Il Teatro Massimo di Palermo si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi della stagione artistica con il debutto di Caravaggio, balletto contemporaneo in due atti firmato dal coreografo Mauro Bigonzetti. La produzione celebra la potenza visiva e il dramma interiore di uno dei pittori più rivoluzionari della storia dell'arte e segna l'atteso ritorno nel teatro del Basile dell'étoile Roberto Bolle dopo la sua ultima presenza nel 2007. Lo spettacolo ripercorre le tappe principali della vita artistica e personale di Michelangelo Merisi, esplorando la linea sottile tra arte e dannazione.
Roberto Bolle, che ha amato e plasmato questa coreografia sulla propria creatività facendone un grande successo internazionale, interpreterà il ruolo del pittore maledetto il 20, 21, 23 e 24 giugno. Al suo fianco, nel ruolo di Luce, ci sarà la ballerina Maria Khoreva, solista del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo che danzerà come partner dell'étoile insieme al Corpo di ballo del Teatro Massimo diretto da Jean-Sébastien Colau. Nelle recite successive del 25 e 26 giugno, il ruolo di Caravaggio sarà affidato al talento di Alessandro Casà e di Martina Pasinotti nel ruolo di Luce, entrambi tersicorei del Corpo di ballo del Teatro Massimo .(red Gil)
VINCENZO SALEMME: AL VIA IL 19 LUGLIO LA TOURNÉE ESTIVA CON “LO SPETTACOLO DELLA MIA VITA - 50 ANNI DI TEATRO”
Vincenzo Salemme in “Lo spettacolo della mia vita” …una serata per festeggiare insieme al pubblico 50 anni di teatro, prodotto da Chi è di scena, organizzato e distribuito da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci e Stefano Francioni per Stefano Francioni Produzioni. Il nuovo spettacolo scritto diretto ed interpretato da Vincenzo Salemme, sarà in scena, il 19 luglio al Teatro La Versiliana a Marina di Pietrasanta, il 25 luglio nella Rotonda del Lungomare a Taranto, il 26 luglio nella Levante Arena a Giovinazzo, il 30 luglio nella Cava del Sole Arena a Matera, il 2 agosto a Villa Matarazzo a Santa Maria di Castellabate, il 3 agosto nella Certosa di San Lorenzo a Padula (Salerno), il 5 agosto nell’Arena del Mare BCC Roma a Sabaudia, il 29 agosto nel Porto di Giulianova, il 4 settembre nell’Arena Beniamino Gigli a Porto di Recanati, il 12 settembre al Teatro Romano di Verona, il 15 settembre nella Cavea Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone a Roma e il 17 settembre a Caserta nella Reggia di Caserta. Attore, autore e regista tra i più amati del panorama italiano, Vincenzo Salemme incarna da decenni l’anima della commedia brillante con uno stile inconfondibile, capace di unire l’ironia popolare al gusto per l’assurdo teatrale. Nato artisticamente sotto l’ala di Eduardo De Filippo, Salemme si forma calcando i palcoscenici più prestigiosi con una gavetta solida e appassionata, per poi affermarsi come protagonista assoluto del teatro italiano, dove i suoi testi sono diventati veri cult generazionali. Il suo umorismo garbato, intelligente e ricco di ritmo ha conquistato il pubblico ben oltre i confini della Campania. Il grande schermo lo consacra definitivamente negli anni Duemila con film campioni d’incassi come L’amico del cuore, Amore a prima vista, A ruota libera, Cose da pazzi e SMS Sotto mentite spoglie,scritti e diretti da lui stesso, dimostrando una versatilità autoriale rara nel panorama contemporaneo. Ha lavorato con registi del calibro di Nanni Moretti, Carlo Vanzina e Giuseppe Tornatore, mantenendo sempre la sua cifra comica riconoscibile anche nei ruoli più misurati. Il suo legame con il teatro, però, non si è mai interrotto: i tour teatrali registrano regolarmente il tutto esaurito, grazie a spettacoli che mescolano comicità, umanità e riflessioni profonde sulle relazioni umane e la società. Tra i riconoscimenti più significativi, spiccano il Premio Flaiano per la drammaturgia, il Premio Charlot alla carriera e una candidatura ai Nastri d’Argento, a testimonianza di un percorso artistico coerente e amatissimo dal pubblico. I suoi spettacoli dal vivo – sempre arricchiti da un’intensa interazione con la platea – sono esperienze autentiche, che mescolano risate e malinconia in un equilibrio perfetto. Un talento che continua a rinnovarsi, restando fedele a sé stesso: chi assiste a un suo spettacolo dal vivo ne esce arricchito, divertito e con il cuore più leggero. (red Gil)
