In Francia il 2026 si è aperto con uno sguardo all’Italia: prova dell’interesse che tra ammirazione e rivalità lega da sempre i due Paesi, sono stati i festeggiamenti per i 70 anni di gemellaggio tra Roma e Parigi, occasione in cui è stata ricordata ed esaltata la vicinanza culturale. Con lo stesso entusiasmo è stato accolto l’ambizioso programma dell’Istituto italiano di cultura per il 2026; non solo, l’Italia ha trovato uno spazio privilegiato anche nella fiera di Wine Paris, dimostrazione dell’amore dei francesi per i prodotti italiani e per le realtà locali. Accanto alle Istituzioni e alle aziende, da anni, lavorano anche le università, con l’istituzione di programmi Erasmus, progetti di doppio titolo e partenariati che consentono agli studenti di spostarsi tra le varie sedi e muoversi tra diverse offerte formative. Tra tutte, a distinguersi è sicuramente Sciences Po, il campus universitario specializzato in scienze politiche, relazioni internazionali, nota soprattutto per aver formato i futuri leader della scena politica francese. «L’interesse per l’Italia è molto forte e rimane costante nel tempo, gli studenti sono interessati sia a conoscerne la lingua, che a capirne la cultura», spiega a 9colonne Paolo Modugno, che ha insegnato attualità politica e cultura italiana nel campus di Parigi e che ora lavora sugli stessi temi nella sede di Sciences Po di Digione.
«Da due anni – continua Modugno – è attivo anche un gemellaggio con l’Università LUISS di Roma. Questo progetto era in ballo da anni e viene dopo un primo programma di scambio che era stato attivato con l’Università Bocconi di Milano». Il progetto è stato fortemente sostenuto e promosso dal prof. Marc Lazar, docente emerito di storia contemporanea italiana a Sciences Po e prevede, diversamente dai comuni programmi di bachelor degree, che gli studenti trascorrano due anni nella sede francese e altri due in quella italiana. «In tutto – spiega Modugno - il progetto prevede un anno in più rispetto ad una laurea triennale standard e, attualmente sono 15 gli studenti iscritti al programma di doppio titolo. Le cose, nell’ultimo anno, sono leggermente cambiate, più precisamente, il partenariato andrà ad interessare quattro dei sette campus di Sciences Po: Digione, Reims, Nancy e Mentone». Quello tra sistema italiano e francese è un incontro proficuo anche dal punto di vista metodologico: «il sistema francese è diverso da quello italiano, più focalizzato sull’esercizio pratico e la produzione di piccoli essay. Alla LUISS, di contro, è richiesto uno studio più teorico, basato sui manuali; in questo modo gli studenti sono costretti a misurarsi con due differenti tipologie di insegnamento e preparazione». Anche l’interesse italiano per la Francia resta consistente e sono molti i giovani che si iscrivono al doppio diploma: «La differenza sostanziale tra studenti francesi ed italiani si riscontra, a mio avviso, nel post lauream. Allo stato attuale, sono molti di più i ragazzi italiani che cercano possibilità di lavoro in Francia, che il contrario. Se i francesi tendono a tornare o a proseguire il loro percorso di formazione nel proprio paese, gli italiani spesso cercano una via alternativa ad un sistema di lavoro e assunzioni che vedono maggiormente in crisi», conclude Modugno. (Laz – 12 mag)





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