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direttore Paolo Pagliaro

VIOLENZA MINORILE
ALLARME “LAMA IN TASCA”

VIOLENZA MINORILE <br> ALLARME “LAMA IN TASCA”

Il ritorno della gioventù bruciata? Al di là dei facili allarmismi, è la nerissima cronaca delle ultime 48 che restituisce l'immagine di un’Italia stretta nella morsa di una violenza minorile (o quasi) che non sembra conoscere confini né freni. Gli episodi di Prato e Taranto, dove alcuni giovanissimi hanno fatto ricorso al coltello per risolvere dispute banali o rispondere a interventi di difesa altrui, pongono con urgenza una domanda: le leggi attuali stanno davvero funzionando? Nell’attesa di una risposta, il Paese si trova a dover bilanciare con urgenza assoluta il recente inasprimento delle pene con la necessità costituzionale di rieducare, in un contesto dove l'età dei protagonisti continua a scendere.

LA CRONACA: IL BRANCO E LA VIOLENZA GRATUITA. Nel centro di Prato, in Piazza Mercatale, un ragazzo di 23 anni lotta tra la vita e la morte dopo essere stato accoltellato al petto. La sua “colpa” è stata quella di difendere una collega dalle molestie di un gruppo; tra i fermati spicca un sedicenne italiano, indicato dai testimoni come l'aggressore. Quasi contemporaneamente, a Taranto, è stato ucciso Sako Bakari, bracciante maliano aggredito da un gruppo di giovanissimi in Piazza Fontana. Per questo delitto sono stati fermati quattro ragazzi: tre sono minorenni e uno di loro ha ammesso di aver colpito l'uomo con un coltello a farfalla per un banale diverbio. Purtroppo non si è trattato di episodi isolati: accoltellamenti simili sono avvenuti nei giorni scorsi a Riccione e Firenze, confermando quella che i magistrati definiscono ormai come “la maggiore emergenza criminale nazionale”.

LA STRETTA DEL GOVERNO: PENE PIÙ SEVERE, MA MENO SICUREZZA? Di fronte a questa escalation, la risposta normativa si è fatta durissima. Sulla scia del “Decreto Caivano” (2023) e delle norme successive, il porto abusivo di armi bianche può oggi costare fino a 3-4 anni di reclusione. Eppure, i fatti di questi giorni sollevano dubbi sulla reale efficacia di questa “linea dura”. Nonostante l'inasprimento, le denunce di minori per porto d'armi sono raddoppiate negli ultimi anni, superando quota 1.900 casi annui. Se da un lato le forze dell'ordine hanno più strumenti per intervenire (come il DASPO urbano dai 14 anni o le multe fino a 1.000 euro per i genitori), dall'altro la minaccia della cella non sembra scoraggiare i giovani che agiscono d'impulso o per dinamiche di branco. Al contrario, la “stretta” ha portato per la prima volta al sovraffollamento degli Istituti Penali per Minorenni (IPM), con un aumento delle presenze del 50% dal 2022.

IL DILEMMA TRA DETENZIONE E RIEDUCAZIONE. Il sistema italiano si trova davanti a un bivio. Per i reati gravi come quelli di Prato e Taranto, la custodia in IPM resta la via principale per contenere la pericolosità sociale. Tuttavia, i dati indicano che la recidiva per chi entra in carcere sfiora il 63%, mentre scende al 23% per chi viene affidato a percorsi educativi esterni. Strumenti come la Messa alla Prova — che sospende il processo in cambio di un progetto rigoroso di volontariato e mediazione con la vittima — rimangono fondamentali, ma sono oggi messi sotto pressione dalle nuove norme che limitano i benefici per certi reati. Il rischio, denunciano associazioni come Antigone, è che il carcere diventi una “palestra di criminalità” piuttosto che un luogo di rinascita, se non supportato da investimenti massicci in psicologi e mediatori culturali. Il sangue versato a Prato e Taranto è un monito: la sfida della sicurezza non si vince solo alzando gli anni di carcere. Se un sedicenne gira armato di coltello a farfalla per “non apparire debole”, il problema è prima di tutto culturale e sociale. La prevenzione, che passa attraverso la scuola e il supporto alle famiglie, sembra essere l'unico tassello mancante in una strategia che, finora, ha cercato di curare i sintomi senza riuscire a estirpare la malattia. (12 MAG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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