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direttore Paolo Pagliaro

LA “TREGUA DI MOSCA”
ROTTA DAI DRONI DI KIEV

LA “TREGUA DI MOSCA” <BR> ROTTA DAI DRONI DI KIEV

La decisione del Cremlino di indire una tregua unilaterale di quarantotto ore, scattata ufficialmente alla mezzanotte di oggi, può difficilmente essere inquadrata come un gesto di distensione quanto piuttosto come una necessità tattica per “blindare” i cieli di Mosca in vista della Parata della Vittoria di domani. La mossa, che formalmente mira a celebrare la sconfitta della Germania nazista, si scontra con una realtà bellica che non accenna a placarsi: il primo bilancio fornito questa mattina dalle autorità russe indica un volume di attacchi con droni quasi senza precedenti, segno che Kiev non ha intenzione di concedere alla leadership russa l'uso politico e simbolico del 9 maggio senza disturbi.

LA GUERRA DEI CIELI: L'IMPATTO DEI DRONI SULLA TREGUA RUSSA. Nelle prime ore di oggi, la tregua si è rivelata essere esclusivamente politica e non operativa. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato in mattinata di aver neutralizzato un'offensiva aerea ucraina di vasta portata. “Tra mezzanotte e le 7 del mattino ora di Mosca, le unità operative di difesa aerea hanno intercettato e distrutto 264 droni ucraini”, ha riferito il dicastero tramite un comunicato ufficiale. La distribuzione geografica delle intercettazioni, avvenute in circa dieci regioni diverse, testimonia un tentativo ucraino di saturare i sistemi di difesa russi su più assi contemporaneamente. Particolarmente critica appare la situazione intorno alla capitale, dove la sicurezza è stata portata ai massimi livelli. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha riferito che dall'inizio della notte le forze militari hanno abbattuto 23 droni che puntavano direttamente sulla metropoli. Questa attività rende evidente il fatto che l'Ucraina stia testando le maglie della “bolla” difensiva moscovita prima delle celebrazioni di domani, probabilmente con l'obiettivo di minare l'immagine di invulnerabilità che il Cremlino intende proiettare durante la sfilata sulla Piazza Rossa.

LA MINACCIA SU KIEV E GLI AVVERTIMENTI ALLE AMBASCIATE. Parallelamente alla difesa dei propri cieli, Mosca ha avviato una pressione psicologica e diplomatica sulla capitale ucraina. Il Ministero degli Esteri russo ha inviato avvertimenti formali alle ambasciate straniere a Kiev, segnalando il rischio concreto di attacchi di rappresaglia immediati qualora venissero lanciati attacchi contro Mosca durante le celebrazioni del 9 maggio. La retorica russa si è fatta esplicita: in caso di violazione della tregua unilaterale, la risposta sarà un “attacco missilistico massiccio” contro il cuore politico e istituzionale dell'Ucraina. L'invito rivolto ai residenti di Kiev ad abbandonare la città “se necessario” non è passato inosservato alle cancellerie occidentali, che leggono in questa mossa il tentativo di creare un pretesto per un'ondata di bombardamenti punitivi. L'avvertimento alle missioni diplomatiche, in particolare, rappresenta un segnale di estrema tensione, indicando che Mosca potrebbe non considerare più l'immunità delle sedi internazionali come un limite invalicabile qualora la parata di domani venisse interrotta o colpita in modo significativo.

L’IRA DI LONDRA E IL DIRITTO INTERNAZIONALE. La risposta di Londra a queste minacce è stata immediata e improntata alla massima fermezza. Il Ministero degli Esteri britannico ha definito “irresponsabile e totalmente ingiustificata” la pretesa russa di evacuare la capitale ucraina. “Le ultime minacce di Mosca di colpire il cuore di Kiev e l'avvertimento alle missioni diplomatiche di lasciare la città sono irresponsabili e del tutto ingiustificate”, ha dichiarato una portavoce del Foreign Office. Il governo britannico ha voluto porre l'accento sulla protezione dei rappresentanti internazionali, ricordando che “qualsiasi attacco a una missione diplomatica costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale umanitario e un'ulteriore escalation in questa guerra illegale”.

VULNERABILITÀ RUSSA: IL CASO DELLA RAFFINERIA DI PERM. Nonostante l'imponente schieramento difensivo, l'Ucraina ha dimostrato di poter colpire molto in profondità nel territorio nemico. Un attacco significativo è stato registrato a Perm, città situata a oltre 1.500 chilometri dal confine ucraino, dove è stata colpita la raffineria di petrolio Lukoil-Permnefteorgsintez. L'incidente, inizialmente riportato dai media indipendenti e successivamente confermato dal presidente Volodymyr Zelensky, ha avuto ripercussioni immediate sull'organizzazione dei festeggiamenti del 9 maggio. Il governatore della regione di Perm ha infatti annunciato oggi che la parata militare prevista per domani non si terrà, citando ufficialmente “motivi di sicurezza”. La cancellazione di un evento così sentito in una città così lontana dal fronte è un segnale di debolezza per il Cremlino: la consapevolezza che i droni ucraini possano raggiungere il cuore industriale della Russia e colpire infrastrutture strategiche mette in discussione l'efficacia della stessa tregua appena proclamata. Se l'obiettivo di Mosca era proiettare sicurezza, il sabotaggio di Perm e la conseguente cancellazione della parata locale hanno ottenuto l'effetto opposto.

DIPLOMAZIA IN STALLO E IL VIAGGIO DI UMEROV IN FLORIDA. Mentre sul terreno si contano i droni e si lanciano ultimatum, il fronte diplomatico appare bloccato, ma non del tutto immobile. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato oggi che il negoziatore Rustem Umerov è arrivato in Florida per una serie di colloqui con i rappresentanti americani. Questa missione diplomatica giunge in un momento di stallo totale nei negoziati diretti con la Russia, suggerendo che Kiev stia cercando di coordinare con Washington una nuova strategia, forse legata alla gestione della tregua o alla preparazione di una fase successiva del conflitto. La scelta della Florida come sede degli incontri e il profilo di Umerov, noto per la sua pragmatica capacità di mediazione in dossier delicati come lo scambio di prigionieri, indicano che dietro le quinte si stia lavorando a una proposta di uscita che al momento non trova spazio nella cronaca pubblica. Tuttavia, finché Mosca utilizzerà la Parata della Vittoria come uno strumento di legittimazione della sua “operazione speciale” e Kiev risponderà con attacchi in profondità, ogni tentativo di dialogo resterà subordinato all'esito dello scontro di logoramento in corso. (8 MAG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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