Il sogno di diventare eroe, il prezzo della fama e quel che resta quando i riflettori si spengono. “È questa la vita che sognavo da bambino?” è lo spettacolo che vede protagonista Luca Argentero, venerdì 8 maggio al Teatro Cartiere Carrara di Firenze. Scritto da Gianni Corsi, Luca Argentero ed Edoardo Leo, che ne cura anche la regia, con musiche di Davide Cavuti, lo spettacolo è prodotto da Stefano Francioni Produzioni e organizzato da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci. Sul palco Luca Argentero racconta le storie di Luisin Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba, tre sportivi italiani che hanno fatto sognare, tifare, ridere e commuovere varie generazioni di italiani. Grandi personaggi dalle vite straordinarie che hanno inciso profondamente nella società, nella storia e nella loro disciplina. Raccontati sia dal punto di vista umano che sociale, con una particolare attenzione al racconto dei tempi in cui hanno vissuto. Luisin Malabrocca, “l’inventore” della Maglia Nera, il ciclista che nel primo Giro d’Italia dopo la guerra si accorse per caso che arrivare ultimo, in un’Italia devastata come quella del ‘46, faceva simpatia alla gente: riceveva salami, formaggi e olio come regali di solidarietà. Automaticamente attirò anche l’attenzione di alcuni sponsor, fino a fargli guadagnare di più con l'ultimo posto che con la vittoria. In poco tempo è arrivata anche la popolarità. In lui le persone hanno riconosciuto l’antieroe che è nel cuore di ogni italiano, ma, insieme alla popolarità, sono arrivati nuovi sfidanti in una incredibile corsa a chi arriva ultimo. Walter Bonatti, l’alpinista che dopo aver superato incredibili sfide con la roccia, il clima e la montagna, arrivato a oltre ottomila metri d’altezza, quasi sulla cima di una delle montagne più difficili da scalare del mondo, il K2, scoprì a sue spese che la minaccia più grande per l’uomo è l’uomo stesso. Eppure, la grande delusione del K2 lo ha spinto ancora più in là, a mettersi alla prova in nuove sfide in solitaria, nuove scalate impossibili e infine a viaggiare in tutto il mondo. Tutto ciò per trovare la cosa più importante della vita: se stesso. Alberto Tomba, il campione olimpico che ha fermato il Festival di Sanremo con le sue vittorie. L’insolito sciatore bolognese che con la sua leggerezza nella vita e aggressività sulla pista è arrivato a essere conosciuto in tutto il mondo come “Tomba la bomba”. Uno dei più grandi campioni della storia dello sci che ha radunato intorno alle sue gare tutta la nazione, incarnando la rinascita italiana forse illusoria ma sicuramente spensierata degli anni ‘80. Tre storie completamente diverse l’una dall’altra, tre personaggi accomunati da una sola caratteristica: essere diventati, ognuno a modo proprio, degli eroi.
Foto: Luca Argentero__Credito foto Angelo Redaelli pic
ROMA, AL TEATRO PRATI IN SCENA “DUE DOZZINE DI ROSE SCARLATTE”: IL CAPOLAVORO DI DE BENEDETTI
E’ un gioco degli equivoci, che fa sorridere e riflettere, quello che emerge nella commedia “Due dozzine di rose scarlatte”, in scena al Teatro Prati di Roam fino al 31 maggio. Questo testo è stato scritto nel 1936 da Aldo De Benedetti, uno dei più brillanti commediografi del nostro Novecento, che era di origine ebrea. Per questo motivo visse sulla propria pelle il dramma dell’esclusione non potendo firmare le sue opere a causa delle leggi razziali fasciste del 1938. I suoi lavori continuarono a circolare, ma in chiave anonima o spesso sotto prestanome. Questa commedia, scritta in origine per Vittorio De Sica e Giuditta Rissone e portata dallo stesso De Sica sugli schermi cinematografici nel 1940, è un meccanismo perfetto che il direttore artistico del Teatro Prati, Fabio Gravina, ha voluto mettere in risalto firmando anche la regia. "Due dozzine di rose scarlatte" è una di quelle pièce argute ed eleganti in cui il gioco delle coppie si mostra come un imprescindibile motore narrativo. Un testo umoristico e brillante, tra i più rappresentati in Italia, che funziona da più di settanta anni perché dispensa leggerezza, emozioni e risate coinvolgendo piacevolmente il pubblico. Sul palco del Teatro Prati il