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direttore Paolo Pagliaro

IRAN, TRUMP: IL TEMPO
ORMAI STA PER SCADERE

IRAN, TRUMP: IL TEMPO <BR> ORMAI STA PER SCADERE

Il precario equilibrio mediorientale sta subendo un violentissimo scossone che sta spostando l'asse della crisi dai tavoli diplomatici ai preparativi per un conflitto aperto la cui portata potrebbe rivelarsi drammaticamente estesa. Il combinato disposto di stallo negoziale sul nucleare, ripresa dei raid mirati nel profondo del Libano e inedite estensioni geografiche della guerra dei droni proietta la regione verso un nuovo potenziale scontro coordinato tra Stati Uniti, Israele e la Repubblica Islamica dell'Iran. La fragile architettura diplomatica faticosamente edificata nelle ultime settimane rischia di collassare sotto la pressione di scadenze temporali unilaterali e di un progressivo irrigidimento delle posture di difesa e offesa delle rispettive intelligence. Tra le righe delle ultime mosse politiche emerge chiaramente come la tregua, apparentemente percepita come un traguardo nei mesi scorsi, venga oggi utilizzata dai principali attori sul campo non come strumento di pacificazione, bensì come una finestra tattica per il riposizionamento strategico e il riarmo, in vista di una resa dei conti considerata da molti analisti ormai inevitabile.

L'ULTIMATUM DI WASHINGTON E LA DOTTRINA DELL'ASIMMETRIA ENERGETICA. Il nucleo di questa nuova fiammata di tensione si è consolidato nella giornata di ieri, quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scosso i canali diplomatici con una dichiarazione perentoria affidata alla sua piattaforma Truth Social. Con un linguaggio che (cosa peraltro usuale per il tycoon) azzera i margini della consueta prudenza felpata delle cancellerie, l’inquilino della Casa Bianca ha lanciato un avviso definitivo a Teheran: “For Iran, the Clock is Ticking, and they better get moving, FAST, or there won't be anything left of them. TIME IS OF THE ESSENCE!” (“Per l'Iran, il tempo sta per scadere e farebbero meglio a muoversi, VELOCEMENTE, altrimenti non rimarrà più nulla. IL TEMPO STA PER SCADERE!”). La minaccia, che a questo punto sembra essere molto concreta, riflette il totale stallo dei negoziati sul dossier atomico e balistico. Secondo fonti vicine ai dicasteri della sicurezza statunitense, la presidenza ha formalmente reinserito l'opzione militare strutturale tra le risposte immediate alle mancate concessioni iraniane, preparando il terreno per un cruciale vertice straordinario nella Situation Room della Casa Bianca.

A esacerbare la postura americana si è aggiunta la pressione dell'ala più intransigente del Congresso. Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha pubblicamente esortato la presidenza a imprimere un colpo durissimo e mirato, individuando nelle infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica il vero punto debole del regime. Nelle valutazioni dell'esponente conservatore, la deterrenza si ripristinerebbe colpendo i gangli vitali dell'economia di Teheran, a prescindere dalle restrizioni poste dal diritto internazionale in merito alla salvaguardia di strutture connesse alla sussistenza civile.

L'allineamento dei tempi politici tra Washington e Tel Aviv ha trovato una plastica conferma in una dettagliata conversazione telefonica, durata oltre mezz'ora, intercorsa ieri tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il colloquio ha preceduto una riunione d'urgenza del gabinetto di sicurezza israeliano, convocata per esaminare gli scenari operativi derivanti dal collasso delle trattative. Nelle medesime ore di ieri, la presidenza degli Stati Uniti, interpellata direttamente sui margini di manovra concessi a Teheran, ha ribadito la propria inamovibilità con formule grafiche altrettanto nette: “IL TEMPO STA PER SCADERE!”.

LA MASSIMA ALLERTA A TEL AVIV E IL NODO NUCLEARE. L'eco dei colloqui tra la Casa Bianca e il governo israeliano ha trovato immediato riscontro operativo nelle caserme dello Stato ebraico. Fonti della sicurezza interna indicano che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno innalzato lo stato di allerta al livello massimo, pianificando una cooperazione strutturale con gli Stati Uniti nell'eventualità di un attacco congiunto. I piani di contingenza israeliani prevedono il puntamento sistematico delle infrastrutture energetiche e logistiche dell'Iran, in una strategia di risposta speculare a quella evocata da Washington.

I canali d’informazione statali di Teheran mantengono una linea di assoluta rigidità, evidenziando come l'amministrazione americana non abbia formulato alcuna controproposta concreta o concessione tangibile rispetto al pacchetto di richieste presentato dall'Iran, incentrato sulla rimozione delle sanzioni economiche e sul riconoscimento del programma nucleare civile. La percezione iraniana è quella di un negoziato concepito dall'Occidente non come un compromesso paritetico, ma come una richiesta di resa incondizionata. Di conseguenza, l'assenza di ponti diplomatici transitabili spinge l'apparato militare della Repubblica Islamica a consolidare le proprie difese e a mobilitare l'asse delle proprie milizie regionali.(18 MAG - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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