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EBOLA, A ROMA
MEDICO IN QUARANTENA

EBOLA, A ROMA <br> MEDICO IN QUARANTENA

Una dottoressa italiana di 'Medici Senza Frontiere' sarà ricoverata in quarantena, tra stasera e domani, all'ospedale Spallanzani di Roma. Come scrive Il Messaggero si tratta del “primo caso legato in qualche modo all'Ebola che tocca la Capitale". La donna, che lavora a Bunia nel nord-est del Congo, ha operato una decina di giorni fa alcuni pazienti risultati poi positivi all'Ebola e per questa ragione è stato deciso il suo trasferimento d'urgenza nella struttura sanitaria romana specializzata in malattie infettive con un volo abilitato al trasporto di persone potenzialmente contagiose. Nella struttura capitolina partiranno tutte le verifiche del caso, per scoprire se la chirurga abbia contratto o meno il virus che sta mietendo numerose vittime in Africa e verrà isolata in un apposito reparto dell'ospedale. Il medico proviene dalla provincia di Ituri, definita dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, non solo l'epicentro dell'epidemia di Ebola ma anche una delle aree più colpite dalla fame acuta, sottolineando che "fame e malattie sono da sempre strettamente legate" perché le persone indebolite dalla fame sono molto più vulnerabili alle infezioni. Al fine di evitare allarmismi, viene precisato che la chirurga rientra tra i casi sospetti e solo potenzialmente pericolosi, in linea con quanto espresso dal professor Francesco Vaia, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, che ha invitato tutti "a mantenere la calma perché i casi sospetti" potevano riguardare altri patogeni, ribadendo che "basta l'inutile allarmismo, la comunicazione sia corretta".  Sull'efficacia dei controlli si registra anche l'intervento di Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell'Università degli Studi di Milano "La Statale", il quale avverte che "chi parla di rischio zero racconta una favola. In un mondo globale i virus viaggiano in aereo più velocemente delle persone" ma evidenzia come "la differenza la fanno i sistemi sanitari: diagnosi precoce, isolamento e protocolli seri. E in questo caso l'Italia ha dimostrato che la macchina della prevenzione funziona". (27 mag - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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