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TRUMP, CARD. SEMERARO:
AFFERMAZIONI DELIRANTI

TRUMP, CARD. SEMERARO: <BR> AFFERMAZIONI DELIRANTI

“Io non lo so se ciò che mette a rischio la vita delle persone sia papa Leone che fin dalla prima sera del suo pontificato ha parlato di una pace disarmata e disarmante, o la guerra. Credo che affermazioni di questo tipo abbiano un carattere delirante”. Lo afferma, in una intervista a La Repubblica, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle Cause dei Santi, commentando i recenti attacchi di Donald Trump al pontefice. Secondo il porporato si tratta di un “delirio perché si valuta l'intervento del Papa, che è pastore della Chiesa, in maniera fuori da ogni senso. Il Papa non scende a dibattito con questo o quell'altro, compie il suo compito che è quello di annunciare il Vangelo di Cristo. Spiegare quel che dice in maniera diversa è una mancanza di osservazione della realtà. Non sono uno psicologo ma mi sembra un delirio”. Semeraro contesta anche l’uso strumentale della religione: “L'annuncio del Vangelo cristiano non è quello che è stato invocato dal presidente degli Stati Uniti e dai pastori evangelici. Trump afferma che il Papa ritiene che vada bene per l'Iran avere un'arma nucleare, ma il Papa questo non l'ha mai detto. Sfido chiunque a trovare non soltanto nel magistero di papa Leone ma anche in quello dei suoi predecessori qualcosa di simile a quello che sta dicendo il presidente degli Stati Uniti”. Circa le motivazioni dietro tali dichiarazioni, il cardinale aggiunge: “Io non lo so se lo fa apposta ma credo che lo faccia per una sua cultura. Per me è un'impostazione politica, non saprebbe pensare diversamente. È l'unico modo di interagire che ha e mette a disagio un po' tutti, anche quelli che si erano dichiarati suoi alleati”. In vista dell’incontro tra il Papa e il Segretario di Stato Marco Rubio, Semeraro auspica che si possa tornare a un confronto civile: “La Chiesa non litiga per aver ragione, la Chiesa fa dialogo. E se adesso c'è la possibilità di un dialogo, ben venga il dialogo. Ma in un dialogo franco non si dice che l'altro deve sparire dalla circolazione, si usa un linguaggio il più corretto possibile. Adesso noi a cosa stiamo assistendo, a scene di dialogo o a scene di promesse distruzioni, di eliminazione di chi non la pensa come me? Credo che il dialogo produrrà dei passi in avanti. Ovviamente dipende anche dal modo di esprimersi, ma ho fiducia che questo incontro un passo in avanti lo farà fare”. Conclude poi con una riflessione sul ruolo dei collaboratori del presidente statunitense: “Se un collaboratore deve soltanto ripetere quello che ha sentito, come un registratore, non è un collaboratore. Se propone un altro punto di vista aiuta a fare un passo in avanti, sennò non è un collaboratore ma un servo”. (6 mag - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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