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direttore Paolo Pagliaro

BIENNALE, BEREZHNA:
INVITATI GLI ASSASSINI

BIENNALE, BEREZHNA: <BR> INVITATI GLI ASSASSINI

“Immaginate una cena tra amici, tutti allo stesso tavolo. E che qualcuno abbia invitato anche l'assassino dei vostri figli. Non mi vengono esempi migliori per spiegare come gli ucraini si sentano in questo momento. Non possiamo accettare la Russia seduta al tavolo”, “in Ucraina eravamo rimasti scioccati dalla presenza della bandiera russa alla Mostra del Cinema. Per noi è come la bandiera nazista”.  Lo afferma, in una intervista a La Stampa, il ministro della Cultura ucraina Tetiana Berezhna, sulla decisione della Fondazione Biennale, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, di riammettere la Russia e Israele alla mostra d’arte sollevando numerose proteste. E su Buttafuoco afferma: “Ero davanti alla Filarmonica di Odessa mentre parlavo con lui su Zoom e gli dicevo: guardi, la Russia ha distrutto la Filarmonica. Gli italiani hanno dato soldi per restaurarla e ricostruirla e allo stesso tempo ospitate la Russia al Festival del cinema. Come possono stare insieme queste due cose? In Ucraina non lo capiamo. Da quel giorno Buttafuoco ha evitato di comunicare con me”. “La cultura non esiste al di fuori della realtà, soprattutto durante la guerra – prosegue -. E oggi la Russia sta conducendo una guerra su larga scala contro l'Ucraina, distrugge sistematicamente il nostro patrimonio culturale, musei, teatri, biblioteche e memoria storica. In questo contesto, la partecipazione della Russia ai grandi eventi culturali internazionali diventa politica, perché la cultura modella la percezione e influenza ciò che la società considera accettabile e normale. Per questo la discussione sulla Biennale di Venezia è molto più ampia di un singolo padiglione. Riguarda la responsabilità delle istituzioni culturali internazionali in tempo di guerra”, “ci sono 146 milioni di russi che restano in silenzio e tollerano Putin. Una piccola protesta non basta” e respinge le accuse di censura precisando che “stiamo parlando di uno Stato che conduce una guerra aggressiva, commette crimini di guerra, distrugge il patrimonio culturale e tenta di cancellare l'identità di un'altra nazione. In queste circostanze, la partecipazione alle grandi piattaforme culturali internazionali assume un significato politico e morale. La cultura può certamente costruire ponti tra le persone, ma un autentico dialogo culturale richiede rispetto condiviso per la dignità umana, il diritto internazionale e la libertà”. Berezhna ribadisce che “la guerra cambia completamente il significato della neutralità. Quando i missili distruggono musei, teatri, biblioteche, chiese e centri storici, la cultura diventa direttamente collegata alla realtà e alla vita umana. Quando la cultura è un bersaglio della guerra come possiamo parlare di neutralità?”. Inoltre riferisce di aver parlato con il ministro Giuli che “è stato davvero molto disponibile e comprensivo, ma gli organizzatori della Biennale hanno deciso autonomamente chi ammettere”. La cultura ucraina rappresenta, conclude, “una questione di sicurezza nazionale e una forma di resistenza. È ciò che ci rende resilienti e uniti. Anche se avessimo tutte le armi necessarie per vincere, sono i nostri valori, la nostra idea di Stato e di nazione che ci fanno andare avanti”, “dobbiamo parlare della nostra guerra ogni giorno, fare in modo che ognuno riceva più informazioni e più storie possibili, così che capiscano perché combattiamo. Se lasciamo entrare la Russia nel nostro Paese, se perdiamo questa guerra, la nazione ucraina smetterà di esistere”. (7 mag - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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