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UCRAINA, SE SCARSEGGIA
LA “CARNE DA MACELLO”

UCRAINA, SE SCARSEGGIA <BR> LA “CARNE DA MACELLO”

Mentre sul terreno si continua a morire, l’attuale fase del conflitto ucraino sembra essere dominata da una realtà sottaciuta dai comunicati ufficiali: l’estrema spossatezza di entrambi i contendenti. Se Kiev non nasconde le difficoltà nel reperire nuove reclute e nel sostenere il ritmo delle operazioni, Mosca continua a ostentare una solidità che appare sempre più di facciata. La lunghezza estenuante della guerra ha logorato le riserve psicofisiche e materiali di due eserciti che, pur con asimmetrie evidenti, si trovano oggi a fare i conti con i limiti della propria capacità di resistenza. Mentre la diplomazia prova a farsi strada tra le crepe di questo affaticamento, il fronte resta un tritacarne che brucia risorse umane a ritmi non più compensabili dalla semplice superiorità numerica.

IL BILANCIO DEL SANGUE: LA CRISI DEMOGRAFICA DEI DUE SCHIERAMENTI. I numeri che filtrano dalle analisi di intelligence e dai monitoraggi indipendenti restituiscono oggi l'immagine di un conflitto dal costo umano insostenibile. La nebbia della propaganda russa non riesce più a nascondere un dato drammatico: le perdite totali di Mosca hanno superato la soglia di 1,3 milioni di uomini, tra morti, feriti e dispersi. Di questi, i caduti effettivi sono stimati tra i 330.000 e i 480.000. Leggendo tra le righe di questi dati, emerge come la strategia del “rullo compressore” abbia decimato non solo le truppe d'élite dei primi mesi, ma stia ora consumando la base demografica della nazione. Per il quinto mese consecutivo, il ritmo di eliminazione dei soldati russi è stato superiore alla capacità del Cremlino di reclutare nuove forze, segnando un punto di rottura nella gestione del personale militare.

Sul fronte opposto, l'Ucraina affronta una crisi altrettanto acuta, sebbene con volumi assoluti inferiori. Le stime indicano tra le 600.000 e le 700.000 perdite totali, con un numero di uccisi in azione compreso tra 100.000 e 140.000. Tuttavia, l'impatto sociale per Kiev è amplificato dallo spopolamento: la nazione è passata da 42 a meno di 36 milioni di abitanti. Il rapporto di perdite di circa 2,5 russi per ogni ucraino non basta a tranquillizzare il comando di Kiev, consapevole che la riserva umana russa, seppur mal gestita, rimane numericamente superiore. La spossatezza di oggi è dunque il risultato di una guerra dove la carne da macello non è infinita e la superiorità della massa russa sembra aver incontrato il suo limite strutturale.

L’INVERSIONE DI TENDENZA SUL TERRENO: L’ANALISI DELL’ISW. Parallelamente al logoramento umano, le analisi tecniche descrivono un mutamento significativo dell'inerzia bellica. Secondo l'ultimo rapporto dell'Istituto per lo studio della guerra (ISW), per la prima volta dall'agosto 2024 le forze russi stanno perdendo terreno in settori chiave del fronte. Non si tratta di un collasso, ma del segnale che la strategia russa basata sull'attrito costante e su piccoli avanzamenti quotidiani ha raggiunto un punto di esaurimento. Le truppe di Mosca, spesso mandate all'assalto senza adeguato supporto e documentate in decine di video mentre vengono mandate al macello, non riescono più a mantenere la pressione necessaria per avanzare, nonostante la cronica superiorità di mezzi.

La perdita di iniziativa russa coincide con un rafforzamento della capacità di contrattacco ucraina, supportata da una gestione più oculata delle riserve e dall'uso massiccio di sistemi senza pilota. Questi ultimi stanno agendo come un moltiplicatore di perdite che la macchina burocratica del reclutamento russo non riesce a compensare. Ieri, l'esercito russo ha tentato di rispondere a questa stasi con un'ennesima ondata aerea, lanciando un missile balistico Iskander-M e 88 droni a lungo raggio. La difesa aerea ucraina ha però dimostrato una resilienza crescente, abbattendo o disturbando 70 vettori, confermando che il “peso maggiore” della massa russa fatica a tradursi in risultati concreti anche nei cieli.

LA DIPLOMAZIA DELLE TREGUE: TATTICA O NECESSITÀ? In questo contesto di sfinimento reciproco si inseriscono le manovre diplomatiche delle ultime ore. Ieri l'esercito russo ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale per l'8 e il 9 maggio, motivandolo con le celebrazioni del Giorno della Vittoria. Tuttavia, la minaccia esplicita rivolta a Kiev di non interrompere le commemorazioni suggerisce che Mosca stia cercando una pausa operativa per riorganizzare i reparti decimati. È un tentativo di congelare il fronte in un momento di estrema debolezza strutturale, utilizzando un pretesto civile per ottenere un respiro militare.

Oggi, Volodymyr Zelensky ha risposto con una mossa speculare che ha colto di sorpresa il Cremlino: l'annuncio di un cessate il fuoco unilaterale ucraino a partire dal 6 maggio. Zelensky ha ammesso che la proposta è stata discussa durante i colloqui riservati tra Stati Uniti e Russia, ma ha sottolineato di non aver ricevuto documenti ufficiali da Mosca. Questa iniziativa pone l'Ucraina in una posizione di vantaggio negoziale: accettando di fermare le armi oggi, Zelensky dimostra di voler preservare le vite dei suoi soldati, esponendo al contempo l'ipocrisia di una Russia che predica la tregua per l'8 maggio ma continua a colpire con i droni proprio in queste ore.

VERSO UNO STALLO DI NECESSITÀ. Il quadro che emerge oggi è quello di due attori che, pur non ammettendolo apertamente, sono spossati dalla lunghezza del conflitto. Se la Russia non fa ammissioni, i suoi numeri — con oltre 11.900 carri armati e 24.500 blindati persi — parlano al suo posto. La superiorità della massa, che finora ha permesso avanzamenti lentissimi, sembra non essere più il fattore decisivo in un campo di battaglia dominato dalla visibilità totale dei droni.

Le prossime 48 ore saranno cruciali per capire se gli annunci di oggi e di ieri si tradurranno in un reale silenzio delle armi o se rimarranno operazioni di guerra psicologica. La realtà è che la guerra sta entrando in una dimensione dove la sopravvivenza strutturale degli stati conta più dell'occupazione territoriale. Il “peso maggiore” di Mosca non schiaccia più le difese di Kiev come un tempo, e la spossatezza ucraina spinge verso soluzioni diplomatiche finora impensabili. Non è la fine delle ostilità, ma il riconoscimento che la carne da macello ha un limite, anche per chi ha fatto del numero la sua unica strategia. (5 MAG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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