Oggi al Tribunale delle Imprese di Milano è annunciata l’apertura della prima udienza della prima class action inibitoria europea contro Meta (Facebook, Instagram) e TikTok promossa da MOIGE – Movimento Italiano Genitori con lo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino ed un gruppo di famiglie, con l'obiettivo dichiarato di una “concreta tutela dei minori nel digitale”. “Se il Tribunale di Milano accoglierà il ricorso, ordinerà alle piattaforme la cessazione immediata delle condotte contestate, avviando un’azione risarcitoria verso migliaia di genitori” si legge in una nota del MOIGE che ha Illustrato nei giorni scorsi l’iniziativa presso l’Associazione della stampa estera. L'esperienza italiana è già considerata un modello replicabile: associazioni di genitori di altri Paesi dell'EPA (European Parents Association) hanno dichiarato di voler valutare class action analoghe nei rispettivi ordinamenti nazionali. “La legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, ma le piattaforme ignorano abitualmente questo obbligo – prosegue la nota -. Si stima che 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni siano attivi su Meta e TikTok con dati non verificati o falsi. L'inibitoria di classe – fondata sull'art. 840-sexiesdecies c.p.c., lo strumento di tutela collettiva introdotto nel 2021 – si articola in tre richieste fondamentali. La legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, eppure oggi si stima che circa 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni frequentano le piattaforme di Meta e TikTok in violazione di tale divieto. Considerando anche i genitori di questi minori, sono circa 10 milioni gli italiani direttamente danneggiati da questa pratica illecita e sistematicamente tollerata dalle piattaforme. Meta e TikTok non solo non impediscono l'accesso ai minori, ma non adottano alcun sistema efficace di verifica dell'età, consentendo iscrizioni con dati falsi o non verificati. L'azione legale chiede al Tribunale di Milano di ordinare alle piattaforme l'adozione di sistemi reali e certificati di controllo dell'età, a tutela di una norma che non è arbitraria, ma posta a presidio della salute fisica e mentale dei più piccoli. Questo è il punto più innovativo e tecnicamente complesso dell'azione. Le piattaforme social di Meta e TikTok fondano il loro funzionamento su algoritmi di profilazione che costruiscono una vera e propria "identità algoritmica" di ciascun utente: tracciano non solo la navigazione, ma la durata precisa della fruizione di ogni singolo contenuto, al fine di proporre in modo continuo materiali sempre più personalizzati e coinvolgenti, rendendo progressivamente più difficile disconnettersi. Il meccanismo centrale di questa dipendenza è la dopamina, il neurotrasmettitore noto come "ormone del piacere": ogni like, notifica e contenuto gratificante stimola il suo rilascio, legando l'utente alla piattaforma in modo simile a quanto avviene con le sostanze che creano dipendenza. Per un cervello adolescenziale ancora in pieno sviluppo – la corteccia prefrontale raggiunge la maturazione completa solo intorno ai 25 anni – questo meccanismo può provocare danni neurologici permanenti, alterando i processi di attenzione, motivazione, controllo degli impulsi e regolazione emotiva. L'insieme di queste tecniche rientra nella cosiddetta captologia (o "tecnologia persuasiva"): una disciplina scientifica che studia la progettazione di sistemi informatici capaci di modificare atteggiamenti e comportamenti degli utenti senza apparente coercizione, sfruttando l'intelligenza artificiale e i Big Data per influenzare i processi decisionali in modo occulto. L'azione chiede al Tribunale di ordinare la cessazione di questi meccanismi nei confronti dei minori, a partire dallo scroll infinito, dal sistema dei like compulsivi e dalla profilazione comportamentale occulta. Così come i produttori di farmaci, tabacco e alcol sono tenuti per legge a informare i consumatori degli effetti avversi dei loro prodotti, anche le piattaforme social devono fornire un'informazione chiara, visibile e diffusa sui rischi derivanti dal loro utilizzo, in particolare per i minori. Oggi Meta e TikTok nascondono scientemente questi rischi agli utenti e alle loro famiglie, privandoli della possibilità di effettuare scelte consapevoli. La letteratura scientifica documenta una correlazione diretta tra l'esposizione prolungata ai social e una vasta gamma di disturbi: disturbi alimentari, perdita del sonno, calo del rendimento scolastico, depressione, interpretazione errata delle emozioni, comportamenti impulsivi, accettazione di sfide pericolose (le cosiddette challenge), fino ad atti autolesivi e ideazioni suicidarie. L'azione legale chiede che questa informazione venga resa obbligatoria e accessibile, sul modello del cosiddetto "bugiardino" farmaceutico, così da restituire alle famiglie strumenti concreti di consapevolezza e protezione”. (14 mag - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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