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TRUMP-XI, IL VERTICE
DEL TUTTO O DEL NULLA

TRUMP-XI, IL VERTICE <BR> DEL TUTTO O DEL NULLA

Il viaggio di Donald Trump in Cina, programmato tra mercoledì e venerdì prossimi, potrebbe prefigurarsi come l’evento diplomatico più rilevante del decennio, a patto che la diplomazia dei fatti riesca a superare quella degli annunci. Sebbene le potenzialità per un riassetto globale siano evidenti, la storia politica di Trump suggerisce cautela: la sua predilezione per i faccia a faccia ad alta tensione si è spesso tradotta, in passato, in una serie di nulla di fatto o in intese parziali che non hanno scalfito le divergenze di fondo. Il Presidente statunitense atterrerà a Pechino in un clima di urgenza dettato dal balzo del petrolio registrato proprio nella mattinata di oggi nonché dal vuoto di potere che sta paralizzando l’Iran. La missione si gioca su un crinale sottile. Per il tycoon, è l'occasione per dimostrare che la sua gestione transazionale può risolvere crisi che la diplomazia multilaterale ha lasciato incancrenire. Per Xi Jinping, è il momento di verificare se Washington sia realmente disposta a riconoscere il nuovo peso specifico della Cina o se si tratti dell'ennesimo tentativo di contenimento mascherato da apertura commerciale.

LA LEVA ENERGETICA E IL PREZZO DELLA STABILITÀ. Il primo vero banco di prova sarà lo Stretto di Hormuz. Il rincaro del greggio di oggi, causato dal rifiuto di Trump di ieri della proposta iraniana, colpisce duramente l'economia cinese, primo importatore di petrolio dal Golfo. The Donald cercherà di utilizzare questa vulnerabilità di Pechino per ottenere un impegno formale contro il programma missilistico di Teheran. Tuttavia, il rischio è che Xi Jinping non accetti di agire come “poliziotto di Washington” nel Medio Oriente senza ottenere in cambio concessioni definitive sui dazi tecnologici che Trump, per motivi di sicurezza interna, potrebbe non poter concedere. Leggendo tra le righe delle analisi pubblicate dai media cinesi nelle ultime 14 ore, emerge una strategia di attesa: Pechino non ha fretta di salvare l'amministrazione Trump da uno shock energetico a meno che il prezzo pagato dagli Stati Uniti non sia il riconoscimento di una parità strategica totale, un punto su cui i precedenti incontri ai massimi livelli si sono regolarmente arenati.

IL TRIANGOLO CON MOSCA E L’OMBRA DI KIEV. Il secondo dossier, non meno complesso, riguarda l’Ucraina. Mentre la Germania ha ribadito oggi a Kiev la propria linea dura finanziando attacchi in profondità, Trump si presenta a Pechino con l'idea di un congelamento del conflitto che necessita del “via libera” cinese per non essere sabotato da Mosca. La scommessa è che Xi Jinping possa convincere Putin ad accettare una tregua duratura in cambio di una normalizzazione dei rapporti commerciali con l’Occidente. Ma qui sorge il dubbio metodologico: quante volte abbiamo visto Trump promettere una risoluzione rapida di conflitti complessi che poi sono proseguiti indisturbati? La Cina, consapevole di questa tendenza, potrebbe limitarsi a dichiarazioni di facciata sulla “pace e stabilità”, mantenendo intatto il proprio supporto alla base industriale russa, rendendo il vertice di mercoledì l'ennesima occasione mancata per una vera svolta geopolitica.

LA COREOGRAFIA DEL POTERE E LA REALTÀ DEI MERCATI. Un elemento che differenzia questo viaggio dai precedenti è la pressione dei mercati. La delegazione di CEO che accompagnerà Trump, tra cui i giganti dei semiconduttori, segnala che questa volta il fallimento avrebbe costi immediati e misurabili in borsa. Va tenuto conto che le borse asiatiche hanno chiuso con cautela, riflettendo lo scetticismo degli investitori sulla capacità dei due leader di superare la “trappola di Tucidide” attraverso un semplice incontro bilaterale. Ieri, inoltre, la denuncia di Netanyahu sui componenti missilistici cinesi in Iran ha aggiunto un ulteriore elemento di tensione che Trump dovrà gestire senza far saltare il tavolo delle trattative commerciali, il suo vero obiettivo primario. Il programma delle prossime ore prevede per domani un ultimo contatto tra Washington e le cancellerie europee. Berlino, dopo la fermezza mostrata oggi da Pistorius a Kiev, osserva il viaggio di Trump con il timore di un “grande accordo” che sacrifichi gli interessi di sicurezza del Vecchio Continente. Mercoledì l’arrivo dell'Air Force One a Pechino. Inizierà il test verità: capire se Trump cercherà il risultato storico o se si accontenterà di una stretta di mano ad alto impatto fotografico. (11 MAG / deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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