protagonista è lo stesso Gravina, nel ruolo di Alberto Verani, affiancato da Sara Religioso nel ruolo della moglie Marina, Antonio Conte nel ruolo dell'amico Tommaso Savelli e Francesca Antonucci nel ruolo di Rosina, la cameriera. Le scene ei costumi sono firmati da Francesco De Summa, mentre le musiche originali sono del M° Mariano Perrella. La trama appassiona e tiene con il fiato sospeso. In un matrimonio fin troppo fedele, la moglie, forse trascurata, comincia a sentire voglia di evasione e organizza un viaggio da sola, il marito, complice l'amico avvocato, ne approfitta per tentare di avvicinare una bella contessa inviando due dozzine di rose scarlatte con lo pseudonimo mistero. Ma il mazzo per errore arriverà alla moglie. Da questo equivoco si sviluppa una storia parallela sul desiderio e la necessità di sognare, un percorso iniziatico che ci fa riflettere sulle nostre debolezze. (red)
BOLOGNA, AL TEATRO DUSE FEDERICO BUFFA RACCONTA LE ULTIME 48 ORE DI LUCIO DALLA
Le ultime 48 ore di vita di Lucio Dalla, raccontate da Federico Buffa al Teatro Duse di Bologna (via Cartoleria 42), storico palcoscenico dove Lucio, nel dicembre 1970, cantò per la prima volta in pubblico ‘Gesubambino’, il brano scritto insieme a Paola Pallottino, poi censurato e ribattezzato ‘4 marzo 1943’. Sono i due giorni speciali attorno ai quali ruota lo spettacolo ‘Il futuro è tra mezz’ora’, in scena venerdì 15 maggio (ore 21). Nato da un’idea di Luca Gnudi, lo show di Buffa e Cesare Pomarici si avvale dell’accompagnamento di Alessandro Nidi al pianoforte e di Emanuele Nidi alla chitarra e voce. Ripercorrendo, una per una, la storia di tutte le canzoni presenti nella scaletta del concerto di Montreux, l’ultimo eseguito da Dalla prima di spegnersi improvvisamente il primo marzo 2012, lo show conduce il pubblico in un viaggio narrativo e musicale che mette insieme ricostruzione storica e aneddoti privati, dichiarazioni pubbliche e vicende ancora inedite, con lo scopo di restituire, nella sua geniale complessità, un nuovo ritratto dell’indimenticato artista. L’apparato musicale, che prevede la rivisitazione dei brani di quell’ultimo live in Svizzera, è stato realizzato per restituire alle canzoni di Dalla qualcosa della loro ispirazione originaria: il carattere di quella dimensione spontanea precedente al processo di produzione discografica.(red)
PATETICA MA NON TROPPO: VIAGGIO SEMISERIO NELLA VITA, NELLA MUSICA E NEI MALUMORI DI LUDWIG VAN BEETHOVEN
Debutta in prima assoluta all’Altrove Teatro Studio di Roma (Via Giorgio Scalia, 53), venerdì 15 maggio, “Patetica Ma Non Troppo- Viaggio semiserio nella vita, nella musica e nei malumori di Ludwig van Beethoven”, spettacolo di e con Martina Paiano, accompagnata al pianoforte da Antonio Bianchi. Cosa accade quando il genio musicale incontra il caos della vita quotidiana? Tra aneddoti storici, momenti musicali e spunti comici, “Patetica ma non troppo” racconta la vita di Ludwig van Beethoven, genio incompreso e rivoluzionario della musica occidentale, attraverso le note della celebre Sonata n. 8 in do minore Op. 13, detta “Patetica”. Con tono ironico e coinvolgente, lo spettacolo guida il pubblico tra padri alcolizzati e principi mecenati, amori falliti e sinfonie immortali, svelando il lato più umano, contraddittorio e appassionato di un artista che ha cambiato per sempre il modo di ascoltare, e di sentire, la musica. Ironico, emozionante e suonato dal vivo da Antonio Bianchi: “Patetica ma non troppo” è uno spettacolo per chi ama la musica… e per chi pensa che Beethoven fosse solo quello di “Per Elisa”. Una lettura concerto in cui il racconto si mette a servizio della musica. Attraverso gli aneddoti della vita di Ludwig van Beethoven cerchiamo di comprendere meglio il pensiero dietro il genio musicale e in qualche modo di renderlo più umano. Dapprima semplice narratrice e a servizio della sonata, la voce che ci accompagna nella vita del maestro diventerà la voce dello stesso Beethoven che ci racconterà i suoi tormenti, attraverso il suo famoso testamento, accompagnata questa volta dalle note della sonata “Al chiaro di luna”. (red)
