"Apprezziamo qualsiasi Paese che abbia la possibilità di aiutare, in particolare la Cina". Così ha affermato in merito al conflitto nel Golfo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi da New Delhi, dove ha incontrato il suo omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar. "Abbiamo ottimi rapporti con la Cina e sappiamo che ha buone intenzioni", ha dichiarato il capo della diplomazia di Teheran, che per gli Stati Uniti ha speso invece parole di sfiducia, sostenendo che Washington invii "messaggi contraddittori" sull'opportunità di mettere in piedi un dialogo. Se per mezzo social il presidente degli Stati Uniti Donald Trump straccia le proposte dell'Iran, definendole "inaccettabili", gli incaricati per i negoziati americani "affermano la disponibilità a proseguire i colloqui", ha spiegato Araghchi in un giorno di chiara rilevanza per la sorte della guerra in Medio Oriente e, di conseguenza, per l'economia mondiale. Si è concluso infatti il viaggio del tycoon a Pechino, dove ha avuto luogo l'incontro con il presidente cinese Xi Jinping, durante il quale i leader delle due più grandi potenze mondiali hanno discusso delle rispettive priorità, finendo per riprogrammare un nuovo colloquio in autunno: il presidente della Cina sarà ospitato negli Stati Uniti, a dimostrazione della concreta esistenza di un canale di comunicazione tra le parti. In questi due giorni di colloqui l'inquilino della Casa Bianca ha avuto modo di chiedere l'appoggio di Pechino per fare pressioni sulla Repubblica islamica per il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz; la Cina, che ha garantito che non fornirà equipaggiamenti militari diretti a Teheran, ha mostrato una posizione ambigua sul tema, dal momento che avrebbe bisogno di flussi marittimi stabili per l'economia, anche se attualmente trae vantaggio dal suo ruolo di principale acquirente di greggio iraniano. Inoltre, il segretario all'Energia statunitense Chris Wright ha detto di ritenere che la Cina è pronta ad acquistare petrolio americano nel contesto della guerra, così da svincolarsi maggiormente dall'instabile mercato del Golfo.
Dall'Air Force One, di ritorno da Pechino, Trump ha assicurato nuovamente che l'Iran "non avrà mai l'arma nucleare", altro tema esposto durante i colloqui in Cina. Da parte sua Xi Jinping ha sottolineato l'importanza di Taiwan per la politica del governo cinese, motivo per cui gli Stati Uniti dovrebbero tenersi distanti, senza dare supporto militare a Taipei, che porterebbe a consequenze pericolose. Una richiesta su cui il segretario di Stato americano Marco Rubio non si è sbilanciato, limitandosi a dire che la linea di Washington sulla questione rimane immutata. Trump, inoltre, non ha escluso un ritorno in Iran per "fare pulizia" di ciò che è rimasto delle forze della Repubblica islamica. Nel frattempo ha preso il via il secondo giorno di colloqui diretti tra Israele e Libano al Dipartimento di Stato americano, proprio mentre l'esercito israeliano continua a ordinare evacuazioni di villaggi libanesi e ad attaccare, provocando anche dei morti: sono 657 le vittime in Libano da quando è iniziato il cessate il fuoco, secondo quanto riporta il Ministero della Salute di Beirut. (15 MAG - sio)





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