Il governo italiano si prepara a pre-posizionare due unità cacciamine verso lo Stretto di Hormuz, ma esclude qualsiasi impegno militare senza una tregua stabile, una cornice giuridica internazionale e l'autorizzazione del Parlamento. È quanto emerso dall'audizione del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto nelle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, riunite questa mattina alla Sala del Mappamondo di Montecitorio. "Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo", ha esordito Tajani, sgombrando il campo da ambiguità. Il ministro degli Esteri ha però sottolineato l'urgenza strategica della crisi: per lo Stretto di Hormuz transitano il 20% del petrolio mondiale e un quarto delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto, con effetti diretti sulla competitività del sistema produttivo italiano, il cui export vale il 40% del PIL. Crosetto ha spiegato la logistica della pianificazione in corso: raggiungere il Golfo Persico richiede quasi un mese di navigazione, motivo per cui i cacciamine verranno spostati in anticipo - prima nel Mediterraneo orientale, poi nel Mar Rosso nell'ambito delle missioni già autorizzate (Mediterraneo Sicuro e Aspides) - restando a distanza di sicurezza. "Prepararsi è un atto di responsabilità", ha detto il ministro della Difesa, ricordando che Francia, Germania, Belgio e Regno Unito stanno adottando lo stesso approccio. Ad oggi 24 paesi hanno già manifestato disponibilità a partecipare con assetti specializzati allo sminamento dello stretto.
Sul fronte diplomatico, Tajani ha riferito dei colloqui con il segretario di Stato americano Marco Rubio, con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi e con il cinese Wang Yi, sottolineando che la Cina — tra i principali interessati alla riapertura di Hormuz — ha un ruolo chiave nel fare pressione su Teheran. Il ministro ha inoltre condannato con fermezza gli attacchi israeliani ai villaggi del sud del Libano e si è detto aperto a discutere sanzioni commerciali contro i prodotti dei coloni in Cisgiordania, pur precisando che altri otto paesi UE nutrono perplessità al riguardo. Crosetto ha concluso con un monito più ampio: i conflitti moderni non sono più solo tra Stati — "basta un attore non statale" con droni a basso costo per minacciare qualsiasi paese — e ha rivendicato la necessità di finanziare adeguatamente la Difesa, definendola "il requisito su cui si regge la democrazia". L'audizione ha registrato un ampio sostegno dalla maggioranza. Mara Carfagna (Noi Moderati) ha parlato di "piena condivisione" e ha invitato tutte le forze politiche a compattarsi, avvertendo che chi chiede di attendere un mandato ONU propone in realtà che l'Italia si tiri indietro. Dall'opposizione, Angelo Bonelli (AVS) ha riconosciuto un cambio di posizione del governo rispetto alle settimane precedenti, ma ha ribadito la necessità di agire solo dentro una cornice ONU e con una pace duratura.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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