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Prodi (Cgie): La storia della nostra rappresentanza sia uno stimolo

Roma, 15 mag – “La plenaria del CGIE si è appena conclusa e vuole mandare un messaggio aperto alle istituzioni, alle confederazioni, alle associazioni, ai singoli che vogliono con noi lavorare affinché gli italiani all'estero siano una vera risorsa a servizio del nostro paese”. Così a 9colonne Maria Chiara Prodi, segretaria generale del Consiglio generale degli Italiani all’estero, a margine dell’ultimo giorno di plenaria del Cgie, oggi al Cnel. “È stato molto importante per me sentire l'appoggio dell'assemblea plenaria in una visione che sin dall'inizio ha caratterizzato il mio mandato – prosegue Prodi facendo un bilancio della plenaria -. Noi siamo, per legge istitutiva, rappresentanti delle comunità italiane all'estero presso tutte le istituzioni che mettono in atto delle politiche per gli italiani nel mondo”. “Come diaspora istituzionalizzata italiana nel mondo, rappresentiamo oltre 7 milioni di persone in mobilità e possiamo, per la nostra storia che abbiamo saputo oggi tracciare fin dalla fine dell'Ottocento, essere veramente un esempio, uno stimolo per tutti”. Secondo Prodi “gli strumenti che abbiamo a disposizione sono infinitamente di più di quelli dei nostri predecessori che cercavano per decenni di dare una istituzionalità alla diaspora, quindi adesso gli strumenti li abbiamo, la visione la abbiamo”. “Abbiamo davanti a noi il rinnovo dei Comites – ricorda Prodi -, ora abbiamo una strada da percorrere insieme con degli strumenti concreti, con delle alleanze molto forti. Ringrazio il CNEL ma ringrazio anche tutti quelli che in questa settimana ci hanno accompagnato in maniera istituzionale. È il momento di lavorare tutti assieme: le difficoltà che avevamo le abbiamo superate e ora è il momento di aprirci al mondo”. “Non ci può essere futuro senza la consapevolezza di chi si è – conclude Prodi -. Tutti quelli che parlano di italiani all'estero in una maniera superficiale non si rendano conto di quanto le comunità hanno costruito in 150 anni di storia: l'amore per il paese che noi mescoliamo a un po' di idealizzazione, un po' di nostalgia, un po' di quello che abbiamo imparato nei paesi di approdo, sia un'energia bellissima che possiamo mettere a servizio del paese e che può restituire anche al nostro paese quel po' di utopia, di sogno, di speranza, di cambiamento di cui tutti abbiamo fame”. (PO / sip)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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