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GIOVANI E MADE IN ITALY
SERVONO COMPETENZE

GIOVANI E MADE IN ITALY <BR> SERVONO COMPETENZE

Avere giovani qui è importante “perché noi dobbiamo fare sì che siano loro a portare avanti e a rappresentare il Made in Italy del futuro. Dovranno tenere alta questa bandiera, e qui entriamo nel discorso delle competenze”. A ricordarlo è il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, durante l’evento organizzato nell’ambito della “Giornata nazionale del Made in Italy”, dal titolo “Competenze, Innovazione, Made in Italy: fattori indispensabili alla competitività dell’Italia nel mondo”, svoltosi presso gli Horti Sallustiani di Roma. “È indiscutibile che sia una delle parole più utilizzate. Noi come sistema camerale abbiamo al nostro interno la piattaforma Excelsior, che mensilmente ci fornisce i dati sul mercato del lavoro. Dati che ci dicono che una professione su due non si trova: oggi le imprese cercano 10 persone con professionalità mirate e ne trovano cinque su dieci. Il che non significa che non le trovano mai — casomai le trovano dopo mesi, anche anni”, ma questo ritardo ha un costo. “Nel 2025, come nel 2024, abbiamo stimato che la perdita di PIL per non aver trovato le competenze necessarie è costata alle imprese 44 miliardi. Quarantaquattro miliardi di PIL in meno, legati a questa difficoltà nel trovare le professioni che le imprese cercano”, sottolinea Prete. “È ovvio che siamo in un mondo che accelera sempre di più: quando la tecnologia accelera, le competenze cambiano, ed è quindi difficile che la formazione si adegui rapidamente alla domanda del mercato. Ma qui bisogna essere bravi, perché noi italiani, quando ci sono i mutamenti, siamo spesso i più veloci a reagire. E su questo aspetto dobbiamo fare molto: non possiamo permetterci di non avere giovani adeguati a fare quello che le imprese richiedono — a tutti i livelli”, ha concluso il presidente di Unioncamere.

“Abbiamo però almeno due problemi certi, anzi potrei dirne anche tre. Il primo è il calo demografico” e poi abbiamo il dato che fa più male: “negli ultimi 15 anni, 660.000 giovani sono andati all'estero. Sono emigrati, soprattutto i più talentuosi — gente che si è laureata”. A ricordarlo è il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, durante l’evento organizzato nell’ambito della “Giornata nazionale del Made in Italy”, dal titolo “Competenze, Innovazione, Made in Italy: fattori indispensabili alla competitività dell’Italia nel mondo”, svoltosi presso gli Horti Sallustiani di Roma. “Non voglio sembrare venale” ma questi giovani “sono costati al Paese, perché formare un laureato ha un costo. Dopodiché giustamente trovano la loro realizzazione all'estero, però il problema ce lo dobbiamo porre”. Per Prete sono “due elementi che spingono all'emigrazione. Uno è sicuramente quello salariale: oggettivamente, all'estero, in alcuni Paesi europei” si guadagna di più. “E giustamente, queste sono le generazioni Erasmus: per loro l'Europa è la casa comune. L'altro elemento, oltre al salario, è che in Europa il ragazzo che vale ha una crescita professionale molto più veloce. Il suo merito viene riconosciuto e più rapidamente raggiunge livelli apicali”, sottolinea Prete. “Sotto questo aspetto credo dovremmo fare un salto di qualità. Il terzo elemento su cui bisogna lavorare è che in Italia le donne lavorano molto meno che nel resto d'Europa: il tasso di occupazione femminile è inferiore di 17 punti”. “Nei prossimi quattro anni, dal 2026 al 2029, nel mondo del lavoro dovranno rientrare dai 2,6 ai 3 milioni di nuovi occupati, perché molti andranno in pensione”. Per Prete è necessario puntare su: “una formazione adeguata, sulla motivazione, e sul dare ai nostri giovani la voglia di rimanere: questo è fondamentalmente il clou della questione su cui dobbiamo lavorare”. (7 MAG - lug)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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