di Paolo Pagliaro
Ogni giorno nel tardo pomeriggio, ora locale, i corrispondenti da Washington si preparano a rilanciare qualche nuova dichiarazione incendiaria di Donald Trump. Difficilmente il presidente li delude. Una volta annuncia l'uso della forza contro Panama e la Groenlandia, il giorno dopo definisce ritardato mentale un governatore, poi chiama la sua avversaria Kamala Harris “assassina e trafficante di droga", il quarto giorno promette di riportare l’Iran all’età della pietra.
A Trump difetta il senso della misura, ma il presidente è in sintonia con lo spirito dei tempi. Per venire al nostro piccolo, segnaliamo l’esito di una recente ricerca Kapusons sulle trasformazioni del linguaggio online negli ultimi 10 anni in Italia. Sono stati individuati 18 milioni di post contenenti parole d’odio condivisi da 40 milioni di utenti. Il dato più sorprendente è che l'odio nei post politici risulta tre volte superiore a quello presente nelle discussioni calcistiche, l'esatto contrario di quello che i ricercatori si aspettavano di trovare. Complici i social - che amplificano le divergenze e le rendono più radicali- la politica è diventata un terreno di scontro identitario totale.
Si sta perdendo il senso della misura , una delle “dieci parole tradite” di cui si occupa Venanzio Postiglione nel suo libro pubblicato in questi giorni da Solferino. La misura è parola smarrita, e anche disprezzata. Come fosse una scoria del passato, un vezzo da anziani signori che ascoltano le persone, conoscono la bellezza del dialogo e apprezzano i sinonimi, cioè l’equilibrio, la temperanza, il confine, la discrezione. Tutte parole attualissime come la fraternità, il talento o la verità. Attualissime, tradite e – spiega Postiglione - indispensabili per ripartire.
(© 9Colonne - citare la fonte)





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