Mentre le grandi potenze calcolano i vettori del possibile scontro diretto, sul terreno la violenza frammenta sistematicamente l'efficacia dei meccanismi di monitoraggio del cessate il fuoco. Nella giornata di ieri, la periferia orientale del Libano è stata teatro di un'operazione mirata di eccezionale gravità. Un missile israeliano ha centrato un appartamento situato alla periferia di Baalbek, uccidendo Wael Abdel Halim, esponente di primissimo piano della leadership della Jihad Islamica, insieme alla figlia diciassettenne Rama. L'attacco, avvenuto nella notte di ieri, ha innescato una complessa operazione di soccorso tra le macerie da parte dei team della Protezione Civile libanese alla ricerca di eventuali superstiti.
L'eliminazione di Abdel Halim si inserisce in una più vasta campagna di bombardamenti che ieri ha flagellato diverse aree del Paese. Nel pomeriggio di ieri, un raid aereo delle IDF ha colpito la località di Tayr Felsay, nel sud del Libano, provocando la morte di cinque persone e il ferimento di altre quattro. I dati parziali forniti dal Ministero della Salute libanese descrivono un bilancio domenicale pesante, con ulteriori vittime registrate anche a Tayr Debba, tra cui figurano dei minori, e oltre quindici feriti distribuiti negli ospedali dell'area meridionale.
I comandi militari israeliani hanno giustificato l'intensificazione delle operazioni aeree como una risposta obbligata alle sistematiche infrazioni addebitate alle milizie sciite. Secondo i rapporti delle IDF relativi al fine settimana, Hezbollah avrebbe lanciato circa 200 proiettili e razzi contro il territorio dello Stato ebraico e contro i contingenti israeliani ancora posizionati a ridosso della fascia confinaria meridionale. Tali azioni sono state formalmente bollate dai vertici militari di Tel Aviv come una persistente e flagrante violazione degli impegni assunti in sede internazionale per la cessazione delle ostilità.(18 MAG - deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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