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Sanità, Ricciardi (M5S): Medicina difensiva costa allunga liste d’attesa, serve cambio culturale

Roma, 19 mag - "La medicina difensiva è un problema enorme che genera tra i 10 e i 15 miliardi di costi per il nostro Stato e determina un allungamento delle liste d’attesa stimato tra il 25 e il 40%". Lo ha detto Marianna Ricciardi, deputata del Movimento 5 Stelle e organizzatrice della conferenza stampa di presentazione del tavolo di confronto sulla sanità dedicato ai temi della medicina difensiva e della giustizia riparativa. Secondo Ricciardi, l’obiettivo dell’iniziativa è avviare "un vero e proprio cambiamento culturale", superando un approccio fondato sulla colpevolizzazione dell’errore medico per passare invece a "una cultura che apprende dall’errore". "L’errore non deve essere nascosto o oscurato, ma bisogna chiedersi perché si è sbagliato e come fare per rimediare", ha spiegato. La deputata M5S ha sottolineato la necessità di una normativa capace di tutelare contemporaneamente professionisti sanitari e pazienti. "Se riuscissimo a individuare una legge che consenta da un lato di tutelare i professionisti e farli lavorare in modo sereno, senza la paura di eventuali contenziosi medico-legali, e dall’altro di garantire il giusto risarcimento ai pazienti, potremmo ridurre significativamente le liste d’attesa e ottenere risparmi concreti per lo Stato", ha affermato. Il tavolo di lavoro, ha aggiunto Ricciardi, proseguirà nei prossimi mesi con l’obiettivo di elaborare una proposta di direttiva europea sulla gestione del rischio clinico, così da uniformare le regole nei Paesi membri. "Molto spesso gli errori sono causati da una cattiva organizzazione del lavoro all’interno delle strutture", ha osservato. Ricciardi ha poi evidenziato come il problema sia particolarmente marcato nelle specializzazioni chirurgiche, "come ginecologia, ortopedia, chirurgia generale e medicina di emergenza-urgenza", settori nei quali le borse di specializzazione "molto spesso vanno deserte". Alla base, oltre alla minore remunerazione rispetto ad altri Paesi europei, ci sarebbe anche il timore dei contenziosi medico-legali: "Un chirurgo o un medico dell’emergenza sa che almeno una volta nella vita dovrà affrontare un procedimento". La deputata ha infine lanciato l’allarme sulla carenza futura di specialisti: "Si stima che nei prossimi cinque anni potremmo avere il 30% in meno di sale operatorie funzionanti proprio per mancanza di professionisti che non vogliono più svolgere questo lavoro, anche per il peso umano e personale legato ai processi".

(PO / Sis)

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