di Paolo Pagliaro
Il 48% degli italiani si dice favorevole — nell'attuale contesto di emergenza energetica aggravata dal conflitto in Medio Oriente — a tornare ad acquistare gas e petrolio dalla Russia. Subito, con il conflitto in Ucraina ancora in corso. È questo il punto che distingue il dato italiano dai sondaggi europei analoghi, e che ne modifica sostanzialmente il peso politico. In Germania, Francia e Spagna rilevazioni recenti mostrano percentuali di consenso comparabili — intorno al 44-50% — ma con una condizione esplicita: il ritorno alle forniture russe è ipotizzato a conflitto concluso, come scelta post-bellica in uno scenario di normalizzazione. La domanda posta agli italiani da Demopolis non contiene questa clausola. Il sì è al presente, in piena guerra, motivato dalla pressione delle bollette e dal rincaro dei carburanti seguiti alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
La differenza non è nel numero — quasi identico tra i principali paesi europei — ma nella condizione: altrove il ritorno al gas russo è pensato come opzione futura, subordinata alla pace. In Italia è una risposta all'emergenza di oggi. L'80% degli italiani intervistati dichiara preoccupazione per le bollette energetiche, tre quarti per i costi dei carburanti. È questa pressione immediata — non una posizione ideologica sulla guerra — a spingere il 48% verso il sì, con il no fermo al 43%. La composizione politica del consenso lo conferma: oltre il 70% tra gli elettori di Futuro Nazionale e Lega, il 65% del Movimento 5 Stelle, ma anche quote rilevanti nel centrosinistra. Una trasversalità che non si registra in Germania e Francia, dove la propensione al ritorno al gas russo resta più circoscritta all'elettorato di destra e populista. Sul piano dei comportamenti concreti, va ricordato che il divario tra postura ufficiale e comportamenti reali è già evidente in tutta Europa. A marzo 2026, il 65% dei carichi di GNL russo ha raggiunto porti europei; la Spagna è risultata il principale importatore del mese, la Francia il secondo. Si tratta di Paesi che sostengono formalmente il percorso di uscita dalle forniture russe approvato dal Parlamento europeo a dicembre 2025, con scadenza al 2027.





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