Il business più importante della criminalità e dell’economia colombiana è, senza dubbio, la cocaina. La Colombia (insieme al Perù e alla Bolivia) è per tradizione tra i paesi coltivatori di coca e ne esporta annualmente oltre 2.000 tonnellate sui mercati del Centro e del Nord America, dell’Europa, dell’Africa centrale e meridionale, dell’Asia. Mancano al governo colombiano i mezzi e gli uomini per aver ragione dei narcotrafficanti, senza contare i pericolosi contraccolpi sul piano economico e sociale che il paese subirebbe da una rigorosa e accelerata politica di eradicazione delle colture illecite e di tutte le attività relative ad un mercato finanziario fortemente inquinato dai narcodollari.
Nonostante questo, la Colombia ha fatto e continua a fare notevoli sforzi, con grande sacrificio dei suoi poliziotti, anche in termini di vite lasciate sul campo. Sicché suonano ingenerose le accuse e le polemiche che da parte americana in particolare, nei confronti di una nazione che in passato è stata etichettata come “narcodemocrazia” o “narcocrazia”.
Alla fine degli anni Ottanta, per una saturazione del mercato statunitense, si sviluppò il commercio di cocaina verso l’Europa. In Italia la domanda di questa droga si mantiene alta. La cronaca racconta delle oltre 12 tonnellate sequestrate dalle forze di polizia nei primi nove mesi del 2025, mentre è di pochi giorni fa il sequestro di quattro quintali di cocaina colombiana nel porto di Gioia Tauro).
La novità nel mondo del narcotraffico è rappresentata dalla crescente produzione di cocaina fuori dalle Ande, nei Paesi dell’America centrale. E’ di pochi giorni fa la notizia del sequestro in Honduras di 18mila piante di coca, una coltivazione di oltre 4 ettari nel dipartimento settentrionale di Atlantida che vanno a sommarsi alle 16 piantagioni (oltre 300mila piante) distrutte dalle forze di sicurezza in diverse regioni dall’inizio del 2026. Anche in Guatemala e in Messico (nello stato di Guerrero e in quello di Michoacan) sono state scoperte piantagioni di coca curate da gruppi di trafficanti colombiani diventati freelance dopo anni di subordinazione alle grandi organizzazioni colombiane ( i “cartelli”) che hanno dominato il narcotraffico per moltissimo tempo. Spostare la produzione di cocaina verso i paesi dell’America centrale per raggiungere il mercato americano garantisce margini di profitto migliori evitando i costi del trasporto e della corruzione.
Novità sono segnalate anche in Europa dove sono sempre di più i laboratori clandestini scoperti per la raffinazione della cocaina. Raffinare la coca in Europa è, tra l’altro, vantaggioso perché più semplice acquistare alcuni indispensabili precursori chimici, come il permanganato di potassio che è in libera vendita. Insomma, l’espansione della produzione di cocaina fuori dalla Ande è in corso e questo sta creando ulteriori problemi a chi è incaricato di contrastare il narcotraffico.





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