L'eliminazione della nazionale italiana di calcio dai prossimi mondiali per la terza volta consecutiva fotografa la nostra patria, che non cresce in nulla , eccetto che nell'aumento del debito pubblico e del numero dei poveri. Del resto se i dirigenti si autoproclamano competenti, pur non essendolo, non conoscono la parola dimissioni, cui si accede nel mondo occidentale anche per peccati veniali, e abili perché dei grandi intrallazzatori, i risultati sono scontati. Lo dicevano giá gli Scolastici: "peiorem semper sequitur conclusio partem"(la conclusione é in linea con la premessa negativa). Del resto dice il vecchio adagio:"non si fanno le nozze con i fichi secchi", non abbiamo alcun fuoriclasse. Anche quello che qualcuno ritiene tale, fra i pali é eccellente, fuori una mezza calamitá. Si dice che in Italia ci sono troppi stranieri, veritá sacrosanta, il problema é che sono prevalentemente delle mezze calzette.
La miglior squadra italiana attuale, l'Inter, é stata esclusa dalla Champions League da una sconosciuta squadra norvegese, il Bodo, che l'ha sconfitta sia in trasferta che in casa. Sinteticamente: nessuno di noi rinuncerebbe ad un risotto con gli asparagi in una delle tante sagre della nostra provincia per vedere l'argentino Lautaro, che é il miglior straniero che milita nel nostro campionato. Ora i rimedi: impresa di Sisifo, perché dovrebbero proporli coloro che hanno causato le tre disfatte degli ultimi mondiali, i quali come miglior dote offrono quella dell'impelagamento con la politica. Azzardo una proposta: Paolo Maldini al vertice per le seguenti semplici considerazioni. É figlio di Cesare Maldini, baluardo difensivo, pupillo di Nereo Rocco, che con Gipo Viani inventarono il catenaccio e il libero: prima regola aurea, non prendere goal. Vinsero per primi la Coppa dei Campioni a Wembley nel 1963 contro il Benfica del fuoriclasse Eusebio, con due goal del brasiliano Altafini, soprannominato il coniglio (Copyright Gipo Viani) . É stato allenato da Liedholm, uno del trio delle meraviglie (GRE-NO-LI), da Arrigo Sacchi, il piú grande innovatore del calcio italiano, sommo ideologo e interprete del calcio a zona, ha avuto compagni di squadra dei fuoriclasse come Franco Baresi, Ruud Gullit, Marco Van Basten e Carletto Ancellotti.
"Si parva licet componere magnis" ( se si possono accostare cose importanti con quelle di poco conto), qui ci troviamo davanti a una scuola, analoga a quella di Socrate ad Atene. Da ultimo non bisogna dimenticare il saggio insegnamento del Parón quando allenava il Padova : "Non dire vinca il migliore, altrimenti noi non vinceremo mai". In effetti in una partita amichevole Italia-Brasile l'ottimo Gioanín Trapattoni cancelló il miglior giocatore di tutti i tempi: Pelè. Da ultimo una riflessione, che ci riporta all'inizio di questo pezzo, rivolta a tutti quelli che comandano in Italia: "É difficile cantare e anche portare la Croce"(Giovanni Trapattoni).





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