Da più di 35 anni seguo le attività di contrasto al traffico di droghe avendo prestato servizio alla DCSA (Direzione Centrale per i Servizi Antidroga- Dipartimento della Pubblica Sicurezza) come direttore di articolazioni interne, poi come esperto antidroga, dal 1994, per quattro anni, a Bogotà ( con collegamenti con i servizi antidroga dei Paesi dell’America Centrale) e oggi come osservatore, in pensione da diversi anni ormai, del fenomeno. Ho partecipato, negli anni, anche a diverse riunioni su questo fenomeno criminale sentendo ripetere sempre lo stesso “ritornello” sulla necessità di una forte azione di contrasto al traffico illecito di stupefacenti rafforzando le misure politiche per ridurre la domanda e i rischi che derivano dall’uso delle droghe.
Anche nella recentissima riunione (4 maggio) a Yerevan, capitale dell’Armenia, nel contesto della Coalizione Europea contro le Droghe, i leader europei hanno ancora una volta ribadito di voler portare avanti l’agenda contro la droga aggiungendo anche il contrasto al riciclaggio di denaro e alla corruzione. Nulla di nuovo nella sostanza perché il narcotraffico fa comodo a moltissime persone, in primis ai trafficanti che si arricchiscono enormemente arrivando anche a condizionare i governi con il potere economico acquisito, ai politici corrotti per le competizioni elettorali, ai funzionari pubblici che “chiudono un occhio”, ai contadini che coltivano le piantagioni di coca preferite a quelle di mais, alla guerriglia per acquistare armi e in perenne lotta in diversi paesi, agli spacciatori e alle tantissime persone, anche insospettabili ( un paio di giorni fa un uomo di 80 anni sopreso a spacciare cocaina!), che piazzano la “merce” in strada o la recapitano a domicilio o la introducono persino nelle carceri.
Se si bloccasse il narcotraffico le economie di diversi paesi subirebbero duri colpi con le intuibili gravi conseguenze per l’ordine pubblico in generale. Paesi, come quelli europei, il cui Pil, lo ricordiamo, comprende anche i proventi stimati del narcotraffico (computo consentito da una direttiva comunitaria del 2014) oltre a quelli della prostituzione e del contrabbando di sigarette ( notevolmente aumentata in Italia quest’ultima attività con il sequestro di ingenti quantitativi, l’ultimo alcuni giorni fa di 18 tonnellate nella zona di Setteville del Comune di Guidonia Montecelio).
La cocaina continua ad essere la droga più richiesta in molte piazze e questo ha comportato, nel tempo, l’aumento notevole della offerta di “polvere bianca”. Le piantagioni di coca che nel 1994, in Colombia, si estendevano per circa 100mila ettari con una produzione stimata di mille tonnellate annue, già da alcuni anni sono aumentate a quasi 250mila ettari in grado di assicurare più di 2mila tonnellate (tremila con la cocaina prodotta in Perù e Bolivia) grazie anche a nuovi fertilizzanti utilizzati e alla possibilità di fare due raccolti l’anno. L’idea maturata molti anni fa di distruggere tutte le coltivazioni di foglie di coca in Colombia è stata presto accantonata e si è proseguito con eradicazioni saltuarie, manuali, da parte della Polizia Antinarcotici o fatte con piccoli aerei che spargono un erbicida ( il glifosato) e risultati davvero modesti. Così il narcotraffico va avanti senza particolari intoppi a parte le inevitabili perdite di carichi di cocaina, anche ingenti, in seguito a operazioni delle forze di sicurezza nei vari Paesi.
Le ultimissime arrivano dalla Spagna: al largo delle Isole Canarie sono state intercettate circa 40 tonnellate di cocaina a bordo di una nave, il più grande carico nella storia del Paese. In Italia il mercato “tira” sempre come testimoniato dalle recenti operazioni antidroga di Asti ( sequestro di 2kg. di cocaina e un albanese arrestato), nel porto di Civitavecchia (oltre 100kg a bordo di un autocarro), a Treviso (150 kg. nascosti sotto il letto in un appartamento, operazione conclusa con l’arresto di tre albanesi).





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