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direttore Paolo Pagliaro

TEHERAN E ABU DHABI
TENSIONE ALLE STELLE

TEHERAN E ABU DHABI <BR> TENSIONE ALLE STELLE

Il panorama diplomatico e della sicurezza nel Medio Oriente registra una nuova e marcata impennata nelle tensioni verbali tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Emirati Arabi Uniti. Al centro della disputa vi sono le rivelazioni riguardanti presunti contatti riservati tra il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i vertici di Abu Dhabi, inseriti nel quadro della più ampia campagna strategica israelo-americana volta a contenere l'influenza di Teheran nella regione. Le frizioni sono emerse pubblicamente nelle ultime ore, quando il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (nella foto) ha diffuso una nota ufficiale su X. L’esponente iraniano ha affermato che le strutture di sicurezza della Repubblica Islamica erano a conoscenza da tempo di tali movimenti riservati, sollevando tuttavia interrogativi tra gli analisti internazionali sul motivo per cui Teheran abbia scelto proprio l’attuale momento politico per rendere note tali informazioni di intelligence. Nello specifico, Araghchi ha dichiarato: “Netanyahu ha ora rivelato pubblicamente ciò che i servizi di sicurezza iraniani avevano comunicato tempo fa alla nostra leadership”.

Il messaggio di Teheran non si è limitato a una ricostruzione temporale delle attività di intelligence, ma ha assunto i toni di un severo avvertimento strategico diretto alle monarchie del Golfo che hanno intrapreso la via della normalizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico. Araghchi ha infatti aggiunto che “inimicarsi il grande popolo iraniano è una scommessa folle”, sottolineando successivamente come la scelta di collaborare attivamente con le autorità israeliane rappresenti un atto politico di estrema gravità. Nelle parole del diplomatico iraniano, “collaborare con Israele in tal senso è imperdonabile. Coloro che collaborano con Israele per seminare divisione saranno chiamati a risponderne”.

Dietro la durezza delle dichiarazioni appare evidente il tentativo di Teheran di esercitare una pressione psicologica e politica sui partner arabi di Washington, in un momento di forte stallo delle iniziative diplomatiche multilaterali. La retorica iraniana mira a isolare le iniziative diplomatiche israeliane, presentando la cooperazione con il governo di Tel Aviv come un fattore di intrinseca instabilità per l'intera architettura di sicurezza del Golfo Persico.

La replica ufficiale degli Emirati Arabi Uniti non ha tardato a manifestarsi, configurando una netta smentita istituzionale rispetto alle ricostruzioni fornite sia da Teheran sia da fonti israeliane. Le autorità di Abu Dhabi hanno negato categoricamente qualsiasi visita recente o non concordata di Netanyahu sul proprio territorio nazionale, respingendo l'idea che il Paese possa essere utilizzato come piattaforma operativa per attività ostili contro terzi attori regionali.

La controversia si è ulteriormente complicata quando l'ufficio del Primo Ministro israeliano ha diffuso una nota ufficiale per chiarire i contesti storici dei canali di comunicazione riservati tra i due Paesi. Secondo quanto formalmente comunicato da Tel Aviv, i riferimenti a incontri segreti di Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti non riguardavano l'attuale fase di crisi generalizzata, bensì canali di contatto storici risalenti a contesti geopolitici differenti del passato.

Gli Emirati Arabi Uniti rimangono uno dei pochissimi Stati dell'area araba ad aver formalizzato e strutturato le relazioni diplomatiche con Israele, un percorso culminato in passato con la ricezione ufficiale di Netanyahu da parte del Presidente Mohammed bin Zayed Al Nahyan. La smentita odierna di Abu Dhabi evidenzia la delicatezza della sua posizione geopolitica: da un lato la necessità di mantenere aperti i canali economici e di sicurezza coordinati con l'Occidente e Israele, dall'altro la chiara volontà di non offrire a Teheran pretesti per escalation dirette o asimmetriche contro le proprie infrastrutture strategiche. (14 MAG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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