Chi usa il linguaggio della forza, della paura, dell'esclusione, del nazionalismo identitario è l'inquilino della Casa Bianca.
Seguendo gli sviluppi di questa trama Massimo Franco firma un libro straordinariamente attuale, in cui sono raccontati gli antefatti dell’aggressione di Donald Trump ai danni di Leone XIV. E in cui si spiega quanto sia stato e sia importante il denaro nei rapporti tra Vaticano e Stati Uniti. Il libro, edito da Solferino, si intitola “Papi, dollari e guerre”, e giunge alla conclusione che per Trump sarà difficile piegare un pontefice che dell’America conosce la lingua — non solo l'inglese, ma anche quella del potere.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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