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HORMUZ, SCORTA USA
PER LE NAVI NEUTRALI

HORMUZ, SCORTA USA <BR> PER LE NAVI NEUTRALI

A partire da questa mattina, gli Stati Uniti inizieranno a scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato su Truth il presidente americano Donald Trump sottolineando che “Paesi di tutto il mondo, che non hanno nulla a che fare con il conflitto in Medio Oriente e che sono stati trattati molto ingiustamente dai loro cosiddetti alleati, hanno chiesto agli Stati Uniti se potevamo aiutarli a liberare le loro navi bloccate nello Stretto di Hormuz”. Questi paesi terzi, “Sono semplicemente spettatori neutrali e innocenti!", ha scritto ancora Trump. “Per il bene dell'Iran, del Medio Oriente e degli Stati Uniti, abbiamo detto a questi Paesi che guideremo le loro navi in sicurezza fuori da queste vie navigabili ristrette, in modo che possano svolgere liberamente e agevolmente le loro attività”. Il tycoon ha annunciato che i suoi rappresentanti hanno già informato le cancellerie internazionali che la Marina statunitense inizierà oggi stesso ad accompagnare le imbarcazioni “in difficoltà” attuando quello che è stato chiamato in codice “Project Freedom”. The Donald ha presentato l’iniziativa come un “gesto umanitario da parte degli Stati Uniti, dei paesi del Medio Oriente e in particolare dell'Iran”, definendolo un atto di “buona volontà da parte di tutti coloro che hanno combattuto così duramente negli ultimi mesi”.

Ancora una volta l’inquilino della Casa Bianca è dunque ricorso alla retorica del soccorso disinteressato, travestendo necessità politiche e prove di forza come atti di magnanimità verso alleati con cui peraltro è in aperto contrasto. Mentre si propone come garante della navigazione globale, Trump non ha infatti smussato i toni della sua ennesima polemica contro i partner europei e asiatici. Nel fine settimana, il tycoon ha infatti reiterato la minaccia di ritirare i militari da paesi come l’Italia e la Germania, rei a suo dire di non averlo supportato nella guerra alla Repubblica islamica, rilanciando inoltre la guerra dei dazi come strumento di pressione economica. La protezione offerta nello Stretto appare dunque come un credito politico che Washington intende riscuotere su altri tavoli, trasformando la sicurezza marittima in un asset negoziale. “I miei rappresentanti stanno avendo colloqui molto positivi con l'Iran, e questi colloqui potrebbero portare a qualcosa di molto positivo per tutti”, ha aggiunto Trump, cercando di isolare l'operazione militare dal contesto bellico più ampio, ma avvertendo con fermezza che se il processo venisse ostacolato, “purtroppo si dovrebbe ricorrere alla forza”.

IL DISPIEGAMENTO DEL CENTCOM E LA SOVRANITÀ DI TEHERAN. L'operazione Project Freedom non è solo una dichiarazione d'intenti, ma una mobilitazione bellica di proporzioni massicce. Il comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom) ha confermato in un comunicato diffuso nella tarda serata di ieri che la missione coinvolgerà cacciatorpediniere lanciamissili, oltre cento aerei e un contingente di 15.000 soldati. L'obiettivo dichiarato è creare un corridoio di sicurezza, ma la reazione iraniana è stata immediata e priva di aperture. Ebrahim Azizi, presidente della commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, è intervenuto oggi sulla piattaforma X per chiarire la posizione di Teheran: “Qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco”. Appare evidente il timore iraniano che il “nuovo regime” di scorte guidato dagli Stati Uniti possa diventare una presenza permanente, erodendo di fatto il controllo territoriale che Teheran esercita sullo stretto. Per l’Iran, accettare la narrazione umanitaria di Trump significherebbe avallare una violazione della propria sovranità proprio nel momento in cui i negoziati per una soluzione definitiva al conflitto sono in una fase critica. Il ministero degli Esteri iraniano ha infatti confermato oggi di stare esaminando la risposta degli Stati Uniti all'ultima proposta di pace, ma la tensione tra la via diplomatica e la dimostrazione di forza navale mette a rischio la tenuta del cessate il fuoco concordato dopo le ostilità di marzo.

