“Un cane attaccò un altro detenuto e iniziò a sbranargli i genitali: morì dissanguato tra le mie braccia”; “continuavo a urlare, a essere picchiata e vedevo che mi stavano filmando. Non riesco a descrivere ciò che provavo, desideravo la morte in ogni momento”: “siamo come morti che camminano, gli aiuti sono scarsi, il ronzìo costante dei droni è insopportabile”. Sono solo alcune delle oltre 300 testimonianze raccolte dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, nel suo ultimo rapporto che è stato presentato in Senato alla presenza dei parlamentari Peppe De Cristofaro (AVS), Laura Boldrini (Pd) e Dario Carotenuto (M5S), quest’ultimo appena reduce dall’esperienza della Flotilla. “Nell'ultima inchiesta che ho presentato al Consiglio dei diritti umani, nella mia ottava relazione alle Nazioni Unite, quinto rapporto presentato nel tempo del genocidio, ho documentato istanze gravissime di tortura. Non solo, come dice il Comitato sulla prevenzione della tortura, Israele pratica la tortura in modo sistematico, ma questa pratica è diventata parte del genocidio. È un metodo, è un sistema che sta colpendo donne, uomini e minorenni e deve essere fermato” cosi Albanese, il cui prossimo rapporto arriverà invece ad ottobre, dedicato “all'uccisione della libertà d'espressione. Sono stati ammazzati – ricorda - 300 giornalisti solo a Gaza negli ultimi due anni e mezzo, mentre erano stati ammazzati 40 giornalisti prima dell'ottobre 2023 nel territorio palestinese occupato”. “Il gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate già l'anno scorso ha denunciato che mancano all'appello 4.000 persone che sono entrate in contatto con l'esercito, che sono state viste prese dall'esercito e di cui non si ha più notizia, mentre Israele dice di non sapere dove siano queste persone. Non sono gli stessi numeri di quelli che sono sotto le macerie”, rileva la relatrice speciale. “I pestaggi delle persone nell'area genitale – aggiunge - sono una pratica che è stata costante durante questi ultimi due anni e mezzo, e mi fa pensare che abbia una valenza simbolica, quella di fermare la riproduzione, la ricostituzione di questo popolo”. C’è poi il nodo delle sanzioni Usa nei confronti della funzionaria Onu, recentemente riattivate da Washington dopo una sospensione giudiziaria:_”Le sanzioni statunitensi sono un problema molto serio – afferma Albanese - Il fatto che siano state comminate a dei servitori della giustizia e dei difensori dei diritti umani, mi fa pensare che potrebbero essere comminate contro chiunque, anche ai rappresentanti del popolo, italiani come di altri Paesi. E’ per questo che io dico, al di là della necessità di sospendere le sanzioni nei miei riguardi, che è necessario che l'Europa rifletta sulla propria sovranità, nel senso che non è normale che le sanzioni statunitensi abbiano effetto in Europa, perché se fossero state comminate dal Sudafrica, dall'Australia o dal Canada noi non ne staremmo neanche parlando”. Con le sanzioni Usa, aggiunge, “c'è una morte civile, sembra un'iperbole ma non lo è perché fondamentalmente chi è sanzionato non è più indipendente – racconta Albanese - Ho due figli minorenni e se fossi da sola non sarei capace di provvedere ad alcuna delle loro spese. Bisogna fare pressione sull'Unione Europea affinché ponga in essere il blocco dell'effetto delle sanzioni statunitensi in territorio europeo. Non c'è per il momento altra soluzione, ma anche questa è una soluzione di breve periodo”. (Roc)
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