“Dopo un atto di pirateria di stato senza precedenti, compiuto dall'IOF, tra cui l'intercettazione violenta e illegale di imbarcazioni in acque internazionali e le torture e gli abusi sessuali documentati ai danni di attivisti internazionali, la flottiglia continuerà i suoi sforzi per rompere l'assedio alla Palestina nella fase finale della missione”. Lo si legge in una nota della Global Sumud Flotilla che annuncia una conferenza stampa oggi, alle ore 14, al porto di Marmaris, in Turchia. Partecipano Thiago Avila, e Saif Abukeshek, membri del comitato direttivo del GSF da poco rilasciati dalla detenzione israeliana, Sumeyra Akdeniz Ordu, altro membro del direttivo, Nathalia Accioly, avvocato per i diritti umani, Ko Tinmaung, rappresentante della comunità Rohingya e partecipante alla missione, Imane El Makhloufi, in rappresentanza della flotta medica GSF. Gli organizzatori condivideranno i piani aggiornati per la flotta, “ora riorganizzati e ampliati”, e le modalità con cui procederanno. Inoltre, GSF annuncerà i prossimi passi in materia di responsabilità legale e politica a seguito del simposio giuridico tenutosi la scorsa settimana a Marmaris e “l’imperativo morale dell’azione globale rispetto al silenzio e alla complicità”. Intanto la Global Sumud Flotilla rende noto di “non aver ricevuto alcun riscontro” da parte delle istituzioni europee alla sua richiesta di attivare una missione indipendente di osservazione e verifica presso il porto di Marmaris, in Turchia, da dove partiranno le imbarcazioni dirette verso Gaza. Nei giorni scorsi, oltre alla lettera consegnata alla Commissione Europea a Roma dalla delegazione italiana, la GSF aveva formalmente richiesto il coinvolgimento di membri del Parlamento europeo e del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS), al fine di inviare una delegazione istituzionale incaricata di verificare direttamente il carico delle imbarcazioni e certificare la “natura esclusivamente civile e umanitaria della missione”. La richiesta prevedeva una verifica indipendente sul carattere esclusivamente civile e non militare delle imbarcazioni; la natura non offensiva del materiale trasportato; la presenza a bordo di beni di prima necessità, medicinali, generi alimentari e aiuti umanitari destinati alla popolazione civile di Gaza. La Global Sumud Flotilla aveva espresso piena disponibilità a collaborare con istituzioni europee e organismi internazionali, al fine di “garantire il massimo livello di trasparenza e consentire ogni forma di controllo indipendente. Ad oggi, tale richiesta non ha ricevuto alcun riscontro formale né indicazioni operative. In un contesto in cui continuano a circolare accuse e ricostruzioni non verificate sulla natura della missione, la Global Sumud Flotilla ribadisce che la missione ha carattere esclusivamente civile, pacifico e umanitario e rinnova la propria piena disponibilità a qualunque forma di ispezione indipendente, internazionale e istituzionale sulle imbarcazioni e sugli aiuti diretti verso Gaza”. (13 mag - red)
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