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direttore Paolo Pagliaro

Cosa insegna
il Friuli

Cosa insegna <br> il Friuli

di Paolo Pagliaro

Il 6 maggio 1976, alle 21 di un giovedì sera, una scossa di magnitudo 6,5  colpì il cuore del Friuli. In pochi secondi il sisma distrusse 17.000 edifici portandosi via 990 vite. Mezzo secolo dopo, si può dire che quella tragedia fu un evento spartiacque per l’Italia: non solo per la devastazione che provocò, ma perché segnò un cambio di paradigma nella gestione delle emergenze e nella ricostruzione. Fu la prima grande prova della Protezione civile, che fino a quel momento non esisteva. Il cosiddetto “modello Friuli”, mostrò inoltre come una comunità, sostenuta dallo Stato e guidata dal basso, attraverso gli enti locali, potesse rialzarsi rapidamente. In dieci anni la ricostruzione era quasi completata. 

A ricordarcelo arriva, pubblicato da Mondadori, “Quando tornano le rondini”, racconto della sinologa Giada Messetti.

La particolarità del libro sta già nella biografia dell'autrice: nata a Gemona, esperta di Cina contemporanea, Messetti si è sempre occupata di mondi lontani. A cinquant'anni da quel 6 maggio, decide di aprire il cassetto della memoria, intrecciando i ricordi familiari con le voci di chi ha vissuto le due vite imposte dal sisma, quella prima e quella dopo il disastro. Il volume ricostruisce la grande mobilitazione popolare che seguì al terremoto, il ruolo dei comitati delle tendopoli, della chiesa friulana e di figure istituzionali come Giuseppe Zamberletti, citate come esempio di politica capace di superare le divisioni per mettersi al servizio della popolazione. Tra i ricordi uno riguarda la Rai, che in segno di lutto  decise di sopendere per due giorni la trasmissione di spot pubblicitari. Erano davvero altri tempi.  

(© 9Colonne - citare la fonte)
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