Roma, 29 apr – “L’anno scorso, durante la cerimonia finale di premiazione di Cinema in Verde — festival di cinema ambientale e sociale che si tiene ogni anno a Roma — eravamo nel pieno dei bombardamenti di Gaza e della reazione civile che veniva da tutta Europa e, in modo particolare, dall’Italia. Il mondo del cinema ha risposto in maniere molto diverse a questa sollecitazione sociale così forte. Per noi era importante aprire una strada di comunicazione e di racconto per persone che normalmente hanno poche possibilità di raccontare e di dare la propria versione della storia”. Queste le parole di Simonetta Lombardo, CEO di Silverback, agenzia pioniera in Italia nella comunicazione specializzata in ambiente e green economy e ideatrice di “Cinema in Verde”, il primo festival internazionale di cinema ambientale a Roma, a margine della presentazione del progetto “LAND”, la spring school gratuita dedicata a dodici giovani aspiranti filmmaker provenienti dalla Cisgiordania e da Gaza, svoltasi oggi presso la Sala del Carroccio in Campidoglio. “Non dimentichiamo, fra l’altro, che nei bombardamenti di Gaza sono stati uccisi 220 giornalisti. La voce terza — e comunque la testimonianza di quello che stava succedendo a Gaza — era stata in buona parte tacitata. Quindi era importante per noi restituire questa possibilità di raccontare”, ricorda Lombardo. “Lo abbiamo fatto attraverso una scuola di cinema intensiva, della durata di due mesi, per 12 ragazzi e ragazze provenienti soprattutto dalla Cisgiordania. Soltanto uno è di Gaza. Queste persone sono arrivate qui per imparare a parlare nel modo più efficace possibile, a raccontare storie che tengano il mondo informato non solo di quello che succede, ma di chi sono e di cosa pensano. Perché noi abbiamo finito, comprensibilmente, per considerarli tutti vittime”, spiega Lombardo. “Non sono vittime — sottolinea — ce l’hanno detto anche loro: loro sono persone. E questo era l’obiettivo della nostra scelta di aprire questa scuola, che viene materialmente realizzata dalla casa di produzione Groenlandia Film, una delle più grandi e importanti attualmente in Italia, insieme a IED e alla casa di produzione Pandataria. Con questi partner crediamo che riusciremo a costruire dei racconti che verranno poi trasmessi e resi visibili al pubblico del Festival Cinema in Verde a settembre”. “Questo allargamento di Cinema in Verde alla questione palestinese è per noi quasi dovuto. La guerra in corso, ma anche la violenza dei campi divelti, degli ulivi tagliati, è anche una guerra contro la terra, contro la natura. Era importante per noi riuscire a dire che quello che le società umane soffrono — non solo a livello di guerra, ma di cambiamento climatico e di inquinamento — è un tema ambientale. E noi ci teniamo a raccontarlo. A raccontarlo attraverso la fiction, che crediamo sia uno strumento di consapevolezza più potente, perché tutti sappiamo che la crisi climatica è qui, ma tendiamo a dimenticarcene. Abbiamo bisogno di racconti che ci riportino a questo tema”, ha concluso. (lug)
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