FABRIZIO ARCURI E FILIPPO NIGRO PORTANO IN SCENA IL DITTICO "EVERY BRILLIANT THING" E "IL PRESIDENTE"
Il regista Fabrizio Arcuri torna al Teatro India di Roma - Lungotevere Vittorio Gassman, 1 - con due spettacoli che offrono uno sguardo sul presente e sulle pieghe della nostra storia, affidando l’interpretazione a Filippo Nigro, anche co-regista del racconto autobiografico di Duncan Macmillan sulla lotta contro la depressione in Every Brilliant Thing (26/ 28 maggio) e della riflessione sulle implicazioni morali del potere nel Presidente di Davide Carnevali (29/31 maggio). Si inizia con Every Brilliant Thing, dal 26 al 28 maggio, un’opera teatrale dello scrittore britannico Duncan Macmillan, scritta nel 2013 assieme a Jonny Donahoe (che ne è stato anche il primo interprete). La pièce – un’autobiografia brillante scandita da liste di “cose per cui vale la pena vivere” – è stata presentata in versione originale al Festival di Edimburgo e al Barrow Street Theatre di New York e in tour internazionale, fra Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda. Nel 2021 viene messo in scena in Italia, nella traduzione di Michele Panella con la regia a quattro mani di Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro, anche attore protagonista dello spettacolo, per la coproduzione di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e Sardegna Teatro. Sul palco Filippo Nigro scandisce un racconto di autofiction cadenzato da “liste di cose per cui vale la pena vivere”, nel tentativo di fornire alla madre un inventario di possibilità per cui valga la pena esistere. Una lista che si allunga con il tempo, dall’infanzia alla vita adulta, fino a enumerare un milione di valide ragioni. La lista che ne esce – e che il protagonista condivide con chi lo ascolta, con tono confidenziale, coinvolgente, intimo – è imprevedibile, emozionante e personalissima, fatta di episodi e aneddoti catturati al volo dal protagonista a margine di libri, scontrini e sottobicchieri del pub. Every Brilliant Thing dà vita a un racconto/confessione umano e informale di momenti speciali, illuminazioni, piccole manie, incontri, emozioni e attimi indimenticabili, durante il quale mette sempre più a fuoco il rapporto con il padre, con il suo primo amore, il fallimento del suo matrimonio, la ricerca di aiuto nei momenti di difficoltà. Alla fine, la lista, più che alla madre, sarà stata utile a se stesso almeno a comprendere che “…se vivi tanto a lungo e arrivi alla fine dei tuoi giorni senza esserti mai sentito totalmente schiacciato, almeno una volta, dalla depressione, beh, allora vuol dire che non sei stato molto attento!”. Segue, dal 29 al 31 maggio, Il Presidente, spettacolo scritto da Davide Carnevali, autore teatrale italiano contemporaneo, noto per le sue opere che spesso affrontano temi sociali e politici con una forma innovativa e originale. È apprezzato per la sua capacità di mescolare diversi linguaggi e codici teatrali, creando lavori provocatori a volte spiazzanti con lucida ironia e grande capacità di porre interrogativi. Il Presidente esplora il tema del potere e delle sue implicazioni morali e personali. La trama ruota attorno a un ex presidente che, dopo aver lasciato il suo incarico, si trova a riflettere sulla sua vita, le sue scelte e le conseguenze delle sue azioni. Il testo invita il pubblico a riflettere sulla natura del potere, sulla fragilità dell’essere umano e sulle complessità del ruolo di un leader, con un linguaggio incisivo e una forte carica emotiva, quasi irriverente. Lo spettacolo costituisce la seconda tappa, un secondo tassello di un mosaico ideale, questa volta più rivolta alla società civile, dopo Every Brilliant Thing (Le cose per cui vale la pena vivere) che ha invece un chiaro sguardo verso una dimensione comunicativa legata a temi universali e al senso della vita.(red)
“LA VOCE DEL CORAGGIO" DA FEDAYN DI DARIO FO E FRANCA RAME
