Il traffico ferroviario merci continua a diminuire: nel 2025 i volumi complessivi in Italia sono arrivati a 49,4 milioni di treni-km, in calo del 3,5% rispetto all’anno precedente, quando erano 51,2 milioni, e confermano una riduzione del 7,8% rispetto al triennio precedente. Sono i dati che emergono dal Rapporto annuale di Fermerci sul trasporto ferroviario merci italiano, presentato oggi alla sede del Cnel a Roma. “Sarebbe un errore leggere questi numeri in modo superficiale, perché il settore ferroviario merci oggi non si confronta con condizioni normali di mercato. Sta affrontando contemporaneamente una crisi industriale europea, un contesto geopolitico instabile, costi energetici ancora elevati, una forte pressione competitiva e soprattutto una fase di trasformazione infrastrutturale senza precedenti”. Così ha commentato i dati del report il presidente di Fermerci Clemente Carta. “L’Italia sta finalmente investendo nella propria rete ferroviaria” e “i lavori in corso, laddove completati, stanno producendo risultati concreti: miglioramento delle prestazioni, incremento della capacità, adeguamento agli standard europei, sviluppo dei corridoi TEN-T, potenziamento dell’intermodalità”, ha continuato, sottolineando: “Questa modernizzazione è indispensabile. Il settore ferroviario merci ha bisogno di una rete più moderna, più interoperabile, più efficiente. Il problema è che il sistema sta pagando un prezzo molto alto durante questa lunga fase di transizione. Cantieri, interruzioni, deviazioni di percorso, riduzioni di capacità, saturazione di nodi strategici: tutto questo ha un impatto diretto sulle imprese ferroviarie, sugli operatori logistici, sui terminal, sui porti e sull’intera filiera”.
“Quando un treno merci perde affidabilità il cliente non aspetta”, ma “va sulla strada” e “recuperare quel traffico dopo è molto più difficile”, ha proseguito Carta. “Serve una riflessione seria su come accompagnare il settore durante questa fase di trasformazione”, perché “non possiamo chiedere alle imprese ferroviarie di sostenere da sole il costo della transizione infrastrutturale del Paese”, ha aggiunto, sostenendo poi che “gli investimenti sulla rete sono fondamentali” e servono misure di sostegno che evitino un “indebolimento strutturale del comparto”. In questo senso “gli strumenti incentivanti hanno avuto e continuano ad avere un ruolo decisivo: il Ferrobonus, la Norma Merci, gli incentivi regionali hanno dimostrato concretamente di sostenere il traffico ferroviario e di produrre benefici ambientali, logistici e industriali per il sistema Paese. Questi strumenti non devono essere considerati semplici sussidi di settore”, ma “politiche industriali, ambientali” e “dei trasporti”, ha dichiarato, per poi sottolineare: “Purtroppo sono insufficienti nella loro portata finanziaria”, poiché “non provocano l’atteso shift modale richiesto dal legislatore comunitario, anche perché gli obiettivi europei restano estremamente ambiziosi. Oggi il trasporto ferroviario merci in Italia continua ad avere una quota marginale rispetto alla gomma, mentre oltre l’85% dei traffici stradali percorre meno di 300 km al giorno”. Per il presidente di Fermerci serve quindi “capacità infrastrutturale, affidabilità del servizio, interoperabilità, digitalizzazione e, soprattutto, una governance strategica della mobilità delle merci. Le crisi internazionali degli ultimi anni hanno mostrato una fragilità del sistema logistico globale. In questo scenario il trasporto ferroviario merci è una scelta strategica per la competitività industriale e per la sicurezza economica del Paese”, ha dichiarato, raccogliendo infine l’invito del presidente del Cnel Renato Brunetta “a utilizzare la potestà di iniziativa legislativa del Consiglio per aiutare un settore che da troppi anni è in crisi”. (21 MAG - sio)
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