Sono ancora circa 800 i Comuni italiani privi di un piano comunale di protezione civile, documento essenziale per organizzare la risposta nelle prime ore successive a una calamità”. Lo ha detto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, dialogando con Claudio Antonelli, vice direttore di 24Ore NextMed, durante l’incontro “Mediterraneo tra sostenibilità e sviluppo economico”, in programma questa mattina al Festival dell’Economia di Trento. Nel corso del confronto, il ministro ha affrontato anche il tema della prevenzione e della gestione delle emergenze, sottolineando l’importanza di conoscere in anticipo procedure, punti di raccolta e strumenti operativi necessari a gestire situazioni di crisi. Un ambito nel quale il Trentino rappresenta un modello: tutti i Comuni della provincia sono infatti dotati di un piano di protezione civile e la Provincia autonoma investe ogni anno nella prevenzione circa 100 euro per residente “Non possiamo continuare a chiedere soltanto cosa fanno lo Stato, le Regioni o i Comuni” ha osservato il ministro, rivolgendosi soprattutto ai tanti giovani presenti in sala: “Occorre domandarci anche cosa facciamo noi come cittadini”. In sala numerose autorità: il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, l’assessore Giulia Zanotelli – coordinatrice della Commissione Protezione civile della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – l’assessore Francesca Gerosa, il direttore generale della Provincia Raffaele De Col e il dirigente generale del Dipartimento protezione civile, foreste e fauna Stefano Fait. Tra i temi affrontati dal ministro anche la necessità di rafforzare gli investimenti nella prevenzione dei rischi e nella messa in sicurezza dei territori. Musumeci si è soffermato in particolare sulla situazione dei Campi Flegrei, richiamando il recente sciame sismico nell’area e il piano di interventi attivato dal Governo per la sicurezza delle infrastrutture e delle abitazioni. “Possiamo fare tutto tranne che arrestare l’attività sismica”, ha osservato, ricordando come non esista un rischio zero e come la convivenza con territori fragili richieda attenzione costante, monitoraggio e una cultura diffusa della prevenzione. Il confronto ha avuto come focus centrale il Mediterraneo come leva strategica per il futuro del Paese. Musumeci ha ribadito la necessità di promuovere una nuova cultura del mare, superando una visione che lo relega esclusivamente a una dimensione turistica o stagionale e valorizzandone invece il ruolo economico, sociale e strategico. “La crescita dell’economia del mare apre opportunità enormi” ha spiegato, ricordando come la blue economy rappresenti un comparto in costante espansione che oggi vale oltre 230 miliardi di euro e contribuisce per circa il 12% al Pil nazionale. Sul fronte occupazionale, Musumeci ha inoltre evidenziato le prospettive per le nuove generazioni: “Nei prossimi anni il mare può dare lavoro a 180mila giovani diplomati e laureati”, ha affermato, sottolineando l’importanza di investire nelle competenze. Tra i temi affrontati anche la riforma del sistema portuale italiano, ritenuta strategica per rafforzare la competitività del Paese, poiché punta a rendere i porti sempre più efficienti e innovativi. (gci)
IL PUNTO STAMPA. “Il 4.4 dei Campi Flegrei si inserisce in un'attività ormai particolarmente nota. Quella realtà particolarmente fragile dovrà convivere con le scosse, in un territorio che deve fare i conti con il rischio vulcanico, con il rischio sismico e con il bradisismo. Il governo ha elaborato e attuato il famoso progetto Campi Flegrei che ha impegnato oltre 600 milioni di euro, con l'intervento della Regione e dei comuni interessati. Stiamo lavorando per mettere in sicurezza le principali infrastrutture. Abbiamo nominato un commissario ad hoc, l'ingegnere Soccodato. Stiamo intervenendo per le case lesionate dalle scosse delle ultime attività. Io credo che mai si sia predisposto un piano così articolato, in un territorio dove vivono centinaia di migliaia di persone. Possiamo fare tutto, tranne che arrestare l'attività sismica. Lì può intervenire soltanto il Padreterno. Se questi interventi fossero stati realizzati o avviati venti o trent'anni fa, oggi non saremmo qui a discutere ancora di progetti”. Così il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, durante il Festival dell’Economia di Trento, organizzato per il quinto anno consecutivo dal Gruppo Il Sole 24 ORE e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento e con la collaborazione del Comune e dell’Università di Trento. Prosegue: “Il rischio idrogeologico non riguarda soltanto le realtà montane. È compito delle regioni lavorare per contrastare il rischio idrogeologico e l'erosione costiera, anche se questo tema qui non si pone. Le regioni ricevono ogni anno un finanziamento da parte del governo che deve essere impegnato e utilizzato per mettere in sicurezza, anche se la sicurezza non esiste, per ridurre l'esposizione al rischio dei territori particolarmente vulnerabili. Il che non significa che lo Stato non debba fare la sua parte, però noi stiamo lavorando a un piano nazionale per il contrasto al dissesto idrogeologico con una cabina di regia a Palazzo Chigi formata dai quattro ministeri particolarmente interessati”. E ancora: “Su Niscemi, proprio stamattina c'è l'impegno ulteriore del governo a lavorare per il piano che è stato proposto dal capo dipartimento della Protezione Civile. Ho proposto e il CdM ha accettato di mettere a disposizione 150 milioni di euro. È chiaro che parallelamente all'azione del governo c'è quella della magistratura su cui evito di fare considerazioni, perché ho grande rispetto per il ruolo dei magistrati. Bisogna capire perché per trent'anni chi sapeva non ha agito. Questa è la grande e semplice domanda alla quale la magistratura dovrà dare una risposta”. (gci)
Nella foto: Sebastiano Musumeci (Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT)





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