Roma, 13 mag - “Dobbiamo recuperare l'assertività di quelle donne che fecero la Repubblica, trovando il modo di costruire basi comuni perché condivisi sono i diritti. Nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede di emanare delle leggi che riconoscano il diritto delle vittime di violenza sessuale a far valere solo e soltanto il consenso. Un principio sacrosanto, grazie al quale, per citare Gisele Pelicot, ‘la vergogna cambia campo’.
Ma nel nostro Paese, dopo una prima approvazione all’unanimità, qui alla Camera, della legge che stabilisce che senza consenso libero e attuale è stupro, una marcia indietro incomprensibile ha bloccato la legge, riportando in auge la nozione di dissenso che scarica sulle vittime tutto il peso”. Così la vicepresidente della Camera, Anna Ascani, introducendo presso la Sala della Regina di Montecitorio il convegno "Dal diritto di voto alle leggi delle donne che hanno cambiato l'Italia", con gli interventi di Giuseppe Gargani, Livia Turco, Flavia Piccoli Nardelli, Anna Maria Carloni, Fiorenza Taricone, Nastassja Habdank, moderato da Giorgio Zanchini. L'appuntamento si colloca nell'ambito delle iniziative per la celebrazione degli 80 anni dell'elezione dell'Assemblea Costituente. “Si tratta di un nodo di civiltà cruciale – spiega l’esponente dem - che impone il superamento di posizioni partitiche. Richiama tutte e tutti alla responsabilità. Le parole che scegliamo sono la forma che diamo al nostro impegno per il bene comune, ieri come oggi. Sono i mattoni che poniamo sulla strada della parità per consentire alle generazioni che verranno di proseguire il percorso, per raggiungere l'uguaglianza ‘di fatto’ dalla quale dipende il benessere di tutti. Penso che la riflessione di oggi, fondata su una memoria viva di ciò che è stato, debba portare a questa comune assunzione di responsabilità”. Una ‘autentica rivoluzione’, è così che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito la prima chiamata alle urne delle donne nel 1946, inizio di una nuova stagione che metteva fine a una storia di discriminazione e di emarginazione – continua Ascani - Un diritto, non una concessione, che le donne si erano conquistate, come ci ricorda il presidente Mattarella, sostenendo la società e l'economia italiana durante i penosi anni dei due conflitti mondiali, prendendo parte attiva alla liberazione come staffette partigiane, come attiviste e come combattenti. Un traguardo quindi dopo anni di impegno e la forte partecipazione femminile alle prime elezioni testimonia il loro desiderio di esercitarlo questo diritto, frutto di una sensibilità politica maturata negli anni e di una salda consapevolezza di cittadinanza, ma anche un punto di partenza perché è in quel 1946 che affondano le radici della cultura della parità della società in cui viviamo. I semi furono gettati con determinazione dalle 21 madri costituenti, li vollero ben piantati nella nostra carta fondamentale affinché l'uguaglianza non fosse un principio astratto ma divenisse sostanziale. E’ alla più giovane dell'assemblea costituente, Teresa Mattei, che dobbiamo l'emendamento per l'inserimento di due parole, ‘di fatto’, che hanno cementato quel principio nella nostra Costituzione, uguaglianza di fatto”.
“Un quadro di conquiste legislative che hanno avuto le donne come protagoniste, fornisce un elenco di ‘solo’ – ricorda la vicepresidente della Camera - Solo nel 1976 viene nominata la prima donna ministra, Tina Anselmi. Solo nel 1979 viene eletta la prima presidente della Camera, Nilde Iotti. Solo nel 1975 viene riformato il diritto di famiglia e sancita la parità effettiva tra i coniugi. Solo nel 1981 viene abolito il matrimonio riparatore. Solo nel 1996, ieri, la violenza sessuale smette di essere reato contro la morale, divenendo reato contro la persona. Ne ho citati alcuni, ma la lista dei ‘solo’ dell'ottenimento di diritti che oggi diamo per scontati, ma che risalgono a pochi anni o decenni fa, non si esaurisce qui. Arriva fino ai giorni nostri, fino alla prima presidente del Consiglio nel 2022. Le tappe fondamentali sono ancora da raggiungere per due motivi. Sono ancora tanti i diritti da riconoscere abbattendo pregiudizi e steccati ideologici e culturali. E soprattutto perché il cammino per la parità prevede un costante avanzamento. Le conquiste – avverte infine Ascani - devono essere tutelate e rafforzate o il rischio è un arretramento che non possiamo permetterci”. (PO / Roc)
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