L'allerta sanitaria internazionale legata al focolaio di Hantavirus dilaga nel continente europeo, spingendo le autorità italiane ad attivare rigidi protocolli di contenimento e tracciamento d'urgenza. Nella serata di ieri, il Ministero della Salute italiano ha diramato una nota ufficiale per comunicare l'avvio di accertamenti diagnostici d'alto livello e l'applicazione di misure di isolamento a seguito del rilevamento di due casi ad alto potenziale di rischio sul territorio nazionale. Le strutture di riferimento per le malattie infettive, l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l'Ospedale Luigi Sacco di Milano, sono state investite della gestione diretta dei campioni biologici e dei soggetti rintracciati, in linea con le direttive comunitarie volte a circoscrivere la diffusione del virus Andes (ANDV).
La prima situazione monitorata dalle autorità sanitarie riguarda una turista di nazionalità argentina, decollata il 30 aprile scorso da un'area considerata endemica per il patogeno e giunta in Italia tramite la rotta aerea diretta Buenos Aires-Roma. La donna si è successivamente trasferita in Sicilia, nella città di Messina, dove è insorto un quadro clinico severo che ha reso necessario il ricovero ospedaliero per una polmonite. Nella giornata di ieri, i medici della struttura siciliana hanno formulato il sospetto clinico di infezione da Hantavirus, richiedendo l'esecuzione immediata dei test di laboratorio. Il prelievo biologico della paziente è stato preso in carico dai Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (NAS) dell'Arma dei Carabinieri per il trasferimento d'urgenza a Roma. Presso i laboratori dello Spallanzani, il campione sarà sottoposto a screening molecolare in concomitanza con le analisi già programmate sul materiale biologico di un giovane di venticinque anni, originario della Calabria, attualmente ristretto in regime di isolamento fiduciario precauzionale.
IL RINTRACCIAMENTO A MILANO E L'ATTIVAZIONE DELLA RETE DI SORVEGLIANZA LOMBARDA. Il secondo pilastro dell'intervento d'emergenza coordinato dal Ministero della Salute si è sviluppato nell'area urbana di Milano, dove è stato individuato un cittadino di nazionalità britannica considerato un contatto stretto a rischio elevatissimo. L'allarme è scattato in seguito a una segnalazione formale trasmessa dal governo del Regno Unito alle autorità di Roma. L'uomo aveva infatti condiviso il volo di linea sulla tratta Sant'Elena-Johannesburg con la consorte della prima vittima accertata del focolaio. Una volta ricevuta la notifica internazionale, il Ministero della Salute, avvalendosi del supporto operativo del Ministero dell'Interno per le procedure di localizzazione rapida, ha intercettato il turista sul suolo milanese, allertando immediatamente i vertici della Regione Lombardia. Il protocollo di biocontenimento è scattato senza indugi: il cittadino britannico è stato prelevato e trasferito d'urgenza presso l'Ospedale Sacco di Milano per l'inizio del periodo di quarantena obbligatoria. La misura risponde pienamente ai criteri tecnici definiti all'interno della circolare ministeriale emanata l'11 maggio scorso per fronteggiare la minaccia del ceppo Andes. Insieme al turista, i sanitari del Sacco hanno posto in isolamento cautelativo anche un accompagnatore che viaggiava stabilmente con lui. Il Ministero della Salute ha tenuto a precisare che la gestione della vicenda continuerà a essere improntata alla massima tempestività e trasparenza informativa, nel tentativo di prevenire fenomeni di allarmismo ingiustificato pur mantenendo elevata la guardia sulla catena dei contagi biologici.
