“Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia. Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e per l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia”. E’ quanto scrive la Banca centrale europea nel terzo Bollettino economico del 2026, Le prospettive di crescita, sottolinea l’Eurotower, sono soggette a rischi al ribasso. “La guerra in Medio Oriente resta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, inasprendo il contesto politico mondiale già di per sé mutevole. L’interruzione prolungata dell’approvvigionamento energetico potrebbe far aumentare ulteriormente le quotazioni energetiche per un periodo più lungo rispetto a quanto attualmente atteso. Questi fattori eroderebbero i redditi e accentuerebbero la riluttanza di imprese e famiglie verso gli investimenti e i consumi”. La crescita si attenuerebbe ulteriormente, spiega il bollettino, se la chiusura delle principali rotte marittime dovesse causare gravi carenze di input essenziali, tali da costringere le imprese dell’area dell’euro a ridurre la produzione. Un deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali potrebbe frenare maggiormente la domanda. Ulteriori frizioni nel commercio internazionale potrebbero esacerbare le interruzioni delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti. Altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza. Per contro, la crescita potrebbe risultare superiore se l’economia si rivelasse più adattabile alle turbative causate dalla guerra in Medio Oriente o se il conflitto dovesse risolversi in tempi più rapidi di quanto attualmente atteso”. Inoltre, sostengono gli esperti di Francoforte, “la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme volte a migliorare la produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro potrebbero sospingere la crescita più delle attese”. Nuovi accordi commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico potrebbero inoltre stimolare la crescita oltre le aspettative attuali. I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo. Se i rincari dell’energia dovessero assumere entità e durata maggiori rispetto alle aspettative correnti, l’inflazione dell’area dell’euro aumenterebbe ulteriormente. Tale andamento potrebbe risultare più marcato e persistente se l’incremento dei prezzi energetici dovesse trasmettersi in misura maggiore di quanto atteso agli altri prezzi e ai salari, se le aspettative di inflazione a più lungo termine aumentassero di riflesso, oppure se si verificassero turbative più generalizzate delle catene di approvvigionamento mondiali. Le attuali tensioni commerciali potrebbero inoltre determinare una maggiore frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali, ridurre l’offerta delle materie prime critiche e inasprire i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro, rileva la Bce. Per contro, l’inflazione potrebbe risultare inferiore se le ripercussioni economiche della guerra in Medio Oriente dovessero durare meno di quanto attualmente atteso, oppure se gli effetti indiretti e di secondo impatto si dimostrassero meno pronunciati. Mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero gravare sulla domanda e ridurre quindi anche l’inflazione”. Il Consiglio direttivo, assicura il bollettino, si trova tuttora in una posizione favorevole per affrontare l'attuale incertezza. L'area dell'euro è entrata in questo periodo di forti rincari dell'energia con un'inflazione intorno all'obiettivo del 2 per cento e un'economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa. Per definire l'orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo “seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione”. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell'inflazione di fondo e dell'intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi. (Roc)
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