Un quadro di crescita debole, inflazione in risalita e finanza pubblica sotto pressione, aggravato da incertezze geopolitiche e vincoli europei. Un contesto che, potrebbe costare all’Italia “circa sei mesi di crescita”, come prevede il presidente del Cnel Renato Brunetta, nello scenario migliore. È il quadro che emerge nella seconda giornata di audizioni nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica, in attesa di ascoltare questa sera direttamente il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, atteso a fornire la posizione del Governo sul documento e sulle prospettive di finanza pubblica. "Il quadro economico italiano appare in rallentamento, con rischi legati all’incertezza internazionale e allo shock energetico" spiega senza mezzi termini presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli: secondo l’Istat, la crescita acquisita per il 2026 si ferma allo 0,3%, dopo uno 0,5% nel 2025, con segnali di indebolimento diffusi: export in calo (-2,2% nel bimestre), produzione industriale negativa e consumi compressi dall’inflazione. A pesare è soprattutto il contesto internazionale, con il conflitto in Medio Oriente che ha riacceso le tensioni sui mercati energetici. Le simulazioni indicano che prezzi elevati di petrolio e gas potrebbero sottrarre fino a 0,3 punti di PIL nel 2026, mentre sul fronte sociale resta il nodo dei salari, scesi in termini reali del 7,8% tra 2021 e 2025.
Indicazioni analoghe arrivano dalla Banca d’Italia. In audizione, il capo del Dipartimento Economia e Statistica, Andrea Brandolini, ha avvertito che il conflitto potrebbe spingere l’inflazione al 2,6% nel 2026, circa un punto in più rispetto alle stime precedenti, con una crescita del PIL limitata allo 0,6%. Il rincaro dell’energia – petrolio a +45% e gas oltre il +40% rispetto ai livelli pre-bellici – ha già deteriorato “bruscamente” la fiducia delle famiglie. In questo quadro, Bankitalia invita a misure anti-crisi “mirate e temporanee” e sottolinea la necessità di mantenere avanzi primari elevati, segnalando anche la difficoltà di conciliare queste esigenze con l’aumento della spesa per la difesa richiesto in ambito Nato. Dal lato dei conti pubblici, il quadro resta improntato alla prudenza. La presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, ha confermato la validazione del quadro macroeconomico tendenziale del Dfp, ma ha evidenziato rischi “rilevanti e orientati al ribasso”. L’UPB stima una crescita dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% negli anni successivi, con margini di bilancio limitati dall’aumento della spesa per interessi e da una dinamica della spesa netta spesso al limite dei vincoli europei. Il percorso di riduzione del debito, atteso al 138,6% del PIL nel 2026 prima di una graduale discesa, viene giudicato “fragile” e fortemente dipendente da crescita e tassi. Sui rischi insiste anche la Corte dei conti, che ha avvertito come, in caso di persistenza dello scenario di crisi, le previsioni sulle entrate potrebbero essere riviste, mentre la restrizione dei margini di bilancio imporrà una selezione più rigorosa delle priorità di spesa, pur mantenendo tutele per famiglie e imprese.
(Sis)
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