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direttore Paolo Pagliaro

LE DONNE STUDIANO MEGLIO, MA GUADAGNANO MENO

 Più presenti nei percorsi universitari, più regolari negli studi, con voti mediamente più alti. Eppure, una volta entrate nel mercato del lavoro, le donne continuano a essere penalizzate sul piano economico e occupazionale. Nonostante nuove norme, nuove standard e molte buone intenzioni non si registrano miglioramenti. È quanto emerge dallo studio dell’Università di Udine, coordinato da Marco Sartor, “Il mercato del lavoro dei laureati a Udine e in Italia: stato attuale e sfide future”. La ricerca, presentata l’11 maggio a Udine, è basata su elaborazioni dei dati Almalaurea e analizza l’evoluzione dei percorsi accademici e professionali dei laureati magistrali biennali tra il 2019 e il 2024. A livello nazionale il dato è consolidato: le donne rappresentano la maggioranza dei laureati magistrali. Nel 2024, il 58% dei titoli è conseguito da donne, contro il 42% degli uomini. Questo “sorpasso formativo” è stabile nel tempo. Dal 2019 al 2024, infatti, la quota femminile resta costantemente sopra il 55%, confermando questa dinamica strutturale del sistema universitario italiano. Osservando il contesto locale, emerge una particolarità: all’Università di Udine il quadro è diverso. Qui uomini e donne risultano quasi perfettamente bilanciati. «Una specificità che trova spiegazione nel peso delle discipline tecnico-scientifiche, dove la presenza maschile è tradizionalmente più elevata» spiega Marco Sartor, professore di Ingegneria economico–gestionale del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura. Ma se a livello nazionale il predominio femminile appare stabile, all’Ateneo friulano la situazione è più fluida. Negli ultimi anni si osservano continui sorpassi tra uomini e donne : nel 2019, 51,7% uomini; nel 2022, 52,2% donne; nel 2024, 50,9% uomini. «Questo andamento “a specchio” suggerisce che, nei contesti locali, il divario di genere può essere più sensibile alle dinamiche dell’offerta formativa e alle scelte degli studenti» puntualizza Sartor. Le donne mostrano performance accademiche superiori sotto diversi aspetti. A partire dalla regolarità negli studi, quelle laureate all’Università di Udine mostrano un indice leggermente superiore al dato nazionale, 0,38 rispetto allo 0,37 nazionale. E soprattutto nei risultati finali. Le laureate, infatti, ottengono mediamente risultati migliori, confermando una maggiore efficacia nei percorsi di studio. Sia a livello nazionale, 107,8 contro il 106,6, sia all’Ateneo friulano, 108,4 rispetto a 106,9, dove le laureate ottengono un risultato migliore 108,4, di quello nazionale, 107,8. Nonostante questi risultati, il passaggio al lavoro segna una brusca inversione. Già a un anno dalla laurea emerge un divario retributivo significativo. Le donne guadagnano mediamente circa 200–250 euro in meno al mese fin dall’inizio della carriera. L’aspetto più critico è che il tempo non riduce il divario: lo amplifica. A cinque anni dalla laurea, il gap supera i 300 euro sia a livello nazionale che a Udine. Questo significa che, mentre entrambi i generi crescono professionalmente, lo fanno su traiettorie via via divergenti. L’analisi per area disciplinare rafforza questo quadro. Nei settori umanistici il divario è contenuto, circa 49 euro. Ma nei settori tecnico-scientifici, dove i salari sono più alti, il gap si amplia drasticamente raggiungendo i 366 euro. Il risultato è un vero paradosso: proprio nei settori più qualificati e remunerativi si registrano le disuguaglianze più marcate. Le difficoltà emergono anche sul fronte occupazionale. Le donne incontrano maggiori ostacoli nell’ingresso nel mercato del lavoro e, anche nel lungo periodo, mantengono livelli di disoccupazione più elevati. A un anno è del 12,6% contro l’8,1% degli uomini, a cinque anni è il 5% rispetto al 3,1% dei laureati maschi. «Il dato più significativo dello studio – evidenzia Sartor – riguarda la dinamica del gender pay gap: non è una disparità temporanea, ma un fenomeno strutturale che tende ad ampliarsi con l’esperienza. A un anno dalla laurea il divario è già evidente. A cinque anni diventa marcato. «Il tempo – sottolinea il professor Sartor – non è un fattore di riequilibrio, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze. L’analisi intertemporale mostra come il quadro sia stabile negli ultimi anni. Nonostante i molti dibattiti, le iniziative di sensibilizzazione sul tema, i nuovi standard, i dati non paiono migliorare nel tempo. Il sistema universitario riconosce il merito femminile, ma il mercato del lavoro non riesce a valorizzarlo allo stesso modo. Il divario persiste» conclude l’autore dello studio.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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