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IRAN, I COLLOQUI CHE
PREOCCUPANO ISRAELE

IRAN, I COLLOQUI CHE<br>PREOCCUPANO ISRAELE

La prospettiva di un accordo tra Stati Uniti e Iran preoccupa Israele, in particolare la fazione di estrema destra del governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che per oggi ha convocato una riunione del gabinetto di sicurezza. Secondo due fonti ascoltate dalla Cnn il premier israeliano avrebbe ammesso di avere un’influenza limitata nel processo negoziale tra Washington e Teheran: in questa fase, infatti, l’esercito di Israele ha intensificato gli attacchi in Libano, minando alla base uno dei pilastri irrinunciabili della Repubblica islamica per un potenziale accordo. Gli Stati Uniti, da parte loro, con il loro ultimo bombardamento “di difesa” operato in Iran non facilitano l’avvicinamento dei colloqui: “Le Forze Aerospaziali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sono pronte per una risposta rapida e decisa”, ha affermato su X il comandante del pasdaran Seyed Majid Moosavi, dopo aver detto che “negoziare con il nemico è una perdita totale”. Una posizione condivisa anche da un altro esponente delle forze armate iraniane, il generale di brigata Abolfazl Shekarchi, che ad Al Jazeera ha dichiarato: “Gli attacchi saranno molto più intensi, pesanti e violenti rispetto alle due guerre precedenti" se Stati Uniti e Israele torneranno ad aggredire l’Iran. In questa atmosfera la palla si trova ora tra le mani del Qatar, dove sono in corso colloqui sul quadro iniziale per l’accordo di fine guerra: “Vedremo se riusciremo a fare progressi”, ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio da Jaipur, India, prima di partire per Nuova Delhi, aggiungendo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è determinato a ottenere "un buon accordo o nessun accordo".

Le nazioni del Medio Oriente "non saranno più uno scudo per le basi americane" e Washington non avrà più un "rifugio sicuro" nella regione. Così ha dichiarato poi Mojtaba Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica, ripreso dalle agenzie iraniane. Tutte le parti maggiormente coinvolte nella guerra fanno perciò rotta verso dei negoziati, avvolti ancora tra la nebbia, con l’obiettivo di ottenere tutto ciò che definiscono fondamentale per un accordo giusto. La Casa Bianca esige uno Stretto di Hormuz pienamente navigabile, mentre Teheran ha evidenziato la questione dei 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, su cui gli Stati Uniti difficilmente potrebbero fare concessioni. Tutt’altro che secondari sono gli sviluppi al confine tra Libano e Israele, dove continuano gli scambi di colpi: dopo aver condotto attacchi su “cento obiettivi di Hezbollah” l’Idf ha ordinato nuove evacuazioni in territorio libanese, per poi riprendere le incursioni; secondo le autorità israeliane sono stati intercettati droni lanciati verso Netuah, nell’Alta Galilea; tra le città prese di mira da Israele figurano invece Srifa, dove è stato ucciso un paramedico, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute libanese, ma anche a Ma'raka, dove c’è stata una vittima. Non si fermano, inoltre, le ricerche a Mashghara, dove un attacco israeliano ha provocato 12 morti e 15 feriti, tra cui un bambino, come segnalato dall’agenzia nazionale del Libano. Critica la situazione anche a Gaza, dove sono state riportate diverse vittime, tra cui un minore, dall’agenzia Wafa, e le squadre di soccorso non riescono a raggiungere le vittime intrappolate tra le macerie in seguito a nuove offensive delle forze armate israeliane. (26 MAG - sio)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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