BOLOGNA, AL TEATRO CELEBRAZIONI “ILIADE OPEN MIC”: LO SPETTACOLO FIRMATO DAL TERZO SEGRETO DI SATIRA
«E se la guerra di Troia fosse raccontata in forma di stand-up direttamente dai protagonisti? Possiamo essere certi che la storia sia andata esattamente come è stata narrata? Quali retroscena potremmo scoprire? E i personaggi sono soddisfatti di come sono stati narrati oppure la loro versione nasconde delle sorprese?». Parte da queste premesse lo spettacolo Iliade Open Mic scritto dal collettivo milanese Il Terzo Segreto di Satira, che approda al Teatro Celebrazioni di Bologna martedì 12 maggio alle ore 21.00. Con il loro inconfondibile stile irriverente e attraverso la forma della stand-up comedy, gli autori trasformano i personaggi dell’antichità nello specchio del nostro presente, ribaltando le versioni ufficiali a colpi di satira e originalità. Lo spettacolo affonda le radici nell’Iliade, il «poema della forza» – come lo definì Simone Weil – che narra le guerre logoranti dei Micenei all’apice della loro espansione nel Mediterraneo. È il mondo perduto degli eroi e dei principi, ma qui, con ironia e una spiccata attitudine all’improvvisazione, quegli stessi attori prendono finalmente la parola ai microfoni del Troy Comedy Club. In questo improbabile open mic, figure carismatiche svelano la propria verità senza filtri né menzogne: il mito diventa lo specchio della nostra società, rivelando come nell’odierna epoca dell’«usa e getta» sia fin troppo facile scivolare dal ruolo di protagonisti a quello di semplici comparse. A dare voce e corpo a questa narrazione saranno Maurizio Bousso, Walter Leonardi, Francesco Arienzo e Alice Redini, che porteranno in scena i miti di sempre sotto una luce inedita: da un Achille formidabile ma accusato di narcisismo, all’ineffabile e brillante stratega Ulisse, fino all’immancabile “coppia dorata”, Paride ed Elena, pronti finalmente a sfidare le cronache rosa dell’antichità per svelare come andarono davvero le cose. A tenere le fila di questa imprevedibile scena sarà Marco Ripoldi, nei panni di un magnetico e surreale Maestro di Cerimonie. Il Terzo Segreto di Satira rappresenta oggi una delle realtà autoriali più originali e lucide del panorama satirico italiano. Il collettivo nasce a Milano nel 2011 dall’incontro tra cinque allievi della Civica Scuola di Cinema – Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella e Davide Rossi – e si impone all’attenzione pubblica grazie a un’intuizione nata su YouTube. Il video Il favoloso mondo di Pisapie diventa un cult istantaneo, segnando l’inizio di un percorso capace di fondere l’estetica cinematografica con l’immediatezza dei nuovi media. Da quel successo prende il via un’intensa stagione televisiva: le loro incursioni in programmi come Piazzapulita, Report e Ballarò si distinguono per uno sguardo cinico e veritiero, capace di sezionare le contraddizioni della politica e della società con uno stile scanzonato ma profondamente amaro. Questa maturità artistica approda sul grande schermo nel 2018 con il primo lungometraggio, Si muore tutti democristiani, una commedia agrodolce sui compromessi della vita adulta che vede la partecipazione di attori come Valentina Lodovini e Massimiliano Loizzi. Negli ultimi anni, il collettivo ha saputo compiere un ulteriore salto verso il grande pubblico senza smarrire la propria identità. Hanno diretto con successo le avventure cinematografiche del “Milanese Imbruttito”, firmando Mollo tutto e apro un chiringuito (2021) e il sequel Ricomincio da Taaac (2024). L’evoluzione del gruppo non si è però fermata al cinema: il collettivo si è trasformato in una vera factory multimediale, spaziando dall’editoria – con il libro La paranza dei buoni – alla produzione di podcast e contenuti digitali. Oggi Il Terzo Segreto di Satira continua a essere un osservatore acuto e instancabile delle nostre nevrosi, capace di raccontare un’Italia in costante mutamento, dai salotti della politica fino alle scrivanie dei moderni uffici milanesi. Iliade Open Mic è una produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, in collaborazione con Argot Produzioni. (red Gil)
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