Bratislava - Edoarda Emilia Maino, in arte Dadamaino, è stata una delle figure fondamentali dell’arte italiana del secondo Novecento. Dopo la laurea in medicina si dedicò all’arte, grazie all’attrazione per la pittura. La sua adesione ai gruppi Azimuth e ZERO, e la sua affinità con figure spazialiste e minimaliste, come Lucio Fontana, Piero Manzoni e Yves Klein, approfondirono il suo interesse per il rapporto tra opera d’arte e spazio circostante, portandola a esplorare forma, vuoto e percezione come soggetti autonomi. Nel 1961, durante una mostra collettiva nei Paesi Bassi, il suo vero nome fu scritto come un’unica parola, Dadamaino: due anni dopo quello diventerà il suo nome d’arte. Dagli anni Settanta in poi, Dadamaino si dedica alla sperimentazione legata all’Op Art, creando dipinti basati su oscillazioni visive e illusioni strutturate. Negli anni Ottanta la sua ricerca si sposta verso la semiotica: inizia a disegnare ossessivamente su carta e tela segni minuti, pseudo-lettere e simboli simili a ideogrammi. Dadamaino è una delle artiste moderne italiane più apprezzate al mondo, con suoi lavori presenti in importanti musei e collezioni: Centre Pompidou di Parigi, Tate Modern di Londra, Philadelphia Museum of Art, Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, MAMbo di Bologna, Museo del Novecento di Milano e la Galleria di Arte Moderna di Torino. Ora le sue opere saranno esposte dal 28 maggio al 19 settembre a Bratislava nell’ambito del Festival italiano in Slovacchia “Dolce Vitaj”. L’esposizione, curata da Simone Frittelli, sarà allestita presso la Považská galéria umenia v Žiline, organizzata dall’Istituto italiano di cultura di Bratislava in collaborazione con Považská galéria umenia v Žiline, Frittelli Arte Contemporanea, Archivio Dadamaino. (9colonne)
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