In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Dario Fo, il 23 maggio 2026 alle ore 20 il Teatro Argot Studio di Roma - Via Natale del Grande, 27 - ospiterà “La Voce del Coraggio da FEDAYN di Dario Fo e Franca Rame”, spettacolo interpretato da Silviya Stanoeva e diretto da Momchil Alexiev. Il progetto nasce in collaborazione con la Fondazione Fo Rame, l’Associazione culturale Paralel 43 e la Scuola di Cultura e Lingua bulgara di Roma “Assen e Ilia Peikov”, e si inserisce all’interno del programma ufficiale dedicato ai cento anni di Dario Fo. Partendo dal celebre testo “Fedayn” di Dario Fo e Franca Rame, lo spettacolo porta in scena il monologo di una donna araba che sceglie di partecipare a una lotta apparentemente impossibile, assumendosi fino in fondo il peso e il rischio delle proprie decisioni. Le parole della protagonista nascono da una testimonianza reale raccolta da Franca Rame attraverso una registrazione inviata da una donna beduina rimasta anonima, trasformata poi in drammaturgia insieme a Dario Fo. Ne emerge una figura femminile radicale, lucida e profondamente umana, che combatte per la libertà, la dignità e la giustizia, senza mai piegarsi alle convenienze politiche o alle narrazioni ufficiali. “Ho trovato il testo del monologo nel 2019 mentre cercavo monologhi di donne arabe in inglese”, racconta Silviya Stanoeva. “Mi ha colpito immediatamente perché si tratta di una testimonianza vera, coraggiosa e sconvolgente. Questa donna parla di guerre combattute per il potere e il denaro, di Stati che tradiscono i propri popoli e i propri rivoluzionari per interessi personali. Sono verità che, ancora oggi, a più di cinquant’anni di distanza, molti preferiscono non ammettere”. L’attrice sottolinea anche come il testo affronti un tema ancora estremamente contemporaneo: il doppio conflitto vissuto dalle donne coinvolte nelle rivoluzioni. “Le donne arabe che partecipano alle rivoluzioni conducono una doppia lotta: quella nazionale e quella interna ai gruppi di cui fanno parte, per ottenere la parità con gli uomini. È un tema che continua a riguardare tutto il mondo”. Nel lavoro di costruzione scenica con il regista Momchil Alexiev, il personaggio ha assunto una forza ancora più netta. “Alexiev mi ricordava sempre che l’eroina non si giustifica e non spiega la sua posizione categorica”, prosegue Stanoeva. “Nel monologo ho percepito una forza che supera ogni dolore e il desiderio profondo di una donna di essere libera e di lottare in nome della propria identità. Una delle battute che più amo è: ‘Una donna rivoluzionaria, per la mentalità araba, è una donna indegna. Ma noi non ci facevamo caso…’”. “La Voce del Coraggio” non si limita a restituire la potenza politica e umana della scrittura di Fo e Rame, ma mette il testo in dialogo con il presente, interrogando il significato stesso di coraggio in un’epoca dominata da dichiarazioni urlate e prese di posizione consumate sui social network. “Credo che la vera rivoluzione risieda ancora nella voce individuale e nelle azioni reali che ne derivano”, afferma Stanoeva. “La vera voce del coraggio appartiene spesso a persone apparentemente fragili, invisibili o vulnerabili. E nonostante tutto, quella voce riesce ancora a raggiungerci”. La regia di Momchil Alexiev accompagna il pubblico dentro un racconto essenziale e diretto, dove la parola diventa testimonianza viva e strumento di resistenza. Lo spettacolo intende così riaffermare il valore dell’azione, dell’impegno autentico e della responsabilità individuale, restituendo centralità a chi troppo spesso viene lasciato ai margini della Storia. ‘La voce del coraggio da FEDAYN di Dario Fo e Franca Rame’ nasce dal desiderio di riportare al centro della scena teatrale una voce femminile che resiste, agisce e sceglie di non piegarsi davanti alla lotta per il diritto di vivere liberi”, dichiara il regista Momchil Alexiev. “Il messaggio, registrato decenni fa, rimane attuale ancora oggi, non solo nel contesto culturale e politico del Medio Oriente, ma anche guardando oltre quei confini geografici, ricordandoci i processi del recente passato nell’Europa dell’Est, di cui la nostra generazione è stata testimone. Il monologo rimane completamente fedele al testo scritto da Dario Fo e Franca Rame. L’approccio della messa in scena è documentaristico: il pubblico è testimone di un frammento intimo, pieno di rischio e sincerità, un ennesimo atto di ribellione. Davanti a noi c’è un essere umano che sa cosa vuole, per cosa combattere e soprattutto cosa non può accettare’”.(red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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