RIPERCUSSIONI NELL'AREA ASIA-PACIFICO E CRISI ENERGETICA. Mentre le navi da guerra americane si posizionano, le economie asiatiche osservano con crescente apprensione. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha “enormi ripercussioni” nella regione Asia-Pacifico, ha avvertito oggi la premier giapponese Sanae Takaichi durante un incontro a Canberra con l'omologo australiano Anthony Albanese. Il Giappone, vulnerabile sul piano energetico, vede nel successo o nel fallimento di Project Freedom la differenza tra la stabilità e una recessione profonda. Takaichi ha dichiarato che entrambi i paesi reagiranno con “un senso di urgenza” per garantire forniture energetiche stabili, sottolineando come la crisi mediorientale non sia più un evento regionale ma un fattore destabilizzante per l'intero asse indopacifico. Per Trump, questa vulnerabilità degli alleati è una leva fondamentale: offrendo la protezione della Marina, il tycoon cerca di riposizionare gli Stati Uniti come l'unico attore indispensabile, cercando di mettere a tacere le critiche interne ed estere sul suo isolazionismo e sulla sua politica tariffaria aggressiva. È una forma di multilateralismo muscolare, dove l'aiuto viene offerto alle condizioni di Washington e utilizzato per ricordare ai partner quanto sia costoso e rischioso fare a meno dell'ombrello militare americano.

INCIDENTI A FUJAIRAH E LA NOTTE DELLA UKMTO. La necessità operativa di un intervento è stata corroborata da una serie di incidenti segnalati nelle ultime ore. Ieri sera, intorno alle 22.40 ora italiana, l'Agenzia britannica per la sicurezza marittima (UKMTO) ha ricevuto informazioni su un attacco avvenuto a 78 miglia nautiche a nord di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Una petroliera è stata colpita da proiettili non identificati, fortunatamente senza causare feriti tra l'equipaggio. Questo attacco segue un altro episodio avvenuto nella mattinata di ieri, quando una nave mercantile vicino allo Stretto di Hormuz ha segnalato di essere stata avvicinata da diverse piccole imbarcazioni con atteggiamento ostile. Questi eventi, verificatisi prima della mezzanotte italiana, hanno fornito a Trump il pretesto perfetto per accelerare l'avvio delle scorte previste per oggi. La dinamica di questi incidenti suggerisce una tattica di guerriglia navale volta a mantenere alta la pressione psicologica sui trasporti marittimi, rendendo insostenibili i costi assicurativi e costringendo le compagnie a richiedere la protezione militare. In questo scenario, Project Freedom si configura come una risposta a una minaccia asimmetrica che l'Iran nega di coordinare ufficialmente, ma che funge da perfetto contrappeso alle sanzioni occidentali.

LO STATO DEI NEGOZIATI TRA SCETTICISMO E PRAGMATISMO. Nonostante il duro confronto a suon di minacce armate, i canali diplomatici non sono stati interrotti. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato oggi di essere in una fase di analisi tecnica della risposta statunitense alla proposta di pace di Teheran. Trump stesso ha ammesso che i colloqui sono “molto positivi”, suggerendo che la minaccia dell'uso della forza sia parte integrante del pacchetto negoziale. Per il tycoon, del resto, è ormai chiaro la forza non sia l'alternativa alla diplomazia, ma lo strumento per renderla efficace secondo i suoi termini. La vera incognita rimane la capacità degli attori regionali di interpretare correttamente i segnali di Washington: se il Project Freedom verrà percepito dall'Iran come un'occupazione strisciante delle sue acque territoriali, la risposta di Teheran potrebbe andare oltre le dichiarazioni parlamentari di Azizi, portando a una rottura definitiva del cessate il fuoco. Per gli alleati europei e asiatici, invece, il dilemma è accettare una protezione che viene utilizzata come arma di ricatto politico o cercare vie d'uscita autonome che, al momento, sembrano militarmente ed economicamente impraticabili. La giornata di oggi segnerà il destino di questa complessa partita a scacchi, dove ogni movimento di cacciatorpediniere nello stretto ha un riflesso immediato sui tavoli della politica internazionale e sui prezzi dell'energia globale. (4 MAG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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