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salute

Maggio, il mese della prevenzione del melanoma

La prevenzione che salva vita: se si interviene quando il melanoma è ancora confinato agli strati cutanei superficiali, la prognosi è generalmente buona


Negli ultimi dieci anni, sono stati 100.000 i nuovi casi di melanoma registrati ogni anno a livello mondiale. Un aumento del 15% rispetto al decennio precedente. In Italia la stima dei melanomi, e dei decessi ad essi attribuiti, è tuttora approssimativa, ma si aggira attorno a 7.000 casi l’anno. Sono i dati dell’Istituto superiore di sanità che indicano, tra l’altro, come il melanoma cutaneo sia decine di volte più frequente nei soggetti di ceppo europeo (caucasici) rispetto alle altre etnie. I tassi di incidenza più elevati si riscontrano infatti nelle aree molto soleggiate e abitate da popolazioni di ceppo nordeuropeo, con la pelle particolarmente chiara. Numeri che riaccendono i riflettori sull’importanza della prevenzione, a maggior ragione a maggio, mese della prevenzione dei tumori dermatologici. Sono infatti numerose le iniziative in tutto il Paese, organizzate da associazioni e istituti, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull’importanza di controlli frequenti e regolari (come visite dermatologiche e checkup dei nei con epiluminescenza), ma anche sui fattori di rischio. Il principale è l’esposizione eccessiva e impropria ai raggi ultravioletti (non solo naturali come quelli del sole ma anche artificiali come le lampade abbronzanti). Altri fattori sono il fototipo chiaro (carnagione chiara con lentiggini, che si scotta facilmente, che si abbronza poco o per niente; occhi azzurri o verdi; capelli rossi o biondi), l’elevato numero di nei (anche detti nevi), scottature gravi specialmente se esse sono avvenute in giovane età e infine avere almeno un familiare di primo grado che abbia ricevuto una diagnosi di melanoma. È importante poi anche l’auto-osservazione: nella maggior parte dei casi (circa 70-80%) il melanoma insorge ex novo su cute sana ma può originare anche dalla modifica di un nevo preesistente (20-30% dei casi). In effetti, negli ultimi 20 anni, mentre le modalità di trattamento non sono molto cambiate, è aumentato notevolmente anche il numero dei melanomi asportati in fase precoce. Un aspetto particolarmente evidente nelle aree geografiche in cui sono state condotte delle campagne di prevenzione secondaria. Infatti, fa sapere ancora l’Istituto superiore di sanità, il melanoma cutaneo ha una prognosi strettamente dipendente dallo spessore raggiunto nella pelle al momento della sua diagnosi e asportazione. Se è ancora confinato agli strati cutanei superficiali, la prognosi è generalmente buona, con guarigione del paziente. Viceversa, se il melanoma ha raggiunto gli strati più profondi perché ha avuto molto tempo per accrescersi prima della sua identificazione ed asportazione, i rischi di vita per il paziente sono molto elevati. Individuare il melanoma quanto più precocemente possibile rappresenta quindi la principale arma per tentare di ridurne la mortalità.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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