A un anno dalla scomparsa di Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna 1926 – Milano 2025), e nella ricorrenza del centenario della sua nascita, Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro rendono omaggio a uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento con la mostra “Arnaldo Pomodoro: una vita. Le grandi opere delle Collezioni Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro” che apre al pubblico alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano, museo di Intesa Sanpaolo, dal 29 maggio al 18 ottobre. Curata da Luca Massimo Barbero, curatore Associato delle Collezioni di Arte Moderna e Contemporanea della Banca, e Federico Giani, curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra è il racconto di una vita, di un viaggio artistico durato oltre sessant’anni, dal fermento degli esordi alla metà degli anni Cinquanta fino alle più recenti sperimentazioni degli anni Duemila. Grazie a un nucleo antologico di oltre quaranta opere provenienti dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, il pubblico può ripercorrere, decennio dopo decennio, le tappe più significative dell’avventura creativa e poetica di Pomodoro. Il percorso espositivo permette ai visitatori di ammirare i capisaldi della sua produzione, così come di scoprire opere meno note e un nucleo di materiali d’archivio, selezionati dai curatori per stimolare nuove chiavi di lettura e di visione. (gci)
ROMA, A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI “ROMASUONA. LA MUSICA IN ITALIA 1970–1979”
Azienda Speciale Palaexpo presenta a Palazzo Esposizioni Roma – dallo scorso 1° maggio fino al 12 luglio – “ROMASUONA. La musica in Italia 1970–1979”, una mostra che ripercorre un decennio cruciale della storia italiana, attraverso la rivoluzione dei linguaggi musicali, che hanno dominato la scena pop, nazionale e internazionale. L’esposizione è promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, ideata, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo. Nell’arco di questo decennio, la musica ha saputo travalicare i propri canoni estetici per fondersi con la letteratura, le arti visive e il cinema, agendo come potente catalizzatore di identità collettive, in un’epoca segnata dall’espansione dell’industria discografica e dall’avvento pionieristico delle radio libere. In tale contesto, l’espressione musicale diventa il terreno su cui istanze politiche e sperimentazioni artistiche si intrecciano. Roma è al centro di questa metamorfosi, affiancata da realtà di pari rilievo quali Milano, Napoli e Bologna e da centri minori, ma non marginali, come Viterbo, Nettuno o Zerbo, in provincia di Pavia. Il nucleo della mostra è costituito da un corpus di circa settecento scatti fotografici in larga parte inediti: dalle luci dei grandi palchi al silenzio dei backstage, le immagini narrano la creatività degli artisti in studio e durante le performance, come anche l'estetica spontanea delle piazze, cristallizzando l'anima di un'epoca attraverso l'obiettivo dei fotografi, vero motore della mostra. Attorno a questo ingente nucleo fotografico affiorano frammenti di un intero mondo musicale: manifesti, biglietti di concerti, riviste specializzate, fanzine, volantini, libri e copertine di vinili, strumenti musicali, apparecchiature di amplificazione. (gci)
“STRATIGRAFIE DEL VIVENTE”: A LISSONE (MB) L’ARTE DI GIULIA MANGONI
Un’occasione per scoprire l’arte di Giulia Mangoni (Isola del Liri, 1991): dal 23 maggio al 27 settembre, il MAC - Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB) presenta la prima mostra monografica museale dedicata all’artista italo-brasiliana, dal titolo “Stratigrafie del Vivente”, a cura di Stefano Raimondi. L’artista, già vincitrice del Premio Lissone 2021, sviluppa una ricerca che interseca pittura, memoria e appartenenza territoriale. Concepita come un percorso stratificato che attraversa pratiche, immaginari e ontologie del vivente, si articola sull’intero museo come una sequenza di ambienti in cui sistemi differenti - artigianali, simbolici, naturali e industriali - emergono come strati interdipendenti di un’unica realtà complessa. “Stratigrafie del Vivente” adotta una concezione “geologica” dell’esperienza, in cui livelli temporali differenti coesistono e si influenzano reciprocamente, evocando una visione del mondo come processo in continuo divenire. La mostra restituisce così una riflessione sul vivente inteso non come insieme di elementi separati, ma come rete complessa di relazioni attraversata da memorie, sopravvivenze e trasformazioni. La pratica di Mangoni nasce da un coinvolgimento diretto con i territori e le comunità. L’artista collabora con artigiani, allevatori e opera in contesti locali, in particolare nella Ciociaria, territorio che l’artista ha eletto come luogo centrale della propria ricerca. A partire dagli archivi locali, dalle storie orali, da documenti e testimonianze, Mangoni costruisce composizioni pittoriche dense e stratificate, in cui paesaggi e figure emergono come elementi attivi di scenografie immaginate. La pittura diventa così una superficie attiva di traduzione: un luogo in cui gesti, saperi e narrazioni vengono rielaborati, trasposti e talvolta disallineati, dando forma a nuove configurazioni visive. La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che verrà presentato durante il periodo espositivo. Con “Stratigrafie del Vivente”, il MAC di Lissone prosegue il proprio impegno nella valorizzazione delle più significative ricerche artistiche contemporanee, dedicando uno sguardo approfondito a una delle voci più interessanti della pittura italiana emergente. (gci)
