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direttore Paolo Pagliaro

GIULI: BUTTAFUOCO
HA FATTO VINCERE PUTIN

GIULI: BUTTAFUOCO <BR> HA FATTO VINCERE PUTIN

Pietrangelo Buttafuoco “è stato più che un amico, abbiamo trascorso vacanze insieme, mio figlio Ascanio che oggi ha sei anni è pazzo di lui. Sulla partecipazione russa alla Biennale dissento da lui completamente, ma comunque vada a finire non esisterà mai in questo mondo assurdo una persona che avrò ammirato come ammiro lui”. Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro della Cultura Alessandro Giuli precisando che “l'istituzione Biennale merita sempre rispetto. È la gestione di questa Biennale Arte che riteniamo sbagliata. Ho sempre e solo voluto esprimere all'Ucraina e all'Europa il forte dissenso del governo italiano. Disaccordo sulla partecipazione della Russia sì, ma l'autonomia è un confine che non possiamo valicare”. Entrando nel merito delle procedure seguite dal presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, il ministro dichiara: “Lui ha avvertito il governo italiano che avrebbe aperto il padiglione russo soltanto a febbraio scorso, soltanto a cose fatte, io invece al suo posto avrei subito richiesto un'udienza corale alla premier, al ministro degli Esteri, al ministro della Cultura per dire: la Russia chiede di partecipare, noi che facciamo? Così, forse, avremmo potuto pretendere in accordo con gli alleati internazionali una contropartita, magari un cessate il fuoco in Ucraina. Ma Pietrangelo è un impolitico, lo sono stato anch'io. Un impolitico capacissimo, però alla fine ha fatto un favore a uno Stato belligerante come la Russia”. Secondo Giuli “alla Biennale ha vinto Putin. Al posto di Pietrangelo, per esempio, io avrei chiesto alla curatrice del padiglione russo: 'Scusi, dov'è lo spazio qui dentro per i dissidenti russi?'. Invece, almeno a leggere gli articoli di stampa, non mi pare che nel padiglione russo ci siano persone nelle condizioni di poter esprimere il dissenso nei confronti del loro regime sottoposto a sanzioni”. Il ministro aggiunge che “quando c'è una polemica, non ci si dovrebbe fare scudo con le parole delle più alte cariche istituzionali” e, riferendosi alla presa di posizione di Salvini, sottolinea si tratta di “una reazione all'interno di una dialettica tra colleghi che a volte non si trovano d'accordo. Sappiamo entrambi superare incomprensioni per il bene superiore della stabilità di governo”. Giuli conclude sottolineando inoltre che “la bocciatura del documentario su Giulio Regeni è un'onta da sanare. Ma la troviamo, la via per valorizzarlo a dovere. Sulla riforma del cinema mi sono appellato alla massima collaborazione tra tutte le forze politiche affinché prevalga un clima di concordia per dare risposte anche agli invisibili del cinema, le maestranze”. (8 mag - red)

 

 

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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