Via libera da parte dell’aula di Palazzo Madama alla mozione di maggioranza in merito ai riflessi economici connessi alla sicurezza energetica con 75 sì, 58 no e nessun astenuto. Bocciata invece quella di minoranza (M5S, Pd, Avs e Iv) su cui il governo, tramite il sottosegretario all’economia Federico Freni, aveva espresso parere contrario. Ma a far discutere è il fatto che il testo approvato sia una seconda versione di quello presentato inizialmente, che prevedeva la revisione al ribasso del target del 5% per le spese Nato. Nel secondo testo del centrodestra, infatti, scompare del tutto il punto 8 del dispositivo, che impegnava il governo a "mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”. Anche la mozione di minoranza impegnava l’esecutivo “a modificare radicalmente l’obiettivo totalmente irrealistico del 5 per cento delle spese per la difesa in rapporto al Pil, non essendo sufficiente chiedere che le spese e gli investimenti per la sovranità energetica vengano computati ai fini del parametro del 5 per cento”. Passo indietro che finisce nel mirino delle critiche dell’opposizione: “Quel che sta succedendo oggi ha del clamoroso: il Governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità – scrive in un post sui social il leader M5S Giuseppe Conte - Dopo la batosta del referendum e a pochi mesi dalle elezioni, la stessa maggioranza boccia le firme più pesanti messe dalla sua Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E riconosce, nei fatti, i pesanti errori commessi. I capigruppo di maggioranza hanno infatti presentato in Senato una mozione per rivedere il folle impegno del 5% del Pil sulle spese militari firmato da Meloni. Poi però sono stati richiamati all’ordine: la figuraccia era troppo grossa per Meloni e il Governo, sconfessati dai loro stessi parlamentari sul folle riarmo. E quindi hanno cambiato la mozione e si sono rimangiati tutto. Restano i cocci e una maggioranza a pezzi che sotto la facciata è spaccata e non condivide le scelte fatte da Meloni a livello internazionale che bloccano i soldi degli italiani su folli impegni di spesa in armi anziché sulle emergenze di famiglie e imprese. D'altronde la stessa Meloni ha sconfessato anche le sue firme sul disastroso patto di stabilità e sui vincoli europei”. “Oggi in Senato una retromarcia al limite dell'incredibile. La maggioranza presenta una mozione sull’energia, contrapposta alla mozione di tutte le forze di opposizione, dove c’è scritta una cosa molto importante, addirittura clamorosa. Talmente clamorosa che è stata cancellata col bianchetto. C’era scritto che l’impegno del 5% del Pil per le spese militari andava rivisto alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali. Noi li avevamo avvertiti che tutto quello che il governo aveva detto nel corso degli ultimi quattro anni sul riarmo era totalmente sbagliato e irrealizzabile. Ora sarebbe interessante sapere cosa è successo dalla presentazione della mozione alla sua sostituzione con un nuovo testo. Cosa è successo, perché questo cambiamento di linea improvviso? E’ arrivata qualche telefonata. Ha telefonato Trump? Vance? Forse Rubio che è stato a Roma qualche giorno fa? Forse da Washington hanno fatto notare al governo che non può pensare furbescamente di fare il gioco delle tre carte”, afferma in aula il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama. (Roc)
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