Mentre il calendario si avvicina alla simbolica data del 9 maggio, giorno in cui si svolgerà la parata della Vittoria nella Piazza Rossa, il fronte ucraino vive ore di drammatica contraddizione, sospeso tra il fragile annuncio di una tregua unilaterale e una realtà di piombo e fuoco che non accenna a placarsi. La cronologia delle ultime ore descrive un Paese che, pur tentando la carta diplomatica del cessate il fuoco, si ritrova a contare le vittime di una pressione russa che appare tutt’altro che attenuata.
LA TREGUA DI CARTA E L’ALBA DI ZAPORIZHZHIA. L'Ucraina è entrata nella giornata di oggi proclamando un cessate il fuoco unilaterale, una mossa che tra le righe della diplomazia di Kiev appare come un tentativo di mettere Mosca davanti alle proprie responsabilità internazionali in vista delle celebrazioni della vittoria sulla Germania nazista. Tuttavia, la risposta sul campo non si è fatta attendere. Ivan Fedorov, comandante militare della regione di Zaporizhzhia, ha segnalato questa mattina un attacco russo mirato contro attrezzature industriali critiche.
L’offensiva è scattata nonostante l'allerta diramata nelle regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk, Kharkiv, Sumy e Mykolaiv. Sebbene alle 5 del mattino di oggi le autorità russe non avessero ancora segnalato attacchi ucraini — a conferma di una temporanea tenuta della consegna di Kiev — la tensione resta altissima. Il presidente Volodymyr Zelensky è stato chiaro: la risposta di Kiev sarà “simmetrica” a qualsiasi violazione. Il messaggio sottinteso è che il cessate il fuoco non è una resa, ma una prova di forza morale che l'Ucraina è pronta a revocare al primo segnale di escalation russa.
IL BILANCIO DI UN MARTEDÌ DI SANGUE. La giornata di ieri si è chiusa con un bilancio che le autorità locali hanno aggiornato oggi, definendolo uno dei più sanguinosi degli ultimi tempi. Un totale di 28 persone ha perso la vita sotto i raid russi. La geografia del dolore copre l’intero Paese: 12 morti a Zaporizhzhia, sei a Kramatorsk, quattro a Dnipro, quattro a Poltava, una a Kharkiv e una a Nikopol.
Questi numeri, arrivati proprio alla vigilia del tentativo di tregua, spiegano la profonda diffidenza dei vertici ucraini. Le 18 persone ricoverate ieri a Zaporizhzhia, di cui quattro versano in gravi condizioni secondo quanto precisato da Fedorov questa mattina, sono la testimonianza di una strategia russa che punta a logorare i centri urbani e le infrastrutture civili proprio nel momento in cui la diplomazia internazionale invoca il dialogo.
LA DENUNCIA DI SYBIHA: PARATE CONTRO VITE UMANE. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha affidato oggi a un messaggio su X una dura analisi della situazione, leggendo tra le righe delle intenzioni del Cremlino: “La Russia rifiuta la pace e i suoi falsi appelli al cessate il fuoco del 9 maggio non hanno nulla a che vedere con la diplomazia”, ha scritto Sybiha, denunciando il lancio notturno di 108 droni e tre missili. L’analisi di Sybiha punta al cuore della propaganda di Mosca: il contrasto tra la solennità della parata militare russa e la violenza degli attacchi notturni. “[Vladimir] Putin si preoccupa solo delle parate militari, non delle vite umane”, ha aggiunto il ministro. In questa ottica, la richiesta russa di una tregua per il 9 maggio viene interpretata da Kiev non come un gesto umanitario, ma come una necessità tattica per garantire il regolare svolgimento delle celebrazioni interne, mentre sul campo la pressione continua a essere esercitata attraverso l'uso massiccio di droni e missili balistici.
PIOGGIA DI METALLO: DRONI, MISSILI E INFRASTRUTTURE. La notte tra ieri e oggi ha visto l’attivazione febbrile delle difese aeree ucraine. Secondo il rapporto dell’aeronautica militare di Kiev, la Russia ha lanciato due missili balistici Iskander, un missile aria-terra guidato Kh-31 e ben 108 droni d’attacco di vario tipo. La difesa ucraina ha dichiarato di aver abbattuto 89 droni, ma l'impatto dei restanti è stato devastante.
Oltre ai danni industriali, il bersaglio è tornato a essere la rete energetica. Ukrenergo, l'operatore nazionale, ha segnalato oggi interruzioni di corrente nelle regioni di Donetsk, Kharkiv e Zaporizhzhia. Questi attacchi mirati alle infrastrutture, eseguiti proprio mentre si discute di tregua, confermano la volontà russa di mantenere le popolazioni civili in uno stato di costante emergenza, privandole dei servizi essenziali nel pieno della primavera ucraina.
CRIMINI SUI CIVILI: DA SUMY A KHARKIV. La cronaca di questa mattina registra colpi durissimi contro obiettivi non militari. A Sumy, due droni russi hanno centrato un edificio che ospita un asilo nido nel pieno centro cittadino. Il sindaco facente funzioni, Artem Kobzar, e il capo dell'amministrazione militare Oleh Hryhorov hanno confermato l'incendio e il ferimento di almeno due persone. Colpire un asilo nel cuore di una città, a poche ore dall'inizio di una tregua unilaterale, è un segnale politico inequivocabile: la Russia non riconosce “zone franche”.
Sempre questa mattina, nel comune di Stetskivka, nell'oblast di Sumy, un drone ha centrato un veicolo civile uccidendo un passeggero e ferendo il conducente. Parallelamente, nell'oblast di Kharkiv, altre due persone sono rimaste ferite durante le prime ore di oggi in attacchi che hanno richiesto l'intervento del Ministero delle Situazioni di Emergenza. Questi episodi, granulari ma costanti, dipingono un quadro di insicurezza totale per chiunque si muova nelle regioni di confine.
LA PRESSIONE SUL FRONTE: 186 SCONTRI IN 24 ORE. Mentre la diplomazia cerca di dare un senso alle parole “tregua” e “cessate il fuoco”, i dati dello Stato Maggiore delle forze armate ucraine raccontano una realtà diversa. Nelle ultime 24 ore, sono stati registrati 186 scontri a fuoco lungo la linea di contatto. Il fronte più caldo rimane quello di Donetsk, dove sono stati segnalati 50 assalti russi verso Pokrovsk e 14 intorno a Kostiantynivka.
Anche il sud non concede tregua: 24 attacchi russi sono stati registrati intorno a Houlyaipole, nell'oblast di Zaporizhzhia, e altri 14 nei pressi di Oleksandrivka, nell'oblast di Dnipropetrovsk. Questa intensità di combattimenti suggerisce che la Russia stia tentando di massimizzare i guadagni territoriali prima di un eventuale, seppur improbabile, congelamento delle posizioni per il 9 maggio. La strategia del Cremlino sembra essere quella di parlare di pace per l'opinione pubblica interna e internazionale, mentre sul terreno si accelera la pressione per sfiancare la resistenza ucraina.
In questo contesto, il “cessate il fuoco” di Kiev appare sempre più come un'ultima chiamata diplomatica prima di una nuova, inevitabile ondata di violenza che potrebbe caratterizzare il fine settimana delle celebrazioni a Mosca. (6 MAG – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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