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direttore Paolo Pagliaro

MERZ: ASSOCIARE KIEV
VELOCEMENTE ALL’UE

MERZ: ASSOCIARE KIEV <BR> VELOCEMENTE ALL’UE

Il dibattito sull'allargamento dell'Unione Europea si arricchisce di un capitolo destinato a ridefinire i rapporti tra Bruxelles e i paesi candidati. In una lettera indirizzata ai leader dell'UE e visionata dalla stampa internazionale, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha suggerito di associare l'Ucraina all'Unione Europea. La mossa di Berlino punta a superare l'attuale stallo nei negoziati, evitando al contempo che un prolungamento eccessivo del processo di adesione possa essere interpretato come un segnale di disimpegno da parte dell'Occidente. Nello scacchiere politico tedesco ed europeo, la lettera si configura come un tentativo di conciliare la necessità strategica di ancorare Kiev all'alveo occidentale con il realismo imposto dalle rigidità procedurali dell'Unione.

La diplomazia tedesca dimostra di essere consapevole dell’inevitabilità dei tempi lunghi della macchina comunitaria. “È chiaro che non saremo in grado di completare il processo di adesione nel prossimo futuro, visti gli innumerevoli ostacoli e le complessità politiche delle procedure di ratifica”, ha scritto infatti il cancelliere nella sua missiva. Di conseguenza, Berlino propone di concedere a Kiev lo status di “membro associato”, definendolo un “passo decisivo” prima dell'adesione a pieno titolo. Nel linguaggio felpato delle cancellerie, questa formulazione tenta di disinnescare preventivamente le critiche interne ed esterne: Merz ha infatti chiarito che non si tratta affatto di un'adesione "leggera" o a prezzo ridotto. Dietro la rassicurazione formale, tuttavia, si legge la ricerca di una terza via che offra a Kiev un riconoscimento tangibile senza forzare i Trattati europei.

La proposta tedesca mira a creare una struttura intermedia dotata di una propria valenza istituzionale. Nella sua lettera, indirizzata tra gli altri al Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, Friedrich Merz descrive in dettaglio come potrebbe configurarsi lo status di “membro associato” per l'Ucraina. Secondo la visione di Berlino, ciò permetterebbe a Kiev di partecipare ad alcune riunioni del Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dell'UE, avendo un commissario europeo “associato”, senza portafoglio, e deputati europei “associati” senza diritto di voto. Si tratta di una formula che concede visibilità e presenza politica, ma che preserva intatto il nucleo decisionale dell'Unione, escludendo il paese aggredito dai meccanismi di voto che governano le politiche dei Ventisette.

I NODI DI KIEV E IL FATTORE UNGHERESE. La reazione delle autorità ucraine a formule di compromesso istituzionale è storicamente improntata alla massima prudenza, se non alla diffidenza. L'Ucraina è sempre stata restia ad accettare varie proposte volte a ritardare il suo processo di adesione, vedendo in ogni forma di associazione parziale il rischio di un parcheggio a tempo indeterminato in una “sala d'attesa” geopolitica. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dal canto suo, chiede la “piena adesione” all'UE, preferibilmente entro il 2027. Per Kiev, l'ingresso a pieno titolo non rappresenta soltanto un obiettivo economico o normativo, ma una fondamentale garanzia di sicurezza esistenziale e un punto di non ritorno rispetto all'influenza russa. Qualsiasi dicitura che deroghi alla piena membership rischia di indebolire la narrativa interna di una transizione rapida verso l'integrazione occidentale.

Il percorso verso Bruxelles rimane tuttavia condizionato da pesanti variabili di politica interna ai singoli Stati membri. L'Ucraina ha ottenuto lo status di paese candidato ufficiale per l'adesione all'UE nel dicembre 2023, ma i negoziati di adesione sono rimasti bloccati da allora a causa del veto dell'Ungheria di Viktor Orbán. La rigida postura di Budapest ha costituito per mesi il principale ostacolo politico alla progressione dei capitoli negoziali. In questo quadro, la vittoria di Peter Magyar alle elezioni ungheresi del 12 aprile cambia la situazione. L'emergere di un nuovo equilibrio politico in Ungheria potrebbe allentare la morsa dei veti incrociati, sebbene gli osservatori internazionali invitino alla prudenza: l'architettura istituzionale magiara e gli interessi strategici legati ai fondi di coesione impongono una lettura complessa delle reali intenzioni dei nuovi attori di Budapest.

Al di là dei veti politici, i negoziati di adesione presentano complessità strutturali che prescindono dalla contingenza bellica. Si prevede infatti che i negoziati di adesione saranno lunghi e ardui, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto agricolo. L'Ucraina è un importante produttore agroalimentare e le sue dimensioni destano preoccupazione in alcuni paesi, tra cui la Francia. L'ingresso nel mercato unico di un colosso agricolo di tali proporzioni destabilizzerebbe l'attuale assetto della Politica Agricola Comune (PAC), redistribuendo i sussidi e modificando i flussi commerciali interni. Le riserve francesi e di altri produttori continentali dimostrano come, dietro la solidarietà di facciata, i negoziati tecnici tocchino nodi economici profondi che richiederanno anni di mediazione per essere sciolti. (21 MAG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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