di Paolo Pagliaro
Le politiche per l’occupazione e il lavoro che per oltre 30 anni sono state al primo posto nell’agenda dei cittadini, conquistano con il 70% il terzo gradino nel podio, superate oggi – nella scala delle priorità - dal contenimento dell’inflazione e dagli investimenti nella sanità. È uno dei dati che emerge dall’indagine sui temi del lavoro in Italia, condotta da Demopolis in occasione del Primo Maggio.
La riduzione del potere d’acquisto familiare e il crescente costo della vita incidono sul vissuto degli italiani: oggi, per 3 intervistati su 4, l’aspetto più importante dell’occupazione è rappresentato dalla retribuzione e dal trattamento economico: è un dato che scavalca di 12 punti il valore della stabilità e della sicurezza del posto di lavoro, in passato prevalente.
In questo clima economico, il 68% - oltre i 2/3 degli intervistati– vedrebbe con favore l’introduzione in Italia del salario minimo orario: si tratta di una misura che piacerebbe a più di 8 elettori su 10 del Centro Sinistra, ma che trova ampio sostegno anche tra molti elettori dei partiti di maggioranza.
L’Istituto diretto da Pietro Vento ha analizzato poi le prospettive e gli umori dei giovani. La maggioranza assoluta di chi ha meno di 30 anni, e in particolar modo chi studia o inizia a lavorare, guarda con pessimismo e perplessità al proprio futuro occupazionale. 4 su 10 si dichiarano invece ottimisti.
Gli aspetti del mercato del lavoro che creano maggiori difficoltà ai giovani, inducendoli spesso ad emigrare, sono nell’ordine: la retribuzione bassa e inadeguata; la precarietà; l’incertezza sulle prospettive occupazionali e la scarsa riconoscenza del merito.





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