LA CONTABILITÀ DEL CONTAGIO SULLA MV HONDIUS: LETALITÀ E DINAMICHE TEMPORALI. L'origine dell'attuale emergenza sanitaria globale risiede nel perimetro circoscritto della nave da crociera olandese MV Hondius, rimasta al centro di una complessa operazione di evacuazione medica e quarantena internazionale. Nel focolaio epidemico sviluppatosi a bordo dell'imbarcazione sono stati identificati complessivamente nove casi di contagio. L'architettura epidemiologica del cluster evidenzia che sette di queste infezioni sono già state confermate in modo inequivocabile attraverso test di laboratorio specifici per il virus Andes. I restanti due soggetti presentano una sintomatologia compatibile e sono classificati come casi probabili, in attesa che le analisi diagnostiche definitive sciolgano i dubbi residui. La letalità associata a questo specifico episodio ha raggiunto una soglia critica pari al 33%, in virtù dei tre decessi registrati tra i passeggeri della nave.
La ricostruzione cronologica operata dalle agenzie internazionali fissa la genesi della catena di trasmissione alla giornata del 6 aprile scorso, data in cui il cosiddetto caso indice ha manifestato i primi sintomi evidenti della patologia. Il decorso silenzioso dell'infezione ha subito un'accelerazione istituzionale il 26 aprile, quando è stata formulata la prima diagnosi ufficiale di Hantavirus su un contatto stretto del primo paziente. Il punto di svolta scientifico è datato invece 2 maggio, momento in cui i laboratori di riferimento hanno ottenuto la conferma biologica della presenza specifica del ceppo Andes (ANDV) sul campione di un altro degente correlato alla linea di infezione della nave.
Il quadro assistenziale complessivo delineato all'8 maggio scorso evidenziava la dispersione geografica dei malati in diverse strutture ospedaliere del continente europeo e africano. Un passeggero risultava ricoverato in condizioni critiche presso il reparto di terapia intensiva di una struttura sanitaria a Johannesburg, in Sudafrica. Altri due pazienti sintomatici si trovavano sotto stretta osservazione medica nei Paesi Bassi, mentre un quarto individuo era stato preso in carico dal sistema ospedaliero di Zurigo, in Svizzera. Di contro, un caso sospetto inizialmente isolato e sottoposto a esami in Germania è stato definitivamente escluso dal computo ufficiale del focolaio, dopo che i test molecolari PCR e le indagini sierologiche hanno fornito esito totalmente negativo.
IL CONFRONTO EPIDEMIOLOGICO: LA MINACCIA SUDAMERICANA E IL PRECEDENTE EUROPEO. L'allarme sollevato dal ceppo Andes risiede nella sua peculiare capacità di trasmissione interumana, una caratteristica che lo differenzia dalla maggior parte degli altri hantavirus e che amplifica il rischio di introduzione in territori precedentemente non esposti. Per comprendere la portata del fenomeno, gli epidemiologi guardano ai dati consolidati delle stagioni precedenti. Su scala continentale, la situazione epidemiologica generale del 2025 nelle Americhe aveva già ampiamente confermato l'estrema pericolosità intrinseca del virus, facendo registrare un totale di 229 casi confermati a fronte di 59 decessi, un dato che si traduce in un tasso di letalità complessivo del 25,7%.
Il raffronto con i dati storici del continente europeo evidenzia una profonda asimmetria sia nei volumi che nella gravità delle infezioni. Nel corso del 2023, in Europa erano stati notificati complessivamente 1.885 casi di Hantavirus. Tuttavia, la quasi totalità di quei contagi era da attribuire a ceppi virali autoctoni – come il virus Puumala, diffuso principalmente nei roditori selvatici del Nord e dell'Est Europa – caratterizzati da quadri clinici decisamente meno aggressivi e da tassi di mortalità estremamente esigui rispetto alle varianti sudamericane. L'importazione potenziale del ceppo Andes attraverso i flussi turistici internazionali rappresenta perciò una variabile inedita, che costringe i sistemi di sorveglianza europei a mutuare i rigorosi protocolli di contenimento tipici delle febbri emorragiche ad alta letalità.
(13 MAG – deg)
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