Tra i due Oceani e gli Stati del Nicaragua e Panama, si estende per circa 5mila chilometri quadrati il Costarica, repubblica democratica, libera, indipendente, senza esercito. Su quest’ultimo punto la Costituzione (è del 1949) è estremamente esplicita dichiarando, all’art. 12, che “se proscribe el Ejercito como institucion permanente”. La vigilanza interna e ai confini, il controllo dell’ordine pubblico sono funzioni attribuite alle forze di polizia.
Va detto, al riguardo, che nel paese (conta poco più di 5 milioni di abitanti) gli episodi di criminalità che destano particolare allarme sociale sono ancora contenuti ma si registra una escalation di violenza legata al traffico di stupefacenti con un incremento di omicidi nel contesto della criminalità organizzata (tasso di omicidi pari ai 20 per 100mila abitanti).
In generale il paesaggio è molto gradevole e nella capitale, San Josè, 1.150 metri sul livello del mare, si può passeggiare ancora tranquillamente anche se alcuni quartieri come Desamparados, Los Guido, Pavas e Alajuelia hanno tassi di criminalità più alti. La presenza di nove vulcani attivi fa vivere il paese in perenne rischio sismico. Nessuno, comunque, pare molto preoccupato di questo pericolo. Il paese è servito da un aeroporto internazionale. I porti principali sono Puerto Limon (Oceano Atlantico) e Puerto Caldera Oceano Pacifico) distanti, rispettivamente, 150 e 100 chilometri dalla capitale.
La direzione politica attuale è della presidente Laura Fernandez Delgado, 39 anni, esponente di destra, in carica dall’8 maggio scorso, la seconda donna a ricoprire la massima carica nella storia del paese. La situazione della finanza pubblica non è particolarmente entusiasmante mentre molto soddisfacente è il settore della pubblica istruzione con una percentuale di alfabetismo pari al 90% circa. La collettività italiana è di circa 6.500 persone, gran parte residenti nella capitale e nei centri di Cartago, Alajuela, Heredia e nella colonia italiana di San Vito. Sono molti gli italiani che hanno acquistato nel paese abitazioni, aziende agricole, complessi turistici.
Il narcotraffico ha inquinato anche qui la politica. Le prime avvisaglie di collegamenti tra la mafia delle droghe e la politica risalgono al 1997. Alcune settimane prima, a Miami, il narcotrafficante costaricano Ricardo Alem, condannato a 13 anni per reati di droga, aveva deciso di collaborare con la giustizia per ottenere sconti di pena. Erano così venuti fuori i primi nomi di deputati in combutta con i narcos anche per “lavare” decine di milioni di dollari sporchi. La legislazione antidroga è contenuta nella legge 7093 del 1988, modificata dalla legge 7233 del 1991 che ha introdotto il delitto di “lavado de dinero”. Nel complesso sono ben strutturati i vari organismi di contrasto al narcotraffico con risultati apprezzabili (nell’ottobre 2025 sequestrate 3 tonnellate di cocaina al terminal container di Moin, nascoste in un carico di frutta fresca diretto in Germania), con la Direzione Nazionale di Controllo delle Droghe che dispone di una adeguata articolazione sul territorio attraverso propri “distaccamenti”. Il CICAD (Centro de Inteligencia Conjunto Antidrogas) analizza dati e informazioni trasferiti giornalmente al Centro de inteligence di El Paso (Texas) dove gli americani li sottopongono ad ulteriore “trattamento”. Vi è, infine, un apposito ufficio giudiziario che si occupa dei delitti di narcotraffico e alle cui dipendenze opera una “sezione stupefacenti”.





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