A REGGIO EMILIA L’ESPOSIZIONE SU LUIGI GHIRRI
In Emilia-Romagna l’esposizione su uno dei protagonisti della fotografia italiana: dallo scorso 30 aprile fino al 28 febbraio 2027, Palazzo dei Musei di Reggio Emilia presenta “Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori”, a cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri, con la curatela musicale di Giulia Cavaliere. La mostra, che si apre nell’ambito della XXI edizione del festival Fotografia Europea, comprende anche un nucleo intitolato “Oltre quei monti il mare”, concepito grazie alla partecipazione del musicista Iosonouncane, e un focus allestito presso il Teatro Valli, visitabile fino al 14 giugno. Nel 2021, nell’ambito del riallestimento curato da Italo Rota, nel secondo piano di Palazzo dei Musei è stata inaugurata una nuova sezione fotografica concepita come uno spazio dinamico di ricerca, pensiero e valorizzazione delle immagini. La sezione dedica uno spazio permanente all’opera di Luigi Ghirri, figura centrale per la storia della fotografia e per l’identità culturale della città. Il progetto – promosso dal Comune di Reggio Emilia (Musei Civici e Fototeca della Biblioteca Panizzi) in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri – vede ogni anno una nuova esposizione che racconta la complessità della produzione del grande fotografo attraverso prospettive critiche inedite e il coinvolgimento di artisti contemporanei. Il progetto espositivo per l’anno 2026-2027, esplora quella che Luigi Ghirri definisce la “strana e misteriosa parentela tra suono e immagine” che, da sempre, lo affascina. Grande appassionato di musica, Ghirri le attribuisce un ruolo centrale: lo dimostrano la passione per l’opera di Bob Dylan, la profonda amicizia con Lucio Dalla e l’importante collezione di dischi. Ma lo rivelano anche i suoi scritti, attraversati da continui rimandi all’influenza che la musica ha avuto sul suo modo di guardare e di costruire immagini. Al pari della pittura, della filosofia, della letteratura, della fotografia e del cinema, la musica concorre infatti alla formazione di quell’“immagine dell’esterno” su cui Ghirri si interrogava costantemente, riconoscendole – come alla fotografia – una capacità narrativa in grado di attivare veri e propri “squarci visionari”. “Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori” intende affrontare questi diversi livelli di contatto tra fotografia e musica, articolandoli in un percorso in tre parti. Il corridoio centrale raccoglie fotografie dedicate ai luoghi della musica: disegni parietali di trombe e percussioni, interni di teatri, chiese con organi come fossero piccoli monumenti, juke-box e pianoforti, che insieme compongono un ritratto stratificato che intreccia cultura alta e popolare, mostrando la musica come presenza storica o apparizione fugace. Un secondo nucleo della mostra presenta numerosi materiali, anche inediti, che raccontano la relazione di Ghirri con i musicisti fra cui Lucio Dalla, Gianni Morandi, Ron, Luca Carboni, i CCCP e molti altri. Questa restituzione è anche l’occasione per valorizzare il contributo – ancora poco raccontato – di Paola Borgonzoni, designer e figura decisiva accanto a Ghirri (compagna di vita e di lavoro) sia nei progetti editoriali sia nell’ideazione delle copertine dei dischi. Il terzo nucleo intitolato “Oltre quei monti il mare” è concepito come uno spazio di sperimentazione e ricerca sul soundscape e sulla relazione tra paesaggio visivo e paesaggio sonoro, grazie all’intervento artistico, realizzato appositamente per la mostra, del cantautore, produttore discografico e compositore Iosonouncane. L’intervento intende mettere in relazione l’ecologia dello sguardo di Ghirri e l’ecologia acustica del compositore, scrittore e ambientalista Raymond Murray Schafer, evidenziando come, negli stessi anni ma in ambiti diversi, entrambi abbiano riflettuto su una crescente difficoltà nel vedere e nel sentire, causata dalla saturazione dell’ambiente esterno. Paesaggio visivo e paesaggio sonoro emergono così come due modalità di orientamento e di relazione con l’ambiente e la natura. Dallo scorso 30 aprile al 14 giugno, in occasione di Fotografia Europea, un ulteriore focus dedicato alle immagini per le copertine di musica classica della storica etichetta discografica RCA, è allestito nella sala ottagonale del Teatro Valli. La scelta richiama un luogo centrale nell’esperienza di Luigi Ghirri, che con I Teatri di Reggio Emilia ha collaborato a lungo, fotografando spettacoli e ambienti. Accanto alle copertine, sono esposte anche immagini preziose custodite nell’Archivio storico del Teatro Municipale: fotografie degli spettacoli realizzati negli anni, che restituiscono lo sguardo di Ghirri sulla scena e sul tempo teatrale. La presenza di queste opere sottolinea il valore dell’archivio come luogo vivo di conservazione e di cura, capace di custodire la memoria e la bellezza nel tempo e di renderle nuovamente accessibili e condivise. La mostra è accompagnata da una serie di contenuti testuali e audio originali a cura di Giulia Cavaliere: approfondimenti, dialoghi e interviste che si intrecciano al percorso e invitano a una fruizione “in ascolto”. Le voci di artisti e musicisti - alcuni dei quali hanno collaborato con Ghirri o ne hanno condiviso un tratto di strada - restituiscono, in forma diretta, il dialogo tra suono e immagine che attraversa l’intero progetto. Mostra promossa dal Comune di Reggio Emilia (Musei Civici, Biblioteca Panizzi) in collaborazione con Fondazione I Teatri, Fondazione Luigi Ghirri e ISIA U con il contributo Art Bonus di IREN. La sezione “Oltre quei monti il mare” - Iosonouncane è realizzata grazie al contributo di BDC – Bonanni Del Rio Catalog e con la sponsorizzazione tecnica di RCF. (gci)
BIENNALE VENEZIA, DA SANTA SEDE PADIGLIONE "L’ORECCHIO E’ L’OCCHIO DELL’ANIMA"
Si intitola "L’orecchio è l’occhio dell’anima" il padiglione della Santa Sede per la 61.ma Biennale d'arte di Venezia, in programma dallo scorso 9 maggio al 22 novembre, in risposta alla proposta curatoriale di Koyo Kouoh per la Biennale 2026, volta a rallentare il ritmo e a sintonizzarsi su un registro più quieto. Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede presenta un insieme di nuove opere commissionate a 24 artisti, che assumono "la forma di una preghiera sonora, un invito all’atto contemplative dell’ascolto, ispirata alla vita e all’eredità di Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa medievale, poetessa, guaritrice e compositrice" si legge in una nota. Due le sedi dell'esposizione curata da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective. Al Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi espongono Bhanu Kapil, Brian Eno, Carminho, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Holly Herndon & Mat Dryhurst, Jim Jarmusch, Kali Malone, Kazu Makino, Laraaji, Meredith Monk, Moor Mother, Otobong Nkanga, Patti Smith, Precious Okoyomon, Raul Zurita, Soundwalk Collective, Suzanne Ciani, Terry Riley, Monache benedettine dell’Abbazia Santa Ildegarda di Bingen. Al Complesso di Santa Maria Ausiliatrice si trovano le opere di Alexander Kluge, Ilda David', Tatiana Bilbao - MAIO Architects - DOGMA. Presentata nell’antico Giardino Mistico a Venezia, uno spazio verde monastico nascosto all’interno di un convento del XVII secolo curato dalla comunità dei Carmelitani Scalzi, la prima parte del Padiglione presenta nuove opere sonore di 20 compositori, musicisti e poeti contemporanei, che rispondono a canti, scritti e visioni di Ildegarda di Bingen attraverso voce, strumenti, e a volte, silenzio. Nel giardino i visitatori sono invitati ad entrare in una esperienza di ascolto contemplativo - tramite cuffie - di tali opere, composte in uno spazio sonoro dal Soundwalk Collective, che ha creato anche uno strumento sonoro su misura che ascolta il giardino in tempo reale, trasformando i sottili suoni naturali, tra cui l’attività bioelettrica delle piante e la micro-acustica del vento, dell’acqua, del legno, degli insetti e del suolo, in una composizione in continua evoluzione. Attraversando la città, nel sestiere di Castello, la seconda sede del Padiglione è il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, che diventa uno scriptorium contemporaneo (un luogo in cui i libri venivano copiati e miniati). Articolato in tre punti principali, lo spazio ospita un archivio vivente, il testamento di Alexander Kluge, e la liturgia sonora delle monache dell’Abbazia di Eibingen. L’archivio è stato curato in stretta collaborazione con suor Maura Zatonyi OSB e l’Accademia di Santa Ildegarda, i cui insegnamenti, ricerche e attività di conservazione dell’eredità di Ildegarda hanno ispirato artisti e collaboratori del Padiglione. Al suo interno i visitatori trovano una biblioteca multilingue dei testi di Ildegarda, dei libri d’arte di Ilda David’ e una nuova architettura monastica progettata da Tatiana Bilbao Estudio, MAIO Architects, DOGMA. Lo spazio presenta l’opera finale del celebre regista e autore Alexander Kluge, conclusa prima della sua morte il 25 marzo scorso all’età di 94 anni: un’installazione di film e immagini, articolata in 12 stazioni, che si dispiega in tre ambienti secondo la logica industriale del restauro in corso dell’edificio. A Kluge, inoltre, si deve il titolo del Padiglione della Santa Sede: "L’orecchio è l’occhio dell’anima". La mostra presso il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice è un’evoluzione del Padiglione della Santa Sede della 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, sviluppando e proseguendo l’impegno costante verso questo sito e la continuità del progetto architettonico di Tatiana Bilbao Estudio - MAIO Architects, Opera Aperta (2025), curato da Marina Otero Verzier e Giovanna Zabotti. Ildegarda di Bingen è stata ufficialmente proclamata santa e dottore della Chiesa Cattolica da Papa Benedetto XVI nel 2012. (red)
NELLA FOTO. Ritratto Arnaldo Pomodoro. 2014 foto © NICOLA GNESI
(© 9Colonne - citare